Cessate il fuoco per modo di dire Ma non per gli Stati Uniti
Marco Rubio: ‘Raggiunti’ gli obiettivi dello sforzo bellico
Dallo Studio Ovale al Pentagono la domanda da un milione di dollari che tutti hanno rivolto a Donald Trump e ai suoi più alti funzionari è: la tregua con l’Iran regge? E, nonostante la decina di attacchi di Teheran contro navi americane dall’8 aprile, la risposta unanime è stata: il cessate il fuoco resiste. Non solo: dopo aver annunciato, in un briefing alla Casa Bianca, che l’operazione bellica ‘Epic fury’ è conclusa (“Trump lo ha notificato al Congresso”), il segretario di Stato Marco Rubio ha certificato che “gli obiettivi” sono stati raggiunti.
Durante un incontro alla Casa Bianca con un gruppo di bambini, il presidente americano ha insistito che l’Iran vuole un accordo e che una soluzione negoziata è ancora possibile. L’operazione militare e le tensioni a Hormuz per lui sono solo “scaramucce”, perché “Teheran non ha chance, non le ha mai avute”: “Sanno quello che devono fare” per non violare la tregua.
‘La tregua regge’
Sul cessate il fuoco era intervenuto in un briefing al Pentagono anche Pete Hegseth, assicurando che per ora “la tregua regge”, ma mettendo in guardia l’Iran che la situazione potrebbe cambiare da un momento all’altro e le forze armate americane sono “caricate”, ‘loaded’, come armi. “Spetta al presidente decidere qualora la situazione dovesse degenerare in una violazione del cessate il fuoco”. Hegseth ha poi sostenuto che l’Iran non controlla lo stretto di Hormuz. Il transito di due navi commerciali Usa lunedì dimostrerebbe che la via è “libera. È un regalo per il mondo”, ha dichiarato il segretario alla Difesa. Intanto i pasdaran hanno rilanciato un chiaro avvertimento a tutte le imbarcazioni, quello di non attraversare lo stretto attraverso rotte non autorizzate, minacciando una “risposta decisa”. Mentre il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha smentito gli attacchi agli Emirati Arabi Uniti. “Poiché i colloqui stanno facendo progressi grazie al cortese sforzo del Pakistan, gli Stati Uniti dovrebbero guardarsi dall’essere trascinati di nuovo in un pantano da parte di malintenzionati. Lo stesso dovrebbero fare gli Emirati Arabi Uniti”, ha scritto su X il ministro.
Premio Nobel ‘tra la vita e la morte’
Intanto la Premio Nobel iraniana Narges Mohammadi, detenuta in Iran da dicembre, si trova “tra la vita e la morte” dopo il ricovero d’urgenza lo scorso fine settimana in ospedale: è quanto riferito dalla sua avvocata, Chirinne Ardakani, durante un punto stampa presso il comitato di sostegno di Mohammadi a Parigi. “Non abbiamo mai temuto così tanto per la vita di Narges, in ogni momento rischia di lasciarci”, ha avvertito Ardakani.
SVIZZERA / ESTERO
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2026-05-06T07:00:00.0000000Z
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