Hillary Clinton mostra i denti Il Ceo del Wef esce di scena
Børge Brende partecipò ad alcune cene con il faccendiere pedofilo nel 2018 e nel 2019. L’ex first lady: indagate sui file spariti, non su di me
L’ex segretaria di Stato alla Commissione di vigilanza della Camera: ‘Indagate sui file spariti, non su di me’. Børge Brende si dimette per i contatti avuti col faccendiere pedofilo.
Il presidente e Ceo del Forum economico mondiale (Wef) Børge Brende ha annunciato giovedì le sue dimissioni. Recentemente era emerso che aveva avuto contatti con Jeffrey Epstein. Oltre oceano, sul caso del faccendiere pedofilo morto suicida in carcere nel 2019, la Commissione di vigilanza della Camera ha sentito giovedì la ex segretaria di Stato Hillary Clinton. La ex first lady non ha avuto esitazioni: “Non ero a conoscenza dei suoi crimini. Non ricordo di averlo incontrato e non sono mai stata sulla sua isola, né a casa sua o nei suoi uffici”, ha dichiarato.
“Una commissione che ambisce alla trasparenza dovrebbe andare a fondo della vicenda dei file spariti dal sito del Dipartimento di giustizia, quelli in cui una vittima accusa Donald Trump di crimini disgustosi”, ha detto l’ex segretaria di Stato puntando il dito contro colui che, dieci anni fa, le ha inflitto la sconfitta politica più pesante della sua vita.
Una ferita che ancora brucia e che Hillary non ha dimenticato. I suoi toni combattivi già dalle dichiarazioni di apertura della sua deposizione fiume a Chappaqua, nello Stato di New York, hanno mostrato un’ex first lady pronta a battersi e a togliersi qualche sassolino dalla scarpa contro quel Trump che l’ha insultata ripetutamente. Oltre che intenzionata a difendere ancora una volta il marito Bill. Come ha dovuto fare diverse volte in passato, a partire dallo scandalo Lewinski negli anni Novanta.
A distanza di 34 anni, con un piglio ancora più deciso, Hillary si trova nella stessa situazione: proteggere Bill dallo scandalo Epstein. L’ex presidente ha frequentato il pedofilo prima che fosse accusato di reati sessuali. È volato sull’isola almeno quattro volte, è stato immortalato più volte con il pedofilo e la sua complice Ghislaine Maxwell, anche in una piscina. Episodi su cui ora toccherà all’ex presidente – che verrà sentito oggi – fare chiarezza.
‘Interrogate Trump, sotto giuramento’
Epstein “era un individuo atroce, ma non è il solo. Non si tratta di un caso isolato, né di uno scandalo politico. È una piaga globale con un costo umano inimmaginabile”, ha spiegato l’ex segretaria di Stato ai deputati che la interrogavano. Li ha quindi esortati a non accontentarsi di “ascoltare i punti stampa del presidente sul suo coinvolgimento”. Trump dovrebbe essere interrogato “sotto giuramento” per chiedergli “direttamente di spiegare perché il suo nome compare centinaia di migliaia di volte. Chi stanno coprendo?”. La richiesta dell’ex first lady è appoggiata dai democratici. Ma Donald Trump ha già detto di ritenersi completamente “esonerato” dallo scandalo sulla base degli ultimi file pubblicati, dai quali mancano però una cinquantina di pagine relative alle accuse di una minorenne contro di lui. Una mancanza sulla quale i democratici intendono indagare.
‘Se avessi conosciuto il suo passato...’
Dagli Stati Uniti alla Svizzera. Una verifica condotta da avvocati esterni, avviata in precedenza dal Wef a causa della vicinanza del Ceo Børge Brende a Epstein, ha dimostrato che non vi erano stati ulteriori contatti con il criminale sessuale oltre a quelli già resi noti dallo stesso dirigente dimissionario. Lo ha riferito lo stesso Forum in un comunicato.
A inizio febbraio, Brende ha dichiarato che nel 2018, durante una visita a New York, aveva ricevuto un invito dall’ex vice primo ministro norvegese e inviato delle Nazioni Unite per il Medio Oriente e il Nord Africa, Terje Rød-Larsen, a “unirsi a lui per una cena con una persona che è stata presentata come l’investitore statunitense Jeffrey Epstein”. A questo incontro a suo dire hanno partecipato anche altre personalità di spicco.
L’anno successivo ha preso parte a due cene simili con Epstein, insieme ad altri diplomatici e rappresentanti del mondo economico. Queste cene, insieme ad alcuni e-mail e Sms, hanno “costituito l’intera portata del contatto”, ha sottolineato Brende, precisando di non aver avuto alcuna conoscenza del passato e delle attività criminali di Epstein.
“Se avessi conosciuto il suo passato, avrei rifiutato l’invito iniziale e qualsiasi altro invito a cene o altre forme di comunicazione”, ha dichiarato Brende, sempre all’inizio del mese. Il presidente e Ceo del Wef ha ammesso che avrebbe potuto “effettuare un controllo più approfondito sul passato di Epstein” e si rammarica di non averlo fatto.
I contatti col faccendiere hanno indotto l’ex diplomatico norvegese a lasciare le sue cariche. André Hoffmann e Larry Fink, copresidenti del Wef, hanno elogiato l’impegno del norvegese, che ha presieduto il Forum per otto anni e mezzo, guidandolo in una “fase di riforma decisiva che ha portato a incontri annuali di successo a Davos”, scrivono. Brende dice di essere orgoglioso dei successi ottenuti insieme, ma che ora è il momento giusto per il Wef di “proseguire il suo importante lavoro senza distrazioni”. Sarà Alois Zwinggi, membro del comitato direttivo, ad assumere a interim le funzioni del dimissionario.
Una tegola dopo l’altra
Per il Wef si tratta di una nuova polemica dopo quella che aveva spinto il fondatore e presidente Klaus Schwab a ritirarsi nel 2025 dopo oltre 50 anni alla guida dell’istituzione. Il consiglio di fondazione aveva avviato un’indagine contro di lui per possibili irregolarità finanziarie e abuso di potere nell’esercizio delle sue funzioni. Schwab ha respinto le accuse.
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