Trump posta la mappa di Hormuz: ‘Nuovo territorio Usa’
La replica di Teheran: ‘Illusioni. Lo stretto resta chiuso’
In Iran è lo stallo totale dopo sei mesi di guerra e con la tregua di 60 giorni ormai scaduta. Donald Trump continua a rivendicare che lo stretto di Hormuz è aperto e sotto controllo degli Stati Uniti: anzi, lo definisce “un nuovo territorio Usa”, con tanto di mappa a corredo. Teheran replica che la strategica striscia di mare è e resterà chiusa fino a quando Washington non revocherà il blocco navale e le sanzioni, definendo quelle del presidente americano “illusioni”. Trump ha quindi smentito il suo stesso inviato in Medio Oriente, Jared Kushner, negando che ci siano colloqui in corso con gli iraniani. Nel frattempo, secondo quanto riferito da fonti informate al Washington Post, il Pentagono sta valutando di ridurre la propria presenza militare in Medio Oriente una volta finito il conflitto contro l’Iran. Uno degli aspetti chiave al vaglio del dipartimento della Difesa è l’eventuale ritiro delle truppe dal Golfo Persico, dove le grandi basi militari americane sono state ripetutamente colpite da attacchi iraniani nel corso degli ultimi mesi. Intanto la tensione resta altissima in tutta l’area del Golfo. Sull’altro fronte della guerra i ribelli Houthi, sostenuti dai pasdaran, hanno affermato di aver lanciato un attacco con droni contro una raffineria petrolifera nel Sud dell’Arabia Saudita. Gli Houthi “hanno preso di mira la raffineria Aramco”, colosso petrolifero saudita a Jazan, sulla costa del Mar Rosso, “con diversi droni”, ha detto l’agenzia di stampa della milizia sciita Saba, citando una fonte militare, affermando che si trattava di una risposta alle “violazioni dello spazio aereo” nello Yemen. Gli Emirati Arabi invece hanno accusato l’Iran di aver lanciato due missili contro il loro territorio nessuno dei quali, comunque, ha colpito la terraferma. Si tratterebbe del primo attacco al Paese dopo il memorandum tra Teheran e Washington.
Sanzioni alla presidente della Cpi
Al contempo il tycoon, ai minimi della sua popolarità con il 64% degli americani che lo boccia anche per la crisi in corso in Iran, ha deciso di imporre sanzioni alla giudice giapponese e presidente della Corte penale internazionale (Cpi) Tomoko Akane. Lo ha annunciato il dipartimento del Tesoro sul suo sito.
Si tratta dell’ultima escalation nella campagna dell’amministrazione Trump contro la Corte di cui gli Stati Uniti non fanno parte.
“Una decisione che mina lo Stato di diritto”, ha replicato dal canto suo la Cpi. “Quando gli operatori giudiziari vengono minacciati per aver applicato la legge, è l’ordine giuridico internazionale stesso a essere messo a rischio”, ha aggiunto la Corte in una dichiarazione inviata ai giornalisti.
SVIZZERA / ESTERO
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2026-08-19T07:00:00.0000000Z
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