I poli si gonfiano, il resto s’affloscia
Il barometro elettorale della Ssr conferma la tendenza alla polarizzazione. L’Udc progredisce, la sinistra anche (ma meno). Centro e Plr arrancano
A un anno dalle elezioni federali del 2027, l’Udc rimane di gran lunga il primo partito svizzero e potrebbe ottenere un risultato migliore rispetto al 2023. Secondo il barometro elettorale della Ssr pubblicato venerdì, il partito di Marcel Dettling veleggia attorno al 30% dei voti. Anche il fronte rosso-verde registra un aumento dei consensi. Centro e Plr – in concorrenza per uno dei due attuali seggi liberali-radicali in Consiglio federale – subiscono invece un calo. Eccezion fatta per Udc e Centro, le variazioni percentuali rientrano però nel margine di errore statistico (+/-1,2%). Le risposte alle principali domande.
Com’è evoluta la forza dei partiti?
Se le elezioni si tenessero oggi, l’Udc risulterebbe – come previsto – la netta vincitrice. Con una quota elettorale del 29,9% (+2 punti percentuali rispetto al 2023), sarebbe l’unico partito a registrare un netto incremento. Il risultato potrebbe persino abbattere il record del 2015 (29,4%). Rispetto alle ultime elezioni, registrerebbero un aumento anche Ps (19,3% di consensi; +1 punto percentuale) e Verdi (10,3%; +0,5%). Perdenti risulterebbero per contro i partiti che si situano più o meno al centro dello scacchiere politico. Il Centro indietreggerebbe di 1,5 punti percentuali, attestandosi al 12,6%. Il Plr perderebbe un punto percentuale, finendo al 13,3%. In leggero calo (-0,5%, al 7,1%) anche il Partito verde liberale (Pvl), che però ha recuperato terreno rispetto al ‘barometro’ di un anno fa.
Come vengono letti i risultati?
Rispetto alle attuali tendenze nell’Europa occidentale, l’incremento previsto per l’Udc sarebbe moderato. Secondo l’istituto Sotomo, che ha realizzato il ‘barometro’, ciò è dovuto al fatto che, rispetto a partiti con posizioni simili in altri paesi, l’Unione democratica di centro da anni sta già sfruttando al meglio il proprio potenziale. Con l’attuale quota di consensi, il Ps non sarebbe mai stato così forte da quasi due decenni, ovvero da quando – nel 2007 – sfiorò la soglia del 20%. “I risultati del barometro elettorale 2026 indicano quindi una polarizzazione piuttosto che una svolta a destra”, indicano gli autori dello studio. Il Centro sembrerebbe riprendere la tendenza al ribasso in atto ormai da decenni, eccezion fatta per le elezioni del 2023 (quando ottenne un lusinghiero 14,02%, risultato dovuto però in pratica all’‘effetto fusione’ tra Ppd e Pbd). A detta dei ricercatori di Sotomo, l’effetto del suo nuovo nome e della sua immagine rinnovata si starebbe lentamente esaurendo.
Non va molto meglio al Plr: con l’attuale quota di consensi, i liberali-radicali otterrebbero il peggior risultato della loro storia alle elezioni del Consiglio nazionale. La consolazione (e non è poco) è che il partito tornerebbe ad avere un leggero vantaggio nella corsa con il Centro per il terzo posto. Una posizione ideale per continuare a rivendicare il secondo seggio in Consiglio federale. Secondo gli autori dello studio, è sorprendente che, nonostante l’estate torrida del 2026, non si registri alcuna ‘onda verde’, com’era successo alle ‘federali’ del 2019. Sembra comunque che Verdi e Verdi liberali riescano almeno a risalire la china rispetto alla situazione in cui si trovavano un anno fa.
Quanto preciso è lo studio?
Il ‘barometro’ è stato realizzato dall’istituto di ricerca Sotomo su incarico della Ssr. Al sondaggio online, svoltosi tra il 10 e il 23 settembre, hanno partecipato circa 25mila aventi diritto di voto provenienti da tutte le regioni della Svizzera. Il campione è stato ponderato in modo da rispecchiare le principali caratteristiche sociodemografiche della popolazione. Sotomo parla di “elevata rappresentatività dell’elettorato svizzero”. Il margine d’errore statistico è pari al massimo a +/- 1,2%. Gli autori dello studio ricordano però che il ‘barometro’ offre un quadro parziale della situazione. Al Consiglio degli Stati, Centro e Plr occupano attualmente insieme quasi il 60% dei seggi, mentre l’Udc raggiunge appena il 13%. La discrepanza nella composizione delle due camere del Parlamento, dotate di pari diritti, è evidente. Chi guarda solo le percentuali di voto alle elezioni del Nazionale trascura l’altra metà del quadro.
Cosa preoccupa gli elettori?
Al primo posto figurano i premi di cassa malati (39%), seguiti da vicino dal cambiamento climatico, citato dal 36% degli interpellati. Dopo un calo lo scorso anno, il tema è tornato al centro dell’attenzione, raggiungendo il livello del 2023. Dietro si collocano questioni come la politica d’asilo, i rapporti con l’Ue e l’immigrazione, ma anche gli alloggi, citati tutti da circa un quarto degli intervistati. L’immigrazione tende a perdere terreno rispetto alle ultime elezioni (35% nel 2023 contro il 25% nel 2026), mentre la criminalità non ha smesso di guadagnarne, passando dal 10% al 19%.
Com’è visto il Consiglio federale?
Poco più della metà della popolazione nutre fondamentalmente fiducia nelle principali istituzioni politiche del Paese. Nel complesso, questa è più bassa tra gli elettori di Udc, Ps e Verdi. Ciò si spiega, secondo Sotomo, con le posizioni critiche nei confronti del sistema assunte molto più spesso dagli elettori sia di sinistra che di destra rispetto a quelli moderati. Per quanto riguarda la classifica dell’influenza dei consiglieri federali percepita dagli interpellati, è Karin Keller-Sutter a guidarla (63%), seguita da Albert Rösti (53%). La figura in ascesa è Guy Parmelin (42%), che lascerà l’Esecutivo a fine anno. Gli altri quattro ministri sono molto più staccati. A livello di simpatia percepita, Guy Parmelin si colloca al primo posto. Ignazio Cassis, come al solito, chiude la graduatoria.
SVIZZERA / ESTERO
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2026-10-17T07:00:00.0000000Z
2026-10-17T07:00:00.0000000Z
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