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Il Consiglio federale sceglie di imboccare la ‘via di mezzo’

Tutele per i minori ma obblighi limitati nella futura legge

Di Stefano Guerra/Ats

I giovani vanno protetti meglio sui social media e online. A questa conclusione è giunto il Consiglio federale dopo aver preso atto dei risultati della procedura di consultazione sull’avamprogetto di legge riguardante le piattaforme di comunicazione e i motori di ricerca. Il governo – intenzionato a presentare un disegno di legge entro fine giugno 2027 – fa così un passo avanti (sulla tutela dei minori), pur rimanendo al di sotto degli standard in materia in vigore nell’Unione europea. Quella proposta è «una via di mezzo», ha affermato mercoledì in una conferenza stampa a Berna il ministro della Comunicazione Albert Rösti (Udc). Le principali domande e risposte.

Cos’ha deciso il governo?

Di completare l’avamprogetto in due ambiti. Primo: la legge verrà integrata con misure di tutela dei minori, non previste in un primo tempo. Queste mirano a ridurre i rischi ai quali i minori sono esposti, al fine di consentire loro un utilizzo sicuro. Allo stesso tempo, si intende garantire a questa fascia della popolazione anche il diritto di partecipare al dibattito pubblico. Le piattaforme e i motori di ricerca interessati dovranno così analizzare in che misura i loro servizi creino o aggravino i rischi per i minori. Inoltre, dovranno adottare misure volte a ridurre tali rischi. Alle grandi piattaforme sarà inoltre vietato mostrare pubblicità ‘profilata’ ai minori in base al loro comportamento in rete e alla loro personalità.

E la questione dell’età minima?

Non fa parte dell’avamprogetto di legge. Il Parlamento però ha chiesto al governo di occuparsene. La questione del limite d’età per aprire un profilo social potrebbe dunque rientrare dalla finestra, qualora l’Esecutivo lo ritenesse opportuno al termine delle valutazioni in corso. Rösti tuttavia non ha nascosto il suo scetticismo, soprattutto per quanto attiene all’aspetto politico: al momento non vede una maggioranza a favore di un divieto dei ‘social’ per i minori.

Qual è l’altra novità?

La procedura di segnalazione che le piattaforme saranno obbligate a mettere a disposizione dovrà consentire agli utenti di segnalare in modo semplice tutti i contenuti presumibilmente illeciti, non soltanto – come previsto in un primo tempo, ciò che avrebbe escluso la pornografia infantile, ad esempio – calunnie, ingiurie, discriminazione e incitamento all’odio. In caso di segnalazione di un contenuto illegale, le piattaforme dovranno esaminarla, valutare come agire e informare della decisione (che va motivata) l’autore. Se quest’ultimo non dovesse concordare con la decisione, potrà adire le vie legali. Sarà anche possibile contestare la chiusura di un account.

Saremo al passo con l’Ue?

No. La normativa Ue corrispondente (‘Digital Services Act’) prevede l’obbligo di adottare misure di riduzione dei rischi per tutte le categorie di persone. Il Consiglio federale invece circoscrive tale obbligo ai contenuti che colpiscono i minori. Il governo crede insomma che con l’estensione della procedura di segnalazione a tutti i reati, i maggiorenni in Svizzera saranno tutelati a sufficienza.

Quali piattaforme saranno interessate?

Le piattaforme di comunicazione e i motori di ricerca di dimensioni molto grandi: 5-15 aziende in totale, secondo il Consiglio federale. Si tratta, ad esempio, di Facebook e Instagram della società Meta, YouTube e Google della società Alphabet, TikTok e X. Anche i modelli linguistici basati sull’intelligenza artificiale, come ChatGPT e Perplexity, sarebbero interessati dalla normativa, ha spiegato Rösti.

E se le regole non vengono rispettate?

Le piattaforme – che dovranno avere una rappresentanza legale in Svizzera – rischiano pesanti sanzioni pecuniarie. Queste potrebbero ammontare fino al 6% del fatturato annuo globale, ha spiegato Gianna Luzio, direttrice dell’Ufficio federale della comunicazione (Ufcom). Quale ultima ratio potrebbe essere imposto un blocco dell’accesso alla rete.

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2026-10-15T07:00:00.0000000Z

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