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‘Trappola del veto’ e Stati ‘ostili’ da sedurre

La campagna per il 2028 è già iniziata. Mentre i repubblicani fanno i conti con la scottante sconfitta, i democratici si preparano ad assumere il controllo del Congresso, in quello che è un test cruciale per la prossima corsa alla Casa Bianca.

I liberal sanno che commettere errori nei prossimi due anni potrebbe costare loro la presidenza. Per questo sono già al lavoro. Anche se molti dem premono per vendicarsi su Trump con l’impeachment, una decisione non è ancora stata presa e si valutano altre opzioni in grado di mettere in difficoltà il presidente senza danneggiare il partito. Fra queste la ‘veto trap’, la trappola del veto. Il presidente ha assicurato che lo opporrà a tutte le “folli iniziative” dei liberal e su questo i dem vogliono capitalizzare. Per metterlo all’angolo intendono far arrivare sul suo tavolo una valanga di iniziative popolari, a partire da quelle contro il carovita, e costringerlo a fermarle perché – a suo avviso – tradiscono la filosofia Maga. Questo consentirebbe di scaricare sul tycoon e sulla Casa Bianca la responsabilità della bocciatura e, nel caso del costo della vita, dell’impossibilità di far scendere i prezzi. Una trappola in grado allo stesso tempo di gettare un’ombra su Trump e di screditare i candidati conservatori alla presidenza.

Per posizionarsi al meglio per il 2028 e scegliere la migliore candidatura possibile per la leadership, i dem stanno lavorando anche a una riforma delle primarie e del loro calendario, con l’obiettivo di conquistare nuovi elettori e spingere su Stati che tradizionalmente venivano in parte trascurati. La vittoria alle midterm, infatti, ha messo in evidenza la possibilità di vincere anche in quelle che erano considerate roccaforti repubblicane e, sulla scia di questo successo, può valere la pena investire anche dove i venti non sono del tutto favorevoli.

Nessuno ancora si è fatto ufficialmente avanti con una candidatura fra i democratici. È presto, anche se Jon Ossoff è dato in pole tra i papabili così come la deputata progressista Alexandria Ocasio-Cortez. Mentre per James Talarico, al suo primo incarico senatoriale, potrebbe non essere ancora arrivato il momento, così come per Abdul El-Sayed. Anche Gavin Newsom, da gennaio disoccupato dopo anni alla guida della California, potrebbe scendere in campo. Tra i nomi quello dell’ex ministro dei Trasporti dell’amministrazione Biden, Pete Buttigieg.

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2026-11-06T07:00:00.0000000Z

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