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Dittli non cede e sfida il partito

I vertici del Centro vodese non la sostengono più, ma la consigliera di Stato annuncia di volersi ricandidare in febbraio. Se del caso anche come indipendente

Ats/red

Valérie Dittli non ha intenzione di lasciare il Consiglio di Stato vodese. Nonostante gli scandali, la ministra centrista ha annunciato di volersi ricandidare il prossimo febbraio. “Ci vado per vincere”, ha detto in un’intervista rilasciata a ‘Le Matin Dimanche’. “Mi metto a disposizione del mio partito. E intendo convincerlo il 2 settembre”, in occasione dell’assemblea dei delegati della sezione vodese del Centro, ha dichiarato. Dittli assicura che “il Centro è la mia famiglia” e che “spera davvero di partire in campagna elettorale con loro”. Non esclude tuttavia una candidatura come indipendente nel caso in cui la base del partito non approvasse la sua candidatura. “Se il mio partito decidesse di procedere senza di me, tutto rimane possibile”, ha affermato.

‘Parere’ da sottoporre ai delegati

L’annuncio di oggi mette il suo partito in imbarazzo. Il comitato direttivo le aveva infatti raccomandato di rinunciare. La formazione, che ha poco peso nel cantone, vuole stringere alleanze in vista delle elezioni cantonali del 2027. Tuttavia, tutti i partiti consultati, sia di centro che di destra, non vogliono un’alleanza con Valérie Dittli come candidata.

Spetterà all’Assemblea dei delegati decidere, il 2 settembre, se conferirle o meno la carica. Ma prima, il comitato cantonale del partito, composto da circa 20 membri, si riunirà giovedì alla presenza della stessa Dittli. Dovrà in particolare formulare “un parere” prima dell’assemblea, ha spiegato il presidente del Centro vodese, Giancarlo Sergi, contattato da KeystoneAts. Un primo parere, che raccomandava di non sostenere Valérie Dittli, era già stato espresso quest’estate dal comitato direttivo (9 membri). I delegati avranno “tutte le carte in mano e dovranno decidere”, ha aggiunto Sergi, aggiungendo di aspettarsi tra i 60 e i 100 delegati il 2 settembre a Épalinges. Il presidente ha raccontato che i dirigenti del partito hanno appreso sabato sera che Valérie Dittli avrebbe reso nota la sua decisione alla stampa. Ha poi aggiunto di non essere rimasto sorpreso dalla sua decisione, avendo “intuito che volesse ricandidarsi”. Questa scelta “spetta a lei” e “non cambia la nostra opinione secondo cui non dovrebbe ricandidarsi”, ha messo in evidenza. Il 2 settembre non ci saranno altre candidature e se Dittli riuscirà a convincere i delegati “la sosterremo”, ha detto ancora.

Tre dossier scottanti

Valérie Dittli, originaria di Zugo, è stata eletta nel Consiglio di Stato nell’aprile 2022. All’epoca aveva solo 29 anni e nessuna vera esperienza politica. La sorpresa è stata enorme, anche se la sua elezione deve molto all’alleanza tra il Centro, il Plr e l’Udc. La favola, tuttavia, non è durata a lungo. I casi che coinvolgono Dittli sono venuti alla luce uno dopo l’altro. La politica si trova da mesi al centro di una crisi istituzionale. I problemi riguardano in particolare due dossier: quello del cosiddetto scudo fiscale per i contribuenti facoltosi – Dittli avrebbe chiesto l’annullamento di imposte di contribuenti soggetti a questo meccanismo – e quello delle tasse nel settore agricolo – la consigliera di Stato avrebbe ‘spinto’ i suoi servizi a decisioni contrarie alle regole.

Poi c’è la vicenda dei mandati, una sorta di caso nel caso: è balzata agli onori della cronaca all’inizio del 2025, quando l’emittente romanda Rts ha evocato un conflitto tra Valérie Dittli e l’ex presidente della Commissione fondiaria rurale (Cfr), Jean-Claude Mathey, nonché la denuncia penale da lui depositata contro la consigliera di Stato per calunnia, diffamazione, abuso d’autorità e violazione del segreto d’ufficio. Un rapporto redatto dall’ex giudice cantonale JeanFrançois Meylan su incarico del Consiglio di Stato contesta a Dittli di aver firmato un accordo con Mathey che prevedeva il ritiro della denuncia penale contro di lei in cambio dell’assegnazione all’ex presidente del Cfr di un mandato retribuito con 10mila franchi a carico dell’Ente pubblico.

‘Un bilancio da difendere’

Isolata e attaccata da tutte le parti, nel mirino della giustizia, Dittli non ha tuttavia mai voluto abdicare. La ministra lo riconosce: “Ho senza dubbio commesso degli errori, soprattutto all’inizio, e me ne assumo la responsabilità”. Ma “mi assumo anche la responsabilità di aver fatto il mio lavoro: governare”, senza lasciare che fosse l’amministrazione a farlo al posto suo. “Ho un bilancio concreto da difendere”, ha sottolineato.

Per la sua prossima campagna elettorale intende difendere il potere d’acquisto della classe media e delle piccole e medie imprese. Vuole inoltre continuare a lavorare sui temi dell’agricoltura e dell’alimentazione e “adattare i nostri strumenti agricoli alla siccità e al cambiamento climatico. Sono già stati avviati programmi innovativi, in particolare sull’adattamento dei terreni”, assicura.

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