‘Minore sicurezza, più domande d’asilo e maggiori costi’
‘Smontata’ la nuova iniziativa Udc sulle frontiere
Più ingorghi, più personale e la minaccia di rescissione degli accordi di Schengen e di Dublino: il Consiglio federale mette in guardia dalle conseguenze dell’iniziativa popolare dell’Udc sulla protezione delle frontiere. Se il testo venisse approvato alle urne, il costo per la Svizzera potrebbe ammontare a una cifra compresa fra i 5,8 e i 16 miliardi di franchi all’anno.
Già lo scorso dicembre il Consiglio federale aveva comunicato la propria posizione contraria all’iniziativa. Venerdì l’ha confermata approvando il messaggio al Parlamento. Al contempo, il Governo ha corroborato la propria posizione con un rapporto su Schengen/Dublino che dimostra come la Svizzera tragga notevoli vantaggi, sia dal punto di vista economico che di sicurezza, da questi accordi. L’amministrazione stima che le conseguenze finanziarie di un’eventuale disdetta sarebbero comprese tra 5,8 e 16,1 miliardi di franchi l’anno. Il Prodotto interno lordo si ridurrebbe fino al 3,9%, con una contrazione del reddito annuo pro capite fino a 1’300 franchi.
‘Tante promesse, ma effetto opposto’
Il ministro di Giustizia e Polizia Beat Jans ha usato parole chiare davanti ai media a Berna: «Tutte le richieste dell’iniziativa sono, dal punto di vista del Consiglio federale, estremamente problematiche». La Svizzera non intende isolarsi all’interno dello spazio Schengen. «Questa iniziativa è fondamentalmente sbagliata». A dispetto delle promesse, «produce l’effetto opposto: minore sicurezza, un maggior numero di richieste di asilo e costi più elevati». Il progetto non risolve alcun problema, ma ne crea di nuovi, mettendo inoltre a rischio il benessere e la tradizione umanitaria della Svizzera. L’iniziativa esige di controllare sistematicamente tutte le persone in entrata e di presidiare completamente i valichi di frontiera. Chi non soddisfa le condizioni per l’entrata deve essere respinto. Prevede inoltre che la Svizzera non possa concedere l’asilo a più di 5mila persone all’anno.
Jans ha poi abbordato la questione dei rimpatri dei cosiddetti ‘casi Dublino’ verso l’Italia, che «rimane ancora difficile». Sebbene l’Italia abbia promesso di farsi carico dei casi che rientrano nell’accordo, ciò non è ancora avvenuto. Roma in questo modo viola le norme comuni dell’Unione europea. «Disponiamo comunque di un accordo bilaterale di riammissione», ha osservato il basilese. «Possiamo rimpatriare le persone entrate illegalmente dall’Italia: 15 al giorno. L’Italia rispetta questo accordo». Il dialogo con Roma prosegue. Anche il sottosegretario alle migrazioni, Vincenzo Mascioli, ha definito la situazione «insoddisfacente».
SVIZZERA / ESTERO
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2026-09-19T07:00:00.0000000Z
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