Avanti il dialogo con l’Iran, ma gli Usa restano cauti
Svolta diplomatica, ulteriori negoziati, oppure rottura e guerra. Restano questi i tre possibili esiti del delicatissimo negoziato Usa-Iran, arrivato al terzo round a Ginevra. Il rappresentante dell’Oman, Badr bin Hamad Al Busaidi, dopo aver fatto da spola tra gli emissari di Washington e Teheran, ha parlato di “un’apertura senza precedenti a nuove idee” sul dossier nucleare e ha dichiarato la sessione conclusa con “progressi significativi”, che porteranno a nuove consultazioni la prossima settimana a Vienna. Anche il regime degli ayatollah ha parlato di “colloqui seri”, a cui ha partecipato anche il direttore dell’Aiea Rafael Grossi. “Delusione”, invece, è emersa da Steve Witkoff e Jared Kushner, a dimostrazione che la strada resta in salita. A complicare le cose c’è l’insistenza degli iraniani a tenere fuori dalla trattativa il loro arsenale balistico, mentre per la Casa Bianca “questo è un problema”. E nel frattempo si rafforza il dispositivo militare Usa nella regione, con la portaerei Gerald Ford diretta verso Israele.
Una delle opzioni sul tavolo di Trump resta il blitz mirato per spingere Teheran a fare concessioni sul nucleare. Se l’obiettivo della Casa Bianca fosse quello di favorire un cambio di regime, sarebbe necessaria una campagna militare più ampia e prolungata. Tra l’altro da Washington non filtrano idee precise su cosa potrebbe avvenire in seguito alla caduta degli ayatollah: chi, ad esempio, assumerebbe la guida di un Paese frammentato. Al netto delle ambizioni di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià.
ESTERO / SVIZZERA
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2026-02-27T08:00:00.0000000Z
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