Fermato l’export verso gli Stati Uniti
Guerra in Iran, il Consiglio federale applica il diritto di neutralità. Ma lo fa in maniera soft: le autorizzazioni già approvate restano valide
Il Consiglio federale non autorizza più le esportazioni di materiale bellico verso gli Stati Uniti a causa del coinvolgimento del Paese nel conflitto in Iran. Nessuna nuova richiesta è stata approvata dall’escalation del conflitto, il 28 febbraio. Il Consiglio federale ha preso questa decisione venerdì in base al diritto di neutralità, si legge in un comunicato.
L’esportazione di materiale bellico verso i Paesi coinvolti nel conflitto armato internazionale con l’Iran non può essere autorizzata fintanto che questo è in corso, scrive l’Esecutivo. Viene precisato poi che le autorizzazioni in corso rimangono valide, poiché i beni in questione non sono attualmente destinati a fini militari. Queste ultime, così come le esportazioni di altri beni, saranno tuttavia regolarmente riesaminate da un gruppo di esperti interdipartimentale.
Questi rappresentanti dei dipartimenti federali dell’economia, degli affari esteri e della difesa esamineranno inoltre regolarmente le esportazioni di beni a duplice uso e di specifici beni militari, soggetti alla legge sul controllo dei beni. Saranno sottoposti a un’attenta analisi anche i beni che non sono oggetto di controllo, ma che rientrano nelle sanzioni pronunciate nei confronti dell’Iran.
Le esportazioni verso Israele sono già soggette a restrizioni. Inoltre, ricorda il Governo, già da diversi anni non è più autorizzata alcuna esportazione definitiva di materiale bellico verso questo Paese. Lo stesso vale per l’Iran. L’anno scorso gli Stati Uniti sono stati il secondo destinatario dell’export elvetico di armi e munizioni, dopo la Germania. Le aziende elvetiche vi hanno esportato merce per 94,2 milioni di franchi.
Sabato scorso il Consiglio federale aveva già respinto due richieste di sorvolo presentate per aerei militari statunitensi. Il diritto di neutralità vieta infatti i sorvoli effettuati da parti in conflitto a fini militari connessi al conflitto stesso. Approvati per contro un volo di manutenzione e due richieste di sorvolo per aerei da trasporto.
62mila firme per il referendum
Lo scorso dicembre il Parlamento ha approvato un alleggerimento della legge sul materiale bellico. L’obiettivo è di facilitare non solo l’esportazione, ma anche la riesportazione di materiale bellico verso Paesi terzi.
Il Parlamento ha deciso di autorizzare a priori le richieste di esportazione provenienti da Stati il cui regime di esportazione è simile a quello della Svizzera, anche se tali Paesi sono coinvolti in un conflitto armato. Si tratta di 17 Paesi europei su 27 dell’Ue, nonché di Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone, Nuova Zelanda e Argentina, tra gli altri. Il Consiglio federale potrà respingere tali richieste in caso di circostanze eccezionali. Per quanto riguarda le riesportazioni, le dichiarazioni di non riesportazione non vengono in linea di principio più richieste. Il Governo potrà tuttavia richiederle se determinate ragioni lo esigono.
A inizio anno un’alleanza composta in particolare dal Ps, dai Verdi, dal Pev (Partito evangelico) e da organizzazioni non governative ha lanciato il referendum contro questa modifica di legge. Venerdì il Gruppo per una Svizzera senza esercito ha comunicato che sono già state raccolte 62mila firme, molte di più delle 50mila necessarie.
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2026-03-21T07:00:00.0000000Z
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