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Usa-Iran: accordo già appeso a un filo

I 60 giorni previsti per i negoziati sono di fatto iniziati solo sulla carta. Teheran: ‘Stati Uniti responsabili delle bombe israeliane sul Libano’

L’accordo Usa-Iran è già in bilico. Per colpa d’Israele. O almeno, questa è l’accusa di Teheran che, ricorda, ha incluso il Libano nell’intesa in 14 punti firmata con Washington. Le forze israeliane, invece, hanno bombardato il Sud del Paese e continuano a rifiutare la smobilitazione, poiché l’obiettivo è quello di creare una zona cuscinetto per proteggere gli insediamenti a nord d’Israele da Hezbollah. Insomma, sono stati proprio quei raid a far deragliare l’incontro al Bürgenstock, posticipato al momento sine die. E comunque sia, l’Iran ritiene gli Stati Uniti “direttamente responsabili” per le violazioni al memorandum – non proprio un buon viatico per i 60 giorni di negoziati previsti a partire da venerdì.

L’Iran – sostengono diverse fonti diplomatiche citate dal Financial Times – ha mantenuto ferma la propria posizione di “niente Libano niente accordo” poiché ritiene di poter prevalere e di poter ottenere concessioni da Washington. Il messaggio degli iraniani è semplice: “Noi abbiamo frenato Hezbollah, gli Stati Uniti invece devono frenare Israele e finché non lo faranno, non ci presenteremo”.

Quando si terranno a questo punto i colloqui (e dove) non lo sa nessuno con certezza: potrebbero essere stati provvisoriamente riprogrammati per lunedì ma tutto dipende dalla situazione in Libano. A partire dalle 16 del pomeriggio Hezbollah e Israele avrebbero dichiarato un ennesimo cessate il fuoco, grazie all’intervento dei mediatori. Con gli Usa che si sono fatti garanti. “Ho chiesto a Israele di accettare il cessate il fuoco con Hezbollah”, ha affermato Donald Trump in serata, assicurando che gli Usa “saranno in grado di fermare Israele dall’attaccare il Libano”. Al di là delle accuse incrociate, è fondamentale ora che le armi tacciano in Libano perché ne va della credibilità degli Stati Uniti. Le agenzie d’intelligence americane hanno quindi messo in guardia l’amministrazione Trump sul fatto che, probabilmente, Benjamin Netanyahu adotterà iniziative per “ostacolare” il raggiungimento di un accordo di pace duraturo poiché sarebbe intenzionato a “proseguire” le operazioni contro Hezbollah.

Dopo gli strali sia di Trump che di JD Vance è la relazione Israele-Usa a essere sotto il microscopio, date le immense ripercussioni che ci potrebbero essere in tutta la regione. “Con Bibi è tutto normale ma lo dobbiamo mantenere sano di mente”, ha messo in guardia il tycoon. Cosa evidentemente non facile. Netanyahu a breve dovrà affrontare le elezioni ed è stretto a destra da forze con posizioni ancora più estremiste del Likud. “La guerra è l’unica cosa che li tiene in vita”, confida un’alta fonte europea.

A Bruxelles, d’altra parte, i leader Ue, a Consiglio europeo concluso, hanno incoraggiato le parti a proseguire nei negoziati, garantire la libertà di navigazione e ad attuare in pieno la tregua in Libano, rispettando la sua sovranità. La preoccupazione che lo stretto di Hormuz possa nuovamente essere chiuso c’è. Il portavoce del Ministero degli esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha respinto alcune notizie diffuse dai media che lo davano bloccato definendole “prive di fondamento”. Anzi. Gli attraversamenti registrati nella giornata di venerdì non sono mai stati così alti da metà aprile scorso (ma le navi devono chiedere il permesso 48 ore prima e, data la presenza delle mine, si devono coordinare nel passaggio con l’autorità). Nel mentre al Bürgenstock si registrano dei movimenti. Il premier e ministro degli Affari Esteri del Qatar, Al Thani, è stato accolto all’hotel dal capo della diplomazia elvetica, Ignazio Cassis. Nel corso dell’incontro è stato ribadito “il pieno sostegno del Qatar” all’avvio dei negoziati tra la parte americana e quella iraniana, al fine di giungere a “soluzioni sostenibili” per le questioni in sospeso: la speranza è che si possa riannodare il filo del dialogo prima che sia troppo tardi.

Il tycoon: ‘Ho più potere di Mao e Hitler’

“I miei poteri sono illimitati”, “Sono la persona più temuta di sempre”: se agli inizi si paragonava a George Washington e Abraham Lincoln; Donald Trump ora si mette alla prova della storia collocandosi sullo stesso livello di Alessandro Magno, Napoleone Bonaparte e Giulio Cesare. Il commanderin-chief, in preda a un’esagerata autostima, afferma di avere più potere di Hitler, Stalin e Mao, ma anche di Attila e Gengis Khan, tutti uomini forti che hanno piegato i loro Paesi e per i quali nutre una forte ammirazione. La ‘prova nero su bianco’ sarebbe il documento di un imprecisato storico su cui ci sarebbe scritto: “Per quanto temibili ai loro tempi, non avevano una portata globale. Il loro potere era locale. Quello di Trump invece no”.

Scintille Washington-Roma

Le durissime parole pronunciate dal presidente americano alla trasmissione de La7 “L’Aria che tira”. Sono piombate nel bel mezzo del Consiglio europeo di Bruxelles, dove era presente la premier italiana. “Giorgia Meloni ha implorato di fare una foto, mi ha fatto pena”, lo strale senza precedenti lanciato da Trump all’ex alleata. Parole che potrebbero segnare un prima e un dopo nei rapporti tra Roma e Washington e che rischiano di far diventare lo scontro non più personale, ma diplomatico. Anche perché la risposta di Meloni è stata immediata, veemente, durissima. “Le sue dichiarazioni sono totalmente inventate, sono francamente allibita” ma “si ricordi: io e l’Italia non imploriamo mai”, è stato il messaggio che il capo del governo ha affidato a un breve video sui social, girato dall’Europa Building.

Certo, le conseguenze di una rottura di simili dimensioni non sono prevedibili. Meloni e Trump, salvo la possibilità di una clamorosa defezione da parte del tycoon, si rivedranno al vertice Nato ad Ankara. Dove il presidente americano, sulla scia delle dichiarazioni di Pete Hegseth alla ministeriale dell’Alleanza, potrebbe tornare a puntare il dito contro “gli scrocconi”. E l’Italia, agli occhi di Washington, fa parte di loro. Ai microfoni di L’Aria che Tira il tycoon non ha attaccato solo Meloni, ma l’Europa intera che “su immigrazione ed energia ha sbagliato tutto”. E puntato il dito ancora una volta sull’atteggiamento a suo dire passivo dell’Ue sulla crisi iraniana. A cominciare dall’Italia, che “su Hormuz non c’è stata”. Trump non ha dimenticato. Quel suo “sono stato abbandonato” pronunciato a Meloni al G7 di Evian non era una semplice battuta.

ESTERO / SVIZZERA

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2026-06-20T07:00:00.0000000Z

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