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Per i Paesi dell’Ue l’incidente è chiuso

Strappo ufficialmente ricucito dopo la riunione dei ministri dell’Interno. Ma sui ‘social’ si starebbe preparando un’altra iniziativa per raggiungere Ceuta

Ats/Afp/Ansa/red

Resta critica la situazione a Ceuta, teatro negli scorsi giorni di un episodio di immigrazione irregolare di massa che ha provocato la morte di 75 persone (ma il bilancio è destinato ad aggravarsi). Secondo il ministro dell’Interno spagnolo, almeno 72mila migranti sono entrati nell’exclave circondata dal Marocco, prima che 70mila di loro tornassero nel Paese nordafricano. Il governo della città autonoma stima in “circa un migliaio” i minori stranieri non accompagnati presi a carico. Mentre diversi media spagnoli, tra cui ‘El País’, riferiscono dell’esistenza di un intenso dibattito online tra migliaia di giovani marocchini su una possibile nuova iniziativa per raggiungere Ceuta, con messaggi diffusi attraverso Facebook e WhatsApp, accompagnati anche da dubbi e avvertimenti sui rischi del viaggio.

Martedì i Paesi dell’Unione europea hanno cercato di seppellire l’ascia di guerra dopo la crisi migratoria e le forti tensioni diplomatiche che essa ha provocato. L’afflusso di decine di migliaia di persone a Ceuta «ci ha messo alla prova», ha detto il commissario europeo responsabile per le questioni migratorie, Magnus Brunner. «È stata una crisi, ma fortunatamente ora è alle nostre spalle», ha sottolineato. Brunner però ha affermato che la regolarizzazione di oltre 600mila migranti decisa dal governo Sánchez «non è un buon segnale per il resto d’Europa». L’incidente comunque è chiuso: questo il messaggio che l’Ue e i suoi Stati membri hanno cercato di trasmettere dopo una riunione d’urgenza tra i ministri dell’Interno. Per oltre tre ore, questi hanno discusso dell’episodio di Ceuta, che ha messo in luce le fragilità della cooperazione europea in materia di migrazione. «Tutti gli Stati membri, senza alcuna eccezione, hanno espresso la loro solidarietà alla Spagna», ha dichiarato il ministro francese Laurent Nuñez. Una dimostrazione di unità che contrasta con le forti tensioni emerse nel momento più acuto della crisi.

‘Una minaccia per l’Europa’

Tra lettere, contro-lettere e invettive sui social media, due fazioni si sono scontrate per diversi giorni. Da un lato c’era la Spagna di Pedro Sánchez, il cui governo sostiene un approccio più aperto in materia di immigrazione; dall’altro, gli Stati dell’Ue favorevoli a una linea molto rigida in materia di immigrazione, come l’Italia o la Danimarca.

Fin dalle prime foto e dai primi video di migranti che attraversavano il confine tra Spagna e Marocco a piedi o a nuoto, questi Paesi sono scesi in campo, deplorando un’“immigrazione incontrollata” definita “una minaccia per l’Europa”. Le tensioni si sono inizialmente concentrate sullo spazio Schengen, la zona di libera circolazione europea dalla quale l’Italia ha chiesto già giovedì che la Spagna fosse esclusa, una misura politicamente esplosiva e contraria al diritto europeo. Successivamente, le tensioni si sono concentrate su divergenze ben più ampie in materia di solidarietà e fermezza.

Il primo ministro spagnolo si è così scagliato nel fine settimana contro l’atteggiamento «egoista» di alcuni Paesi dell’Ue. Mentre 22 Paesi, guidati da Italia, Danimarca, Germania e Ungheria, hanno continuato a difendere la loro linea di fermezza sull’immigrazione. Cogliendo l’occasione per promuovere le nuove norme europee, che autorizzano in particolare l’invio di migranti in centri situati al di fuori dei confini dell’Unione europea. Diverse capitali stanno promuovendo attivamente questo modello e sperano di concludere i primi accordi entro la fine dell’anno, possibilmente in Ruanda, Uganda, Ghana o Uzbekistan. La Francia ha scelto di non schierarsi con questi Paesi, ritenendo che una simile interpretazione equivalesse a strumentalizzare la crisi verificatasi nell’exclave spagnola. Tanto più che la stragrande maggioranza dei migranti che avevano attraversato il confine era già stata rimpatriata in Marocco.

A giudicare dalle dichiarazioni pubbliche, martedì il clima tra i rappresentanti europei è stato molto più conciliante. La Danimarca, che la scorsa settimana aveva lanciato l’allarme sulla minaccia che un’“immigrazione incontrollata” rappresentava per l’Europa, si è detta “molto soddisfatta” della risposta spagnola a Ceuta. Madrid ha a sua volta elogiato il clima “costruttivo” dello scambio tra i ministri.

Monitorare le piattaforme

A quanto pare, anche i social network hanno svolto un ruolo importante nella crisi. Numerosi migranti riferiscono di aver appreso dell’esistenza di un confine apparentemente aperto grazie a video e notizie pubblicati su piattaforme come TikTok. Qui si è rapidamente diffusa la speranza che a Ceuta fossero disponibili alloggi e che fosse possibile proseguire il viaggio verso la Spagna continentale.

Per essere meglio preparata in futuro a situazioni simili, l’Ue intende quindi monitorare con maggiore attenzione i social network più diffusi. Nel comunicato diramato martedì si legge che, al fine di migliorare la consapevolezza comune della situazione, i sistemi di allerta precoce potrebbero essere potenziati attraverso il monitoraggio dei social media. I Ventisette hanno sottolineato anche che la comunicazione in periodo di crisi “potrebbe essere migliorata” e “dovrebbe essere più coerente”. Un modo velato, in linguaggio diplomatico, per sottolineare che il coordinamento europeo in questo frangente è stato lungi dall’essere ottimale.

Una tragedia e un’altra sfiorata

Proprio mentre i ministri dell’Interno dell’Ue erano riuniti in videconferenza, il Mediterraneo e la Manica restituivano ancora una volta il volto più crudele delle rotte della speranza. Diciassette migranti sono morti dopo 15 giorni alla deriva su un barcone diretto alle Baleari. Altri 15 sono stati soccorsi poche ore dopo al largo di Ibiza e, quasi in contemporanea, 157 persone sono state tratte in salvo nella Manica dopo che l’imbarcazione sulla quale viaggiavano ha preso fuoco. I passeggeri si sono lanciati in mare e sono stati tutti tratti in salvo in quella che è stata definita dalle autorità una delle maggiori operazioni di salvataggio dal 2018. Nonostante il rafforzamento dei controlli e gli accordi tra Londra e Parigi contro i trafficanti, da inizio anno oltre 14’500 persone hanno attraversato il canale a bordo di piccole imbarcazioni. Un dato in calo del 43% rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo l’Home Office britannico.

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