Ritorno di massa dove Israele ‘bonifica’
La fragile tregua in vigore tra Israele e Libano mediata dalla Casa Bianca ha ridotto al minimo per il momento i raid aerei e gli scontri di terra tra Hezbollah e Idf, che pure conta due soldati morti dall’inizio dello stop ai combattimenti, ma non ha fermato le ruspe dello Stato ebraico, che continuano a radere al suolo i villaggi oltreconfine durante il cessate il fuoco. E non mancano le vittime tra i militari, da ultimo un soldato rimasto ucciso sabato dall’esplosione un ordigno artigianale, altri 9 sono rimasti feriti. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu sarebbe rimasto “scioccato” secondo Axios dall’ultimatum di Donald Trump, che ha “vietato” a Israele di continuare l’offensiva in Libano. Intanto però, in attesa di una posizione ufficiale del governo, il ministro della Difesa Israel Katz ha annunciato che l’Idf ha ricevuto ordine di ricorrere alla “piena forza” in Libano – anche durante l’attuale cessate il fuoco – in caso le truppe israeliane dovessero trovarsi di fronte a qualsiasi minaccia. All’esercito è stato ordinato di “demolire le case nei villaggi in prima linea vicino al confine che fungevano a tutti gli effetti da avamposti terroristici di Hezbollah”, ha dichiarato Katz durante un evento in Cisgiordania.
Un ordine che i comandanti militari hanno subito messo in pratica: case civili, edifici pubblici e scuole vengono demoliti nell’ambito di una più ampia politica di “bonifica dell’area”, hanno riferito ad ‘Haaretz’. Il tutto mentre migliaia di sfollati affrontano ogni giorno ore e ore di viaggio per far ritorno nei villaggi al confine. Si tratta soprattutto di uomini, le famiglie restano al riparo a nord, che vanno a constatare con i propri occhi cosa sia rimasto delle proprie case.
ESTERO / SVIZZERA
it-ch
2026-04-20T07:00:00.0000000Z
2026-04-20T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281530822605354
Regiopress SA