Teheran e le sanzioni ‘Non siamo il Venezuela’
Nella “guerra economica” con gli Stati Uniti, l’Iran non ha alcuna intenzione di cedere e promette battaglia: “Il nemico aveva valutato che se l’Iran fosse caduto, sarebbe diventato come il Venezuela. Non solo non è successo, ma è diventata una potenza che ha stupito il mondo per la sua resistenza”, ha rivendicato Masoud Pezeshkian. Il moderato presidente ha assicurato che Teheran “non si arrenderà mai” al ‘D-Day economico’ – le nuove sanzioni promesse da Donald Trump – atteso oggi. Dal lato americano, il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha promesso misure per “far collassare” il regime degli ayatollah, mentre esperti e analisti si interrogano su quali potranno essere gli obiettivi delle nuove sanzioni, dalle raffinerie cinesi a un possibile blocco terrestre, dopo quello dei porti iraniani. Dall’altra parte del fronte, non è meno duro il linguaggio dei vertici della Repubblica islamica: “La guerra economica è uno scenario ricorrente e la solita vecchia tattica di bullismo nella politica americana”, ha attaccato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Per il capo della diplomazia iraniana, si tratta di “un film che abbiamo già visto molte volte”, mentre il portavoce dei pasdaran ha riferito che il regime “ha un piano per respingere gli effetti negativi di questa guerra”. Nel frattempo, lo stretto di Hormuz “è chiuso e non riaprirà fino a quando gli Usa non cambieranno atteggiamento e rispetteranno i loro impegni”.
ESTERO / SVIZZERA
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2026-08-24T07:00:00.0000000Z
2026-08-24T07:00:00.0000000Z
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