In cerca di una risposta alla mossa di Putin
La multinazionale sta valutando ‘le opzioni disponibili’
Nestlé, due delle cui filiali russe sono state temporaneamente poste sotto l’amministrazione di una società russa, ha dichiarato venerdì di “aver preso atto” del decreto presidenziale che avalla tale operazione. Il colosso alimentare con sede a Vevey, nel Canton Vaud, sta “valutando la situazione e le opzioni disponibili”.
“Nestlé si impegna ad adottare tutte le misure necessarie per tutelare i propri diritti e garantire la continuità delle proprie attività, nell’interesse di tutte le parti interessate, in particolare dei propri dipendenti”, ha affermato la multinazionale in un breve comunicato.
Il presidente Vladimir Putin ha disposto che due filiali russe di Nestlé, Nestlé Russia e Nestlé Kuban, siano poste temporaneamente sotto l’amministrazione della società russa L.E.V. Management, secondo un decreto presidenziale pubblicato giovedì. Nestlé rimane proprietaria di queste società, ma non può più prendere decisioni al loro riguardo, aveva precisato l’agenzia Afp. Il Cremlino ha giustificato questo trasferimento di beni, così come quelli riguardanti la filiale del distributore francese Auchan e un ex stabilimento di Leroy Merlin, con il fatto che queste aziende europee provengono da «Paesi ostili» che sostengono militarmente l’Ucraina. «Paesi ostili che sono attualmente coinvolti nel modo più attivo possibile in azioni militari contro il nostro Paese e che hanno preso parte agli attacchi sferrati dal regime di Kiev contro le nostre infrastrutture civili ed economiche», ha dichiarato il portavoce del presidente russo, Dmitry Peskov.
Seco preoccupata
Contattata dall’agenzia Awp, la Segreteria di Stato dell’economia (Seco) si è detta “preoccupata” per la decisione di Mosca. Insieme al Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae), la Seco è in stretto contatto con l’azienda su questo tema da diverse settimane e le sta fornendo sostegno attraverso i canali diplomatici.
La Seco ricorda che le sanzioni della Svizzera nei confronti della Russia, così come quelle dell’Unione europea (Ue), prevedono deroghe per determinate attività, in particolare l’industria farmaceutica e i settori agricolo e agroalimentare. Dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022, Nestlé aveva dichiarato di realizzare circa il 2% del proprio fatturato in Russia, dove produceva in particolare caffè, dolciumi, alimenti per l’infanzia e mangimi per animali. La multinazionale aveva ridotto i propri investimenti e le esportazioni dalla Russia, in particolare a causa delle sanzioni internazionali, e aveva concentrato la propria offerta sui generi alimentari di prima necessità. Il gruppo continua a gestire sei siti produttivi nel Paese. Tra questi figura quello di Timashivsk, nella regione del Mar Nero, uno dei più grandi stabilimenti Nestlé al mondo per la produzione di caffè solubile, dove viene prodotto, tra l’altro, il Nescafé.
Titolo giù del 2,63 per cento
Secondo gli osservatori, sono ipotizzabili azioni legali contro l’amministrazione controllata, sebbene con scarse possibilità di successo, dato che l’indipendenza della magistratura russa è considerata fortemente limitata. Sarebbero possibili anche negoziati con le autorità o, in ultima istanza, una vendita. È ipotizzabile anche un prolungato mantenimento della gerenza coatta. Gli esempi di Danone e Carlsberg dimostrano tuttavia che tale misura può essere successivamente revocata per consentire una vendita. JPMorgan ritiene possibile una vendita forzata di Nestlé a condizioni sfavorevoli.
Alla Borsa svizzera, il titolo del leader mondiale del settore alimentare è crollato del 2,63% a 76,27 franchi, pesando sull’indice di riferimento Smi, anch’esso in territorio negativo con un calo dell’1,15% rispetto a giovedì.
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2026-09-19T07:00:00.0000000Z
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