L’ex principe Andrea arrestato con l’accusa di abuso d’ufficio
Re Carlo lo scarica: la giustizia faccia il suo corso
Un membro della famiglia reale in guardina, un Paese e un’istituzione monarchica in crisi. Terremoto nel Regno Unito per l’arresto dell’ex principe Andrea, prelevato nella sua residenza ‘privata’ di Sandringham da una pattuglia di agenti e funzionari di polizia con l’accusa di “condotta illecita nell’esercizio di una funzione pubblica” in relazione allo scandalo delle sue strette frequentazioni passate con il defunto finanziere pedofilo americano Jeffrey Epstein. Andrea è poi stato rilasciato in serata.
Uno sviluppo clamoroso e inedito nella storia moderna britannica, per quanto forse tardivo per la reputazione del Regno, consumatosi – colmo di umiliazione – nel giorno del 66esimo compleanno del tracotante ex duca di York. A cui il 77enne re Carlo III, fratello maggiore del reprobo, ha reagito stavolta a tamburo battente, con una nota gelida e senza precedenti. “Lasciatemi essere chiaro, la giustizia deve fare il suo corso”, ha tagliato corto promettendo “sostegno e cooperazione” alle autorità inquirenti, prima di assicurare che ciò che resta della Royal Family continuerà a svolgere i suoi “doveri al servizio” dello Stato. Parole nette, fatte proprie anche dal primogenito William e dalla consorte Kate, eredi di un trono il cui futuro appare in queste ore carico d’incognite.
Monarchia e governo sotto tiro
Più tardi il sovrano ha confermato l’impegno a non eclissarsi, scrollandosi almeno per ora di dosso il vaticinio di chi non esclude prima o poi una sua abdicazione (anche in ragione della diagnosi di cancro di due anni fa). Il tutto sullo sfondo di un Paese laddove la nicchia anti-monarchica del movimento Republic si mostra più fiduciosa che mai, rivendicando di aver contribuito a mettere in discussione “l’impunità” dei reali e gli insabbiamenti del passato. E in cui lo stesso governo laburista dell’impopolare Keir Starmer è alle prese con i contraccolpi della vicenda Epstein. Vicenda per la quale è indagato per sospetti del tutto analoghi a quelli che riguardano Andrea pure Peter
Mandelson, chiacchieratissimo ex ministro ed eminenza grigia del New Labour di Tony Blair che sir Keir aveva inopinatamente ripescato l’anno scorso come ambasciatore negli Usa di Donald Trump. Salvo essere poi costretto a silurarlo e proclamare adesso – a proposito della situazione del fratello del re – che “nessuno può essere al di sopra della legge”. Le accuse (potenziali) nei confronti di Andrea si riferiscono solo al filone relativo a un presunto abuso d’ufficio fatto emergere dagli Epstein file: con la pubblicazione oltre Oceano di email da cui si evince come Andrea abbia condiviso fra il 2010 e il 2011 informazioni confidenziali con “l’amico” Jeffrey relative a sue missioni ufficiali compiute all’epoca in Asia nei panni di emissario del governo britannico.
SVIZZERA / ESTERO
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2026-02-20T08:00:00.0000000Z
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