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Il fronte del no: immorale e contraria ai valori svizzeri

Oltre a essere immorale, la revisione della legge sulle armi, in votazione il 29 novembre, che consentirebbe la vendita di materiale bellico anche a Stati in guerra, è contraria ai valori svizzeri.

Parola di un’alleanza di partiti di sinistra (Ps e Verdi), Evangelici e organizzazioni non governative con cui si invita il popolo a votare contro la revisione legislativa poiché in contraddizione con i valori fondamentali del nostro Paese.

Secondo la nuova impostazione della legge, un gruppo di 36 Paesi occidentali potrà acquistare armamenti svizzeri con maggiore libertà rispetto a oggi: anche qualora fossero coinvolti in una guerra, la Svizzera potrà fornire loro materiale bellico. Rimangono escluse solo nazioni che violano i diritti umani in modo grave e sistematico. Il Consiglio federale, inoltre, avrà un diritto di veto se ritenesse che tali esportazioni possano mettere in pericolo la neutralità. Regole meno severe si applicherebbero anche alla riesportazione.

Per il consigliere nazionale Fabian Molina (Ps/Zh), le rassicurazioni del governo, soprattutto riguardo le riesportazioni, sono vaghe: nulla impedisce che materiale bellico prodotto in Svizzera finisca nelle mani di paesi come l’Arabia Saudita o la Cina o venga impiegato in guerre, anche civili, come in Sudan, oppure in Libano.

Circa la decantata solidarietà nei confronti dell’Europa, il fatto che l’Ucraina, paese aggredito dalla Russia cinque anni fa, sia esclusa dall’applicazione della legge rivelerebbe che si tratta solo di parole vuote che nascondono cinismo e la voglia di profitti dell’industria bellica.

Per la presidente dei Verdi Lisa Mazzone di Ginevra la revisione in votazione non sarebbe stata possibile senza il lobbismo degli ambienti legati all’industria delle armi dopo l’adozione del controprogetto all’iniziativa correttiva e l’inizio della guerra in Ucraina. A suo parere, alle urne il popolo dovrà dire “no” a questa legge poiché è moralmente ed eticamente indifendibile arricchirsi sulle guerre civili.

Per Alicia Giraudel di Amnesty International, indebolendo le regole attualmente in vigore e investendo l’esecutivo di un maggiore potere discrezionale, ne va della credibilità della Svizzera quale difensore dei diritti umani, dello Stato di diritto e del diritto internazionale. Un “no” a questa revisione rappresenta a suo parere un “sì” alla prevenzione delle gravi violazioni dei diritti umani.

ESTERO / SVIZZERA

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2026-10-13T07:00:00.0000000Z

2026-10-13T07:00:00.0000000Z

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