Lavitola: ‘Sono il mandante, l’ho fatto per il suo bene’
“Ho fatto mettere quella bomba perché Ranucci era in pericolo, era minacciato. Una bomba per il suo bene, per fargli alzare i livelli di protezione”. Valter Lavitola parla per oltre cinque ore davanti al gip di Roma e ammette di essere lui il mandante dell’attentato al conduttore di Report, nell’ottobre dello scorso anno. Un interrogatorio di garanzia in cui l’imprenditore offre una versione con molti aspetti ancora da chiarire e sui quali la procura farà i necessari approfondimenti. A partire dalla risposta che il difensore Sergio Cola dà ai giornalisti quando gli viene chiesto se Ranucci, che resta per gli inquirenti la vittima, fosse a conoscenza del progetto di Lavitola: “Su questo non dico assolutamente altro” si limita ad affermare il legale. In un ufficio del carcere di Rebibbia dove si trova detenuto da lunedì scorso, il 60enne non si è dunque avvalso della facoltà di non rispondere ma ha affrontato le domande del giudice confermando sostanzialmente l’ipotesi accusatoria. Ma specificando che “non esiste alcun movente politico” dietro l’azione dinamitarda del 16 ottobre del 2025. “Ho fatto tutto ciò – ha detto l’indagato – per tutelare l’incolumità di Ranucci, che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo, e fargli innalzare la scorta”.
SVIZZERA / ESTERO
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2026-08-13T07:00:00.0000000Z
2026-08-13T07:00:00.0000000Z
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