Giovani reclutati sui social per furti in negozi di armi
ATS/RED
Ultimamente si sono moltiplicati i furti con scasso nei negozi di armi in Svizzera. Nella maggior parte dei casi sono all’opera bande internazionali. I reati, commessi perlopiù da giovani, fanno parte di un fenomeno più ampio nell’ambito della criminalità organizzata internazionale, che ha ormai raggiunto anche la Svizzera, come dimostrano i dati dell’Ufficio federale di polizia (fedpol).
Sabato, poco prima di mezzanotte, la Polizia cantonale vallesana è stata informata di un furto con scasso avvenuto a Sion. Durante la fuga in auto in direzione del Basso Vallese i malviventi hanno sfondato un posto di blocco della polizia.
Non è un caso isolato: quest’anno si sono verificati furti in negozi di armi anche in Ticino e nei cantoni di Svitto e Zurigo. A Sion si sono avuti perfino due furti di questo tipo. Mentre lo scorso anno erano stati segnalati diversi casi nei cantoni di San Gallo, Zurigo e Argovia. Solo da gennaio di quest’anno, ha indicato fedpol, sono stati registrati 23 casi di furti con scasso – riusciti o tentati – in negozi di armi.
In quasi tutti i casi all’origine dei furti vi sono bande di ladri provenienti da altri Paesi, in particolare dalla Francia. Fedpol dispone di indizi secondo cui le armi rubate in Svizzera vengono trasferite nel Paese limitrofo, dove vengono poi presto utilizzate in scontri violenti tra gruppi rivali.
Sempre secondo l’Ufficio federale di polizia, i vari reati sono da attribuire al fenomeno del “Crime-as-a-Service” (Caas): un modus operandi a cui ricorrono sempre più spesso soprattutto organizzazioni criminali francesi, con reclutatori che ingaggiano potenziali “soldati” tramite le reti sociali. Nei casi che riguardano la Svizzera il reclutamento avviene perlopiù tramite Snapchat; video promozionali si trovano però anche su TikTok e Telegram. Secondo l’Ufficio federale di polizia i “soldati” sono “perlopiù minorenni o giovani adulti inesperti, senza legami diretti con un’organizzazione criminale”. I giovani vengono di norma obbligati a filmarsi mentre commettono il reato; il materiale serve poi come strumento di propaganda per ulteriori reclutamenti. Se i “soldati” non riescono a portare a termine con successo l’incarico vanno incontro a ritorsioni da parte dei reclutatori.
Secondo i dati di fedpol dal 2025 alla fine del mese scorso sono stati identificati almeno 360 reclutati, tra cui dieci giovani svizzeri. L’età media è di 21 anni; il più giovane autore noto ne aveva 14.
ESTERO / SVIZZERA
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2026-07-11T07:00:00.0000000Z
2026-07-11T07:00:00.0000000Z
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