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Lombardia, un piano per frenare la fuga

La carenza di infermieri in Lombardia è approdata in Consiglio regionale, che ha approvato un piano triennale 2026-2028 per rafforzare il personale sanitario. Nel corso della seduta straordinaria dedicata alla “grave carenza di personale infermieristico in Lombardia” (ne mancano oltre 3’200, cinquecento in provincia di Como) richiesta dalle opposizioni con prima firmataria Lisa Noja (Italia Viva), l’Aula ha approvato a maggioranza l’ordine del giorno presentato dal capogruppo di Fratelli d’Italia Christian Garavaglia. Il documento impegna la Giunta a varare il “Piano Lombardia Infermieri 2026-2028”, una strategia che punta su formazione, borse di studio, incentivi economici e monitoraggio trimestrale dei posti vacanti nei reparti più critici, a partire dai Pronto Soccorso. Tra le misure previste figurano anche un piano di welfare abitativo in collaborazione per offrire alloggi a canone sostenibile nelle aree metropolitane più costose e il rafforzamento del reclutamento internazionale attraverso partnership stabili.

Nell’ordine del giorno sono state accolte anche due proposte presentate dalle opposizioni: quella di Carmela Rozza (Pd), relativa all’individuazione di indirizzi regionali vincolanti per l’utilizzo di personale infermieristico e di supporto fornito da soggetti esterni, e quella di Massimo Vizzardi (Gruppo Misto), che sollecita una rapida conclusione delle trattative per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto Sanità 2025-2027.

Nel corso del dibattito è stato ricordato come, secondo i dati richiamati nella richiesta di seduta urgente, nel 2024 il Servizio sanitario regionale abbia registrato la perdita di 3’523 infermieri, a fronte di 947 uscite dovute al pensionamento. Oltre 2’500 quelli che hanno scelto di lavorare in Ticino o nelle strutture private, soprattutto laboratori che crescono come funghi. Insomma, sempre più pazienti (quelli che dispongono di risorse finanziarie) dribblano le lunghe liste d’attesa della sanità pubblica, rivolgendosi a quella privata. Sempre più numerosi quelli che rinunciano alle cure. “La scarsità di infermieri è una vera e propria emergenza strutturale del sistema sanitario lombardo – ha sottolineato Lisa Noja –. I dati dimostrano che la professione infermieristica sta perdendo attrattività e che sempre più professionisti scelgono di lasciare il servizio pubblico o di trasferirsi all’estero”.

L’Aula ha invece respinto l’ordine del giorno promosso da Carmela Rozza, che proponeva ulteriori misure tra cui una piattaforma regionale per la mobilità del personale sanitario, la creazione di Dipartimenti delle Professioni Sanitarie nelle ASST, campagne di orientamento per rilanciare i corsi di laurea in Infermieristica e nuove borse di studio per gli studenti. In dichiarazione di voto Lisa Noja e Carmela Rozza hanno espresso soddisfazione per il confronto in Consiglio regionale, chiedendo che agli impegni approvati seguano adeguate risorse economiche. E qui, a proposito di incentivi economici (aumento del 20% degli stipendi) a favore del personale sanitario (medici e infermieri) in servizio negli ospedali della fascia di confine (compresi entro i 20 chilometri dalla frontiera) il Pirellone è tornato a ribadire che farà ricorso alle risorse derivanti dalla “tassa sulla salute” (120/130 milioni di euro all’anno).

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