Lex Ubs, giro di vite sui fondi propri
Il governo: ‘Partecipazioni all’estero da coprire al 100%, non più al 45’
Il Consiglio federale conferma l’atteso giro di vite per le banche di importanza sistemica. Al fine di evitare un altro caso Credit Suisse, e un’eventuale destabilizzazione della piazza finanziaria, Ubs dovrebbe avere sette anni di tempo per coprire interamente le proprie partecipazioni in filiali estere con fondi propri di base di qualità primaria (copertura che ora è del 45%). Per farlo, le autorità stimano che la banca dovrebbe aumentare tali fondi propri di 20 miliardi; tenendo conto del capitale in eccesso già in suo possesso, ne servirebbero comunque 9. È quanto previsto dal messaggio del Consiglio federale in merito alla modifica della legge sulle banche d’importanza sistemica e dall’ordinanza sui fondi propri che Karin KellerSutter ha presentato ieri davanti ai media. La “ministra” delle finanze ha evidenziato che la crisi di Credit Suisse del marzo 2023 ha fatto capire che le attuali regole “too big to fail” per le banche di rilevanza sistemica presentavano una lacuna assolutamente da colmare. Allora Credit Suisse non era stata in grado di stabilizzarsi da sé poiché le sue partecipazioni estere non erano sufficientemente coperte con fondi propri di base di qualità primaria. Oltre all’acquisizione da parte di Ubs, è stato necessario un intervento dello Stato per evitare una crisi finanziaria, ha ricordato Keller-Sutter. Da qui la proposta, che poteva anche essere più pesante per Ubs stando a quanto inizialmente prospettato, ma il governo ha concesso alla banca di calcolare come capitale proprio i crediti di imposta e i suoi software.
Proteggere contribuenti e piazza finanziaria
In caso di problemi, le banche sistemiche devono avere la possibilità di vendere tutte le filiali estere o parti di esse senza conseguenze negative sulle quote di capitale della casa madre, ha spiegato la consigliera federale. In futuro, insomma, non si vuole che a pagare lo scotto di un’eventuale crisi sia lo Stato e quindi i contribuenti, ha affermato la consigliera federale liberale radicale, secondo cui le regole stabilite dall’esecutivo non intaccheranno la competitività di Ubs a livello internazionale, ma potrebbero invece produrre l’effetto contrario. Correggendo questa situazione, si vuole ridurre le probabilità di liquidazione di tali banche, contribuendo così a rafforzare la stabilità degli istituti di rilevanza sistemica attivi a livello internazionale e quindi anche della piazza finanziaria svizzera. Limitando l’intervento dello Stato, si fa in modo che il rischio venga assunto dagli azionisti e non dai contribuenti, ha detto la “ministra”. Per Keller-Sutter, la proposta rappresenta un compromesso equilibrato. Un passo salutato favorevolmente dalla Banca nazionale, dalla Finma e dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul tracollo della seconda banca elvetica. Nel corso dell’esame del dossier, e tenendo conto dei risultati della procedura di consultazione, sono state scartate soluzioni considerate sproporzionate, come un aumento generale delle esigenze in materia di fondi propri (ad esempio attraverso un “leverage ratio” del 15%). Non hanno nemmeno convinto adeguamenti strutturali quali uno scorporo dell’attività statunitense, come richiesto dall’Udc, o una copertura soltanto parziale delle filiali con fondi propri di base di qualità primaria.
Asb ed Economiesuisse critiche
Se trasferiti secondo il principio di causalità, i costi di finanziamento non dovrebbero essere sostenuti dai clienti in Svizzera, ha detto la consigliera federale. Sulla base del calcolo pro forma, una volta attuate tutte le misure, la possibile quota dei fondi propri di base di qualità primaria futura del gruppo Ubs si situa, con il 15,5%, nell’ordine delle quote di capitale attualmente detenute dagli istituti omologhi internazionali. Ubs giudica le misure “estreme” e sostiene che non tengano conto delle preoccupazioni emerse durante la consultazione. Avverte che, se adottate, potrebbero avere conseguenze rilevanti per l’economia svizzera, ribadendo le critiche degli ultimi mesi. Anche l’Associazione svizzera dei banchieri (Asb) critica duramente il progetto, accusando il governo di aver ignorato le osservazioni del settore. Secondo l’organizzazione, le nuove norme rischiano di indebolire la piazza finanziaria, rendere più difficile l’accesso al credito e aumentare i costi per le imprese. Chiede quindi al Parlamento di trovare un equilibrio tra stabilità e competitività. Sulla stessa linea Economiesuisse, che teme un peggioramento dell’attrattiva della piazza economica: le regole proposte andrebbero oltre gli standard internazionali e comporterebbero costi aggiuntivi per banche ed economia, con un conseguente aumento dei costi del credito.
Delusi Ticino, Zurigo e Ginevra
Zurigo, Ticino e Ginevra in una nota congiunta esprimono rammarico. Per i tre Cantoni, un’efficace regolamentazione del settore deve rimanere proporzionata e inserirsi in un coordinamento internazionale. La decisione del governo rappresenta un approccio massimalista, scrivono, lamentando il fatto che soluzioni più moderate siano state scartate. A loro avviso, ciò crea il rischio di un’eccessiva regolamentazione, soprattutto perché le misure vanno oltre quanto si richiede in piazze finanziarie comparabili. I tre sono cantoni dove le banche svizzere attive su scala internazionale svolgono un ruolo cruciale, in particolare a livello di impieghi. Il potenziale indebolimento della redditività di Ubs potrebbe quindi avere effetti negativi sulle entrate fiscali, avvertono.
La politica resta divisa
I partiti sono divisi sulla proposta. La sinistra (Ps e Verdi) sostiene l’obbligo di copertura al 100% delle filiali estere, considerandolo necessario ma non sufficiente: chiede infatti misure aggiuntive per ridurre i rischi della nuova Ubs, come maggiore trasparenza, controlli più severi e sanzioni. Al contrario, i Verdi liberali (Pvl) e l’Udc giudicano la misura eccessiva e dannosa per la competitività della piazza finanziaria svizzera, pur riconoscendo la necessità di regole più severe. Il Plr sottolinea che non devono esserci salvataggi bancari a spese dei contribuenti e che i rischi vanno ridotti, ma insiste anche sulla necessità di preservare una piazza finanziaria forte e competitiva: servono quindi misure equilibrate. Il Centro considera la proposta un passo nella giusta direzione e sostiene un rafforzamento dei requisiti di capitale, senza però esprimersi su soglie precise.
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