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Le vacue scemenze dei bullshitter

di Andrea Ghiringhelli

Bugie e menzogne fanno parte della politica, da sempre. Platone ammette la nobiltà della menzogna quando ha come scopo l’armonia sociale e il bene comune, e pure Machiavelli riconosce che la simulazione e l’inganno sono concessi quando sono utili alla stabilità dello Stato. Oggi più che mai la politica deforma la realtà, la distorce e inganna i cittadini con narrazioni al servizio esclusivo di chi il potere ce l’ha e lo vuole conservare o conquistare, con ogni mezzo. Ma faccio fatica, quando ascolto i proclami disinvolti di troppi politici del giorno d’oggi, a considerarli delle menzogne: non hanno per nulla la “dignità” delle menzogne. Le menzogne in politica domandano da parte del mentitore la puntuale conoscenza della verità e la capacità di costruire una verità alternativa verosimile e quindi credibile. Max Weber, ad esempio, ci dice che talvolta in politica non si può dire tutta la verità quando è in ballo il bene collettivo e talvolta tacere o mentire è necessario. No, quelle che ascolto quotidianamente sono qualcosa d’altro: sono delle narrazioni indifferenti al vero e al falso e il loro unico scopo è quello di persuadere, convincere e ottenere consensi: la loro funzione non è il perseguimento di un bene collettivo ma la celebrazione dell’autorevolezza, dell’intelligenza, della chiaroveggenza, dell’onnipotenza di chi le produce. Tecnicamente, queste forme di esternazione che vanno alla grande, rientrano nella categoria delle stronzate. Ce lo dice il filosofo citato più avanti.

Il produttore di maggior spessore è ovviamente Trump, che si proclama Onnipotente, con Dio ridotto alla funzione di sottosegretario personale. Trump è emulato da una serie di addetti e addette ai lavori che stanno facendo rapidi progressi nel settore: li conoscete e non li elenco.

Le stronzate reggono le autocrazie, che hanno un vantaggio sulle democrazie liberali: i cittadini debbono star zitti e le stronzate sono di esclusiva competenza del Capo. Invece le democrazie liberali consentono a tutti, grandi e piccoli, di prendere la parola e ciò genera una certa confusione, ed è arduo stabilire una graduatoria di chi le spara più grosse. La faccenda delle stronzate dilaganti ha assunto centralità tale in politica che perfino la filosofia – come dicevo – si è occupata del fenomeno. Mi sono ricordato di aver letto un saggio filosofico diventato un bestseller. Il saggio è del 1986 (‘On bullshit’) e fu tradotto nel 2005 dall’Editrice Rizzoli: merita scrupolosa lettura. Il titolo è perentorio e non equivoco: ‘Stronzate’. L’attualità dell’argomento è assoluta. Harry Frankfurt, il valente e irriverente filosofo autore del saggio, scomparso nel 2023, ci avverte che le stronzate distruggono la verità e ci abituano all’indifferenza nei confronti del vero. E l’indifferenza verso la verità diventa una forma di potere. Le ragioni del proliferare in politica di tanto inquietante ciarpame privo di sostanza è piuttosto semplice: le emozioni prevalgono sulle spiegazioni, si esaltano le aspettative, si assecondano le frustrazioni della gente e si costruisce un futuro che guarisce tutti i mali. La realtà fattuale suggerisce che le cose non stanno così, ma non conta: in un mondo dove il pensiero critico e razionale infastidisce, ha la meglio il linguaggio persuasivo dei demagoghi. Qualcuno ha affermato, a ragion veduta, che oggi “la discussione politica affonda nella triste palude delle stronzate”. Un’ultima cosa, determinante. Il problema non sono le vacue scemenze dei bullshitter (ossia dei contaballe) che infestano la politica: il problema sono i cittadini che li ascoltano e li votano, e sono in tanti.

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2025-11-07T08:00:00.0000000Z

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