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Il nodo del processo è quel grilletto premuto due volte

Dalla preparazione a Vienna all’arresto a Lugano: i sette imputati a processo in un’aula nel carcere per chiarire ruoli e responsabilità del 2 luglio 2024

Di Malva Cometta Leon

Per la mente del colpo si è aggravata l’imputazione: ora potrebbe essere tentato assassinio, in relazione ai due colpi esplosi a vuoto in direzione di un agente di polizia.

Pagina 9 «M... che sfiga». Doveva durare al massimo 30-40 secondi il colpo alla gioielleria Taleda, il 2 luglio 2024. Ma il piano è saltato quasi subito, come ha ricordato con un’espressione colorita il principale imputato, a causa della pronta reazione di una pattuglia di agenti in bicicletta della Polizia della Città di Lugano. I sette imputati, tra i 30 e i 50 anni, sono comparsi ieri alla sbarra davanti alla Corte delle Assise criminali di Lugano, riunita in via eccezionale alla Farera con stampa e pubblico collegati a distanza per ragioni di sicurezza.

‘Non volevo uccidere nessuno’

Accusati del reato principale di rapina aggravata, durante il dibattimento sono emerse però versioni differenti: alcuni imputati hanno ammesso le proprie responsabilità, mentre altri hanno contestato il loro coinvolgimento o ridimensionato il proprio ruolo. Fa eccezione un 50enne serbo, indicato come uno dei membri della banda criminale dei Pink Panthers. Nei suoi confronti è stata proposta una modifica del capo d’accusa: dal tentato omicidio intenzionale al tentato assassinio, per il gesto compiuto contro il poliziotto durante la rapina. Un’accusa che l’uomo respinge fermamente. «Non mi reputo intelligente, ma non sono neanche stupido: ero senza passamontagna, perché avrei dovuto volerlo uccidere, per farmi l’ergastolo?», ha dichiarato, sottolineando di essere stato parte delle élite militari in Serbia, «le armi le so usare, non volevo uccidere nessuno». Considerato la mente del colpo, il 50enne avrebbe agito insieme ad altri tre uomini: un 48enne croato e due serbi di 37 e 36 anni, tutti in qualche modo collegabili ai Pink Panthers e con alle spalle numerosi precedenti. Il loro compito sarebbe stato quello di fare da “palo”, mentre il 50enne doveva occuparsi della raccolta del bottino. Altri tre complici – un 51enne austriaco, un 34enne e una 30enne albanesi – avrebbero invece gestito gli spostamenti e la logistica.

Secondo quanto ricostruito nell’atto d’accusa firmato dal procuratore pubblico Simone Barca, il piano sarebbe stato preparato nei minimi dettagli a Vienna da sei degli imputati: obiettivo, armi, fuga e ogni fase dell’azione. Negano invece gli imputati, che affermano di essere soltanto conoscenti. Il 2 luglio 2024 il gruppo sarebbe partito da Malnate, entrando in Svizzera da San Pietro di Stabio – dove il conducente avrebbe acquistato due vignette autostradali – per poi dirigersi verso Lugano. Poco dopo le 11.30, i quattro autori materiali del colpo sarebbero entrati nella gioielleria di via Pessina, in pieno centro città, con le armi in pugno. «Apri la vetrina o ti ammazzo» sarebbero state, secondo l’accusa, tra le prime parole rivolte ai commessi. «Non gli ho detto ‘ti ammazzo’, stava solo facendo il suo lavoro. Gli avrò detto di non rompere la m... e di farsi gli affari suoi», ha invece sostenuto il 50enne. La rapina, però, è durata meno del previsto: due agenti arrivati in bicicletta e accortisi di quanto stava accadendo, hanno intimato ai malviventi di gettare a terra le pistole. Due dei rapinatori hanno obbedito quasi subito. Il 50enne, invece, avrebbe continuato a riempire lo zaino con gioielli e orologi, fino a quando avrebbe impugnato la pistola e premuto due volte il grilletto in direzione di uno degli agenti. L’arma, tuttavia, aveva la sicura inserita. A quel punto il poliziotto ha esploso un colpo, finito contro la vetrata della gioielleria. Il 50enne ha quindi lasciato cadere l’arma, afferrato lo zaino con il bottino e tentato la fuga. «Dovevo salire su una moto già posizionata, ma non ha funzionato neanche quello: non partiva. Incredibile», ha raccontato ieri. La fuga è durata pochi minuti. L’uomo è stato fermato nei pressi della scalinata tra la cattedrale di San Lorenzo e la stazione di Lugano. Nella borsa gli inquirenti hanno trovato oltre 16 orologi. Il valore della refurtiva si aggira attorno ai 300mila franchi; il bottino sperato dai rapinatori era invece vicino al mezzo milione.

La colluttazione del celebre video

Anche il 37enne avrebbe tentato la fuga. Comparso nei celebri video registrati dai testimoni, avrebbe finto di arrendersi per poi scattare improvvisamente. L’agente, nel tentativo di bloccarlo, lo ha afferrato per la maglietta e, durante la colluttazione, è partito accidentalmente un colpo dalla pistola. Poco dopo il rapinatore è stato ammanettato. «Non ho mai minacciato il poliziotto – ha dichiarato tramite un’interprete – non parlo nemmeno italiano». Gli altri due uomini armati avrebbero invece deposto le armi e si sarebbero lasciati arrestare dal secondo agente. I complici riusciti a fuggire oltreconfine sono stati successivamente fermati tra Italia e Ungheria. I presunti autisti sostengono di non essere stati a conoscenza del piano criminale.

I sette imputati dovranno rispondere, a vario titolo, oltre che di rapina aggravata, anche di esposizione a pericolo della vita altrui, violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari, danneggiamento aggravato, entrata illegale e infrazione alla Legge federale sulle armi. Il capo d’accusa per danneggiamento non riguarda la rapina di Lugano, ma altri due colpi avvenuti nella Svizzera francese: a Montreux nel dicembre 2023 e a Ginevra nel marzo 2024. A questi episodi avrebbero preso parte il 37enne e il 48enne. A difenderli, sono: Elisa Lurati, Pascal Cattaneo, Paride De Stefani, Matteo Genovini, Flavia Marone, Marco Morelli e Stefano Stillitano.

Nei confronti del poliziotto che ha aperto il fuoco era stato aperto un procedimento penale, poi concluso con un decreto d’abbandono. Il procuratore generale Andrea Pagani aveva stabilito che il primo colpo era stato esploso per legittima difesa, mentre il secondo era partito accidentalmente durante la colluttazione con il 37enne. Il procedimento proseguirà domani con la requisitoria di Barca.

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