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Progressi Usa-Iran, ‘intesa su linee guida’

I negoziati riprenderanno, ma continuano le minacce fra Trump e Khamenei. Si tratta anche tra Ucraina e Russia mentre i raid di quest’ultima vanno avanti

Un primo passo avanti, seppure con la dovuta cautela e sullo sfondo di costanti minacce reciproche, si è registrato a Ginevra nei colloqui indiretti tra gli Stati Uniti e l’Iran sul nucleare degli ayatollah, incalzati dalla presenza dell’“Armada” di Donald Trump, le forze navali Usa inviate nel Golfo Persico. Di “progressi” nel negoziato parlano sia gli americani che il mediatore omanita. “Costruttivi”, conferma Teheran, mentre si profila un terzo round del quale però “non è stata ancora fissata una data”. Nell’ambasciata di Muscat in Svizzera è stata raggiunta una primissima intesa sui “principi guida per un accordo finale“, il quadro che dovrà contenere i risultati della trattativa che tuttavia resta in salita. ”C’è ancora molto lavoro da fare”, ha detto il ministro omanita Badr Al-Busaidi, che ha fatto la spola tra il collega iraniano Abbas Araghchi e gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner. Su quella base, “inizieremo a lavorare al testo di un potenziale accordo”, ha spiegato poi Araghchi alla tv di Stato iraniana, definendo i colloqui “più costruttivi” rispetto al precedente round del 6 febbraio in Oman e auspicando che “la nuova finestra” possa portare a “una soluzione negoziata e duratura”. Anche un funzionario americano ha riferito che “sono stati fatti progressi, ma ci sono ancora molti dettagli da discutere”. L’orizzonte temporale potrebbe essere tra quindici giorni: gli iraniani hanno infatti assicurato che “sarebbero tornati nelle prossime due settimane con proposte dettagliate per colmare alcune distanze tra le diverse posizioni”, ha aggiunto la fonte Usa ad Axios.

Il nodo dell’arricchimento dell’uranio

Le divergenze ruotano in particolare sull’arricchimento dell’uranio a cui Teheran non vuole rinunciare, rivendicando il proprio diritto a un uso pacifico del nucleare, mentre Stati Uniti e Israele accusano l’Iran di volersi dotare della bomba atomica. Il presidente Masoud Pezeshkian ha ribadito la disponibilità a “verifiche” per accertare il contrario, e cioè che l’Iran non persegue l’arma nucleare. Sul tavolo Teheran pone anche la revoca delle sanzioni come “parte integrante di qualsiasi accordo”. “Abbiamo presentato dettagli tecnici nel campo del nucleare e delle sanzioni”, ha riferito il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, mentre i colloqui erano ancora in corso, sottolineando l’importanza della presenza a Ginevra del direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Rafael Grossi.

Ma mentre la diplomazia tenta di fare il suo corso, la tensione resta altissima. Trump ha di nuovo intimato all’Iran che “se non farà l’accordo ci saranno conseguenze”, aggiungendo però che a suo avviso gli iraniani “vogliono raggiungere l’intesa”. La Guida suprema Ali Khamenei ha replicato avvertendo che i pasdaran potrebbero affondare le portaerei americane dispiegate nel Golfo: la Uss Lincoln si trova nella regione da gennaio, mentre la Uss Gerald Ford sarebbe in arrivo dai Caraibi.

Nel pomeriggio Araghchi ha incontrato Ignazio Cassis che ha chiesto al suo omologo iraniano di proteggere la popolazione civile e sottolineato l’importanza di rispettare le libertà fondamentali. I due ministri degli Esteri “hanno riconosciuto di avere opinioni diverse” riguardo alle numerose vittime e agli arresti seguiti alla recente repressione delle manifestazioni in Iran, ha scritto Cassis sui social media. Il capo del Dipartimento federale degli affari esteri ha però accolto con favore i colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran: si è detto soddisfatto in particolare per la possibilità di una nuova serie di trattative.

Mosca-Kiev, discussioni ‘tese’ che proseguono

Sempre a Ginevra ieri alla presenza degli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, una delegazione russa e una ucraina sono tornate a incontrarsi nel primo di due giorni di trattative alla difficile ricerca di un accordo di pace, dopo i risultati apparentemente scarsi di altre due tornate svoltesi ad Abu Dhabi tra fine gennaio e inizio febbraio. Quattro ore e mezza di colloqui che, secondo l’agenzia russa Tass, sono stati “tesi”, ma che riprenderanno oggi dopo consultazioni con le rispettive capitali. Secondo una “fonte occidentale” citata sempre dalla Tass, in discussione sono “questioni rilevanti, compromessi rilevanti”. A confermare l’importanza di questo passaggio negoziale sembra essere la presenza a Ginevra anche dei consiglieri per la sicurezza nazionale di Italia, Germania, Francia e Regno Unto, che hanno in programma incontri con le delegazioni ucraina e statunitense a margine delle trattative.

Prima dell’inizio dei colloqui, che si tengono all’Hotel Intercontinental e che sempre secondo la Tass hanno visto anche un faccia a faccia tra i soli rappresentanti di Mosca e Washington, Trump aveva lasciato trasparire ancora una volta la sua impazienza verso Kiev, affermando che “farebbe meglio a venire al tavolo delle discussioni, e rapidamente”. Mentre proprio nella notte precedente la ripresa dei colloqui la Russia ha continuato a esercitare pressione sull’Ucraina con massicci bombardamenti sulle sue infrastrutture energetiche.

“Affinché la pace sia reale ed equa, dobbiamo agire sull’unica fonte di questa aggressione”, cioè la Russia, perché “è Mosca che continua con gli omicidi, gli attacchi massicci e gli assalti”, ha affermato Zelensky. Quasi una risposta alle nuove pressioni di Trump, che già nei giorni scorsi lo aveva invitato a “darsi una mossa” per arrivare alla pace. In sostanza, il capo della Casa Bianca sembra insistere con il leader ucraino perché faccia concessioni territoriali nel Donbass, la parte orientale del Paese rivendicata da Mosca, in cambio di garanzie di sicurezza da possibili nuovi attacchi russi in futuro. Ma, parlando nei giorni scorsi dalla conferenza sulla sicurezza di Monaco, Zelensky ha detto che l’Ucraina non può semplicemente “scappare” dal proprio territorio. Il popolo ucraino, ha affermato ieri il presidente, “rifiuterebbe un accordo di pace” con Mosca che comprenda una “ritirata unilaterale” delle forze di Kiev dal Donbass.

ESTERO / SVIZZERA

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2026-02-18T08:00:00.0000000Z

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