Si allarga la fronda anti Starmer, che lancia la ‘missione Bruxelles’
Il premier vuol riportare il Paese ‘al cuore dell’Europa’
Quattro assistenti ministeriali britannici – deputati con incarichi di governo junior di supporto – si sono associati lunedì sera al coro di richieste di dimissioni che salgono nei confronti del premier laburista Keir Starmer affinché lasci la guida del partito di maggioranza e dell’esecutivo dopo la devastante sconfitta elettorale del Labour alle amministrative del 7 maggio. Una sconfitta dovuta anche alla doppia avanzata parallela della destra trumpiana anti-immigrazione di Reform Uk, il partito di Nigel Farage, e della sinistra radicale dei Verdi del cosiddetto eco-populista Zack Polanski.
I quattro sono Joe Morris, Tom Rutland, Naushabah Khan e Sally Jameson: i primi tre si sono dimessi anche dall’incarico governativo. Tutti chiedono che il primo ministro fissi quanto meno un calendario per indire l’elezione di un nuovo leader destinato a rimpiazzarlo. Morris era finora assistente ministeriale del titolare della Sanità, Wes Streeting, indicato come un potenziale candidato alla successione di sir Keir in veste di esponente della destra laburista gradito all’establishment. Mentre Rutland era assistente del ministro dell’Energia, Ed Miliband, figura di spicco dell’ala più progressista.
Discorso poco efficace
La loro presa di posizione pubblica conferma come il discorso di Starmer, con le sue vaghe promesse di rilancio dell’azione di governo e d’un riavvicinamento post Brexit all’Ue, non hanno fermato i venti di rivolta in seno al Labour. Mentre secondo il ‘Guardian’ è già salito a circa 60 il numero di deputati espostisi pubblicamente per sollecitare Starmer a dimettersi subito o a indicare una scadenza per un cambio di leadership.
In un discorso di mezz’ora tenuto a Londra davanti a una platea amica di qualche decina di sostenitori, sir Keir ha riconosciuto «la responsabilità» degli «errori» commessi e «la frustrazione» diffusa contro di lui. Il punto focale riguarda le relazioni con Bruxelles, introdotto da una denuncia mai così esplicita degli effetti della Brexit su un «Regno Unito più povero, più debole, con più immigrazione». E affiancato da un attacco alzo zero a Farage: «imbroglione e opportunista» tacciato d’aver ingannato 10 anni or sono la gente a colpi di «false promesse». «Questo governo laburista sarà definito dalla ricostruzione del nostro rapporto con l’Ue», ha proclamato quindi Starmer, giurando di voler «riportare la Gran Bretagna al cuore dell’Europa, per essere più forti sull’economia, sul commercio, sulla difesa, su tutto».
ESTERO / SVIZZERA
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2026-05-12T07:00:00.0000000Z
2026-05-12T07:00:00.0000000Z
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