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‘Bomba’ migratoria tra giustizia e politica

Il tribunale dell’Audiencia Nacional avvia un’inchiesta. Polemica sull’operato dell’intelligence iberica, Madrid chiede spiegazioni a Rabat. Oggi il vertice Ue

La Spagna vuole capire se dietro la più imponente ondata migratoria mai registrata a Ceuta ci sia una azione coordinata di gruppi criminali. Una regia che ha messo in ginocchio l’exclave spagnola in Nord Africa sotto l’onda d’urto di una marea umana. Il tribunale dell’Audiencia Nacional ha aperto un’inchiesta preliminare e ha incaricato l’Unità centrale immigrazione e frontiere (Ucrif) della polizia nazionale di verificare se l’ingresso irregolare di almeno 50mila persone dal Marocco tra il 30 e il 31 luglio sia stato il risultato di “un’azione concertata”. Nell’ordinanza, la giudice Maria Tardon dispone che siano raccolti “tutti gli elementi di identificazione di coloro che hanno potuto partecipare a tali azioni”, trasmettendo gli atti alla Procura. Mentre resta ancora da stabilire se la competenza sull’indagine spetti effettivamente al tribunale nazionale, deputato per indagare i reati collegati alla criminalità organizzata internazionale, il terrorismo e il traffico di droga, fra gli altri.

L’inchiesta nasce da una denuncia del partito Iusticia Europa, formazione extraparlamentare che si autodefinisce “della società civile”, presentata contro funzionari, “componenti di organizzazioni criminali” e autorità spagnole e straniere, che ipotizza reati tra cui il favoreggiamento dell’immigrazione illegale, il traffico di persone, l’organizzazione criminale e l’omissione del dovere di perseguire i reati. Secondo l’esposto, la mobilitazione di migliaia di persone “non può essere qualificata come un fenomeno migratorio ordinario o spontaneo”, ma presenta “indizi di un’organizzazione criminale transnazionale”. Inoltre, la presunta passività dei controlli sulle coste marocchine potrebbe essere il segnale di una “tolleranza consapevole” da parte delle autorità del regno alauita.

Sul piano politico, durante la visita a Ceuta, venerdì, il premier Pedro Sánchez aveva definito l’esodo migratorio «una violazione dell’integrità territoriale della Spagna», attribuendolo a «una lettura interessata delle mafie» della recente sentenza del Tribunale Supremo, che vieta i respingimenti immediati a chi raggiunge Ceuta irregolarmente a nuoto, evitando però accuratamente di accusare il Marocco. E anche lunedì la portavoce del governo, Elma Saiz, ha elogiato la collaborazione di Rabat nei rimpatri della gran parte dei migranti irregolari.

Ma mentre sul fronte politico interno si infiamma la polemica sui rapporti che – secondo quanto rivelato dalla Cadena Ser – l’intelligence spagnola avrebbe inviato nei giorni precedenti lo tsunami migratorio, avvertendo più volte il ministero dell’Interno del pericolo di ingressi in massa, Madrid alza il tiro. E chiede ora anche spiegazioni a Rabat, che domenica ha accusato “le mafie della disinformazione” di essere dietro l’assalto a Ceuta. La ministra della Difesa, Margarita Robles, ha difeso con forza l’operato dell’intelligence e ha invitato il Marocco a «fare piena luce» sull’accaduto e a «indagare fino in fondo chi c’è dietro queste reti di trafficanti» di esseri umani, denunciando che «non si possono mandare i giovani verso la morte».

Alla vigilia del vertice dei ministri dell’Interno su Ceuta, ieri Ursula von der Leyen e la presidenza di turno dell’Unione si sono mosse in stretto coordinamento per cercare di frenare una crisi che, da migratoria, è diventata in breve tempo politica, mentre dall’altra parte dell’oceano torna a cavalcare l’emergenza anche Donald Trump: “L’immigrazione sta uccidendo l’Europa”.

ESTERO / SVIZZERA

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2026-08-04T07:00:00.0000000Z

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