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L’Iran ‘aspetta’ i soldati Usa

Altri marines mandati in Medio Oriente, il Pakistan media

Ansa/Ats/Dpa/Afp/red

A quattro settimane dall’inizio del conflitto, Israele e Iran continuano a scambiarsi violenti attacchi. Alcuni missili hanno colpito una zona residenziale a sud di Teheran, causando la morte di dieci persone. L’obiettivo sarebbero state le infrastrutture dell’apparato di potere iraniano, tra cui impianti di produzione di missili e droni, secondo quanto riferito dall’esercito israeliano. La rete per i diritti umani Hrana, con sede negli Stati Uniti, ha affermato che gli attacchi degli ultimi giorni contro l’Iran sono stati i più violenti dall’inizio della guerra.

Nel frattempo, l’Iran ha continuato a lanciare missili contro Israele. I media riferiscono di un attacco che ha colpito la città desertica di Dimona, nei pressi del reattore nucleare israeliano. Una settimana fa, un attacco in quella località aveva causato decine di feriti in un quartiere residenziale. Anche nell’area metropolitana di Tel Aviv e a Gerusalemme è scattato l’allarme missilistico. Nel nord di Israele, oltre ai missili provenienti dall’Iran, sono stati lanciati nuovamente anche proiettili dal Libano. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato di aver ordinato all’esercito di “ampliare ulteriormente” la zona di sicurezza esistente nel Paese vicino.

Diplomazia al lavoro in Pakistan

Nel frattempo, su invito del Pakistan, i ministri degli Esteri di Arabia Saudita, Egitto e Turchia si sono recati a Islamabad per colloqui della durata di due giorni. Il loro obiettivo era discutere di una possibile distensione del conflitto. Il Pakistan condivide un confine lungo circa 900 km con l’Iran e, da quando la guerra si è estesa agli Stati del Golfo, si è offerto come mediatore per una possibile fine del conflitto. L’Iran ha allentato il blocco dello Stretto di Hormuz, fondamentale per l’approvvigionamento energetico, consentendo il passaggio delle navi pakistane. Dall’inizio degli attacchi israeliani e statunitensi al Paese, quattro settimane fa, l’Iran blocca lo stretto attraverso il quale transita gran parte del trasporto di petrolio e gas. Di conseguenza, i prezzi di queste fonti energetiche sono aumentati notevolmente. Stando a un portavoce, l’esercito israeliano intende distruggere in gran parte la produzione bellica iraniana “nel giro di pochi giorni”. Intanto, l’arrivo di ulteriori forze dei Marines statunitensi in Medio Oriente a bordo della nave d’assalto anfibia ‘Uss Tripoli’ ha alimentato le speculazioni su un’imminente operazione di terra. Secondo quanto riportato dai media statunitensi, l’esercito americano avrebbe in effetti già preparato dei piani in questo senso. L’operazione prevederebbe l’impiego congiunto di truppe di fanteria regolare e forze speciali, senza tuttavia configurarsi come una vera e propria invasione, come ha riferito il ‘Washington Post’ citando fonti ufficiali statunitensi. Per un’operazione di questo tipo sarebbero previste diverse settimane.

L’Iran ha messo in guardia gli Stati Uniti da un’offensiva terrestre. «Non dubitate nemmeno per un istante della determinazione dei nostri soldati», ha affermato il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, secondo quanto riportato dall’agenzia statale Irna. Le forze iraniane «stanno aspettando l’arrivo delle truppe americane sul territorio per dar loro fuoco e punire per sempre i loro partner regionali». Ci si trova in una «grande guerra mondiale», ha affermato Ghalibaf esprimendo scetticismo nei confronti dei tentativi di mediazione.

Nel frattempo, i contrattacchi iraniani continuano anche in altri Paesi della regione. Diversi Stati del Golfo hanno segnalato altri danni, tra cui quelli causati dagli attacchi a un impianto metallurgico ad Abu Dhabi dove, secondo fonti ufficiali, ci sono stati diversi feriti. Sabato, dopo essere entrata in guerra a fianco di Teheran, anche la milizia Houthi nello Yemen ha attaccato Israele con tre missili e un drone.

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2026-03-30T07:00:00.0000000Z

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