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Gli Stati Uniti tornano ad accusare la Svizzera

Il rappresentante per il commercio degli Stati Uniti (Ustr) Jamieson Greer ha proposto mercoledì nuove tariffe doganali che vanno dal 10 al 12,5% per 60 Paesi (tra i quali Svizzera, Cina e Regno Unito), accusati di non aver agito contro il lavoro forzato. La mossa arriva a distanza di mesi dall’avvio, da parte di Washington, di indagini su vari partner commerciali, in reazione all’annullamento da parte della Corte suprema di una serie di dazi imposti dal presidente Donald Trump a febbraio.

Per la Svizzera il nuovo rapporto arriva in un momento delicato: Berna e Washington stanno negoziando una soluzione alla controversia sui dazi. La direttrice della Segreteria di Stato dell’economia (Seco) Helene Budliger Artieda aveva dichiarato proprio la scorsa settimana che la Svizzera si trova “in dirittura d’arrivo” nei colloqui con gli Stati Uniti. Si è detta fiduciosa che si possa raggiungere un accordo entro la scadenza fissata da Trump, il 9 luglio.

La Svizzera rimanda al mittente le ultime accuse di Washington. Lo ha ribadito sui social media il presidente Guy Parmelin, che mercoledì a Parigi ha incontrato Greer a margine della conferenza ministeriale dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Il Dipartimento federale dell’economia (Dfe) – guidato dallo stesso Parmelin – ha pure preso posizione, affermando che Berna respinge “veementemente” le accuse. Il Dfe ha poi chiarito che i dazi raccomandati non entreranno in vigore immediatamente e che dovrebbero sostituire quelli attuali, in vigore fino al 24 luglio.

ESTERO / SVIZZERA

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2026-06-05T07:00:00.0000000Z

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