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Diverse aziende svizzere pronte a chiedere rimborsi

Tanta incertezza dopo la sentenza della Corte suprema Usa sui dazi. Ma diverse aziende svizzere si sono già mosse. Trump: ‘Stangate a chi fa il furbo’

Ats/Awp/Ansa/red

Swatch, Victorinox, Stöckli e altri tentano l’impervia via della restituzione dei dazi pagati in eccesso. Donald Trump mette in guardia i Paesi ‘che vogliono fare giochetti’.

Donald Trump non molla sui dazi e non sembra intenzionato a discostarsi dalla linea dura. I Paesi che faranno i furbi approfittando della sentenza della Corte Suprema, avverte, “si troveranno ad affrontare tariffe molto più alte e peggiori di quelle concordate di recente”. Parole pronunciate a poche ore dall’entrata in vigore (avvenuta a mezzanotte) di dazi al 15% per tutti, imposti per sostituire quelli bollati come illegali nella sentenza dell’Alta Corte. Una minaccia, quella del presidente, che però aumenta ancor di più la confusione e l’incertezza agitando i mercati su entrambe le sponde dell’Oceano.

I dazi al 15% resteranno in vigore per 150 giorni, fino alla fine di luglio. Se Trump decidesse di prolungarli dovrebbe a quel punto ricorrere al Congresso, dove però si troverebbe davanti il muro dei democratici pronti a dare battaglia con ogni mezzo. E un eventuale ricorso al Congresso per prolungare i dazi esistenti o per codificarli in legge (così da concedere al presidente mano libera) è un’ipotesi vista con scetticismo anche dai repubblicani, visto l’anno elettorale.

Franco forte ‘minaccia molto più grave’

Anche in Svizzera la confusione regna sovrana nei settori legati all’export. La Federazione dell’industria orologiera svizzera (Fh) ha dichiarato di non sapere ancora a quanto ammonteranno esattamente per gli orologiai del Paese i nuovi dazi doganali annunciati venerdì da Trump. In attesa di maggiori chiarimenti, ritiene “legittimo” che alcuni di essi intendano richiedere il rimborso dei dazi già pagati dopo il loro annullamento da parte della Corte suprema degli Stati Uniti.

Il gruppo orologiero Swatch si muoverà in tal senso: lunedì ha fatto sapere che la sua filiale negli Stati Uniti richiederà un rimborso retroattivo delle sovrattasse pagate. Un portavoce del gruppo con sede a Bienne fa notare peraltro che il conflitto doganale era “sopravvalutato” e che il franco forte rappresentava “una minaccia molto più grave per l’economia svizzera delle esportazioni”. Durante il fine settimana, anche il marchio orologiero Breitling ha dichiarato alla stampa svizzerotedesca che avrebbero richiesto il rimborso dei dazi doganali pagati. Il presidente della direzione del marchio solettese, Georges Kern, ha parlato di “importi significativi” indebitamente pagati. Contattato, il gruppo ginevrino Rolex non ha invece voluto esprimersi.

In seno alla Fh è tempo di consultazioni con i membri e non si profila ancora una soluzione uniforme per richiedere tali rimborsi. “La situazione è molto diversa da un’azienda all’altra a seconda delle loro modalità di importazione negli Stati Uniti”, sottolinea Yves Bugmann. Il presidente della Federazione sottolinea infatti che, poiché è l’importatore che deve richiedere il rimborso dei dazi doganali, le procedure saranno più semplici per le aziende che hanno una filiale negli Stati Uniti rispetto a quelle che dipendono da rivenditori indipendenti americani.

Non solo orologi

Anche Victorinox intende presentare una richiesta di rimborso. Per l’azienda che produce tra l’altro il famoso coltellino svizzero, il potenziale volume di rimborso per lo scorso anno ammonta a circa 3,8 milioni di dollari. Stiamo attualmente esaminando attentamente i requisiti legali e amministrativi, nonché la procedura concreta, ha dichiarato il Ceo Carl Elsener. Per Victorinox, tuttavia, più importante dell’aspetto finanziario è la sicurezza della pianificazione a lungo termine: “Condizioni quadro affidabili e giuridicamente sicure sono fondamentali per le aziende che operano a livello internazionale”. Già dopo l’accordo doganale concluso con effetto retroattivo a metà novembre, Victorinox ha presentato richieste di rimborso per un importo di 300mila dollari, di cui 266mila sono già stati versati.

Nel weekend oltre a Breitling anche Läderach aveva dichiarato alla Neue Zürcher Zeitung che avrebbe richiesto il rimborso dei dazi pagati. Secondo i giornali del gruppo CH-Media, pure il produttore di sci Stöckli intende fare lo stesso passo.

‘Ancora molti aspetti da chiarire’

Secondo Rahul Sahgal, presidente della Camera di commercio svizzero-americana, la decisione di Donald Trump di introdurre un nuovo dazio globale, dopo la sentenza della Corte suprema, non modifica in modo sostanziale la situazione per gli esportatori svizzeri. Le eccezioni previste, ad esempio per il settore farmaceutico, rimangono in vigore, così come per il commercio dell’oro, ha detto a Keystone-Ats. Per quanto riguarda le possibilità di ottenere il rimborso e la procedura da seguire, “al momento ci sono ancora molti aspetti da chiarire”, ha affermato da parte sua Noé Blancpain di Swissmem, associazione del comparto metalmeccanico ed elettrotecnico elvetico. La Corte suprema non si è pronunciata sulla questione della restituzione dei soldi spesi in tariffe doganali, che dovrà quindi essere decisa da istanze subordinate.

Oggi è così, domani...

La procedura esatta per richiedere il rimborso dei dazi pagati in eccesso non è ancora chiara e la situazione è estremamente instabile, conferma Alfonso Orlando, esperto del commercio presso Switzerland Global Enterprise, l’organizzazione ufficiale svizzera per la promozione economica all’estero della Confederazione. In un’intervista con l’agenzia Awp, Orlando spiega che finora le richieste possono essere presentate solo da aziende con sede negli Stati Uniti, ad esempio tramite filiali svizzere. Per quanto riguarda la procedura, le possibilità sono due: o il governo ne introdurrà una tramite l’autorità doganale statunitense, oppure le aziende dovranno presentare ricorso alla United States Court of International Trade. Orlando consiglia alle aziende elvetiche di tenere costantemente sotto controllo la situazione. “Ciò che è attuale oggi potrebbe essere superato domani (...). L’incertezza attualmente è massima”.

Ue e Cina prendono tempo

Il Parlamento europeo intanto ha rinviato il voto sull’intesa commerciale Ue-Usa previsto oggi in attesa di certezze dopo la decisione della Corte suprema. Prende tempo anche la Cina: Pechino aspetta il vertice Trump-Xi di aprile prima di decidere ogni mossa.

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