Chiesa e Schnegg: spuntano altri due candidati ‘latini’
Il ticinese e il bernese francofono escono allo scoperto
Ats/sg
La corsa alla successione di Guy Parmelin (Udc) in Consiglio federale ha preso slancio giovedì, a poche ore dalla scadenza (oggi a mezzogiorno) del termine per farsi avanti. Con il presidente del governo bernese Pierre Alain Schnegg e il consigliere agli Stati ticinese Marco Chiesa, altri due candidati ‘latini’ hanno annunciato la propria disponibilità. Probabile che stamane, in extremis, almeno un altro esponente democentrista faccia altrettanto. Schnegg, sposato e padre di quattro figli, compirà 64 anni a dicembre. È originario del Giura bernese, è francofono, ma parla bene il tedesco. Fa parte del governo cantonale dal 2016 e da allora è a capo del
Dipartimento della sanità, degli affari sociali e dell’integrazione.
Interpellato da Keystone-Ats, dice di aver ricevuto “molte richieste” per una possibile candidatura. A suo avviso è una “cosa positiva” che il partito possa scegliere tra diversi nomi. Lui si è detto pronto a prendere decisioni, a sostenerle e ad assumersi le proprie responsabilità.
Se venisse eletto, con Schnegg e Albert Rösti in Consiglio federale siederebbero due membri dello stesso partito cantonale. Il neo candidato non ritiene un problema che due consiglieri federali provengano da uno stesso cantone, ha dichiarato. È già successo in passato.
L’Udc bernese lo presenta come “membro di un
Esecutivo proveniente dalla Svizzera romanda, francofono ed esperto, che si è fatto un nome come uomo d’azione ben organizzato, dotato di elevate capacità dirigenziali e di grande determinazione”. La sezione democentrista si dice convinta che la candidatura di Schnegg completi in modo ideale il gruppo di aspiranti al seggio lasciato vacante dal vodese Parmelin, accrescendo la possibilità che il 9 dicembre venga eletto un membro francofono in Consiglio federale.
Il Ticino dopo Cassis
Anche il ‘senatore’ Marco Chiesa, municipale di Lugano (dal 2024) e già presidente del partito (20202024), ha annunciato di essere candidato. “Sarebbe un onore”, ha spiegato ieri sera a Ticinonews. Il Ticino, è vero, in governo ha già Ignazio Cassis (Plr), ha ammesso il luganese. Ma bisogna pensare “a una rappresentatività a medio termine”.
Il suo punto di forza? La ticinesità. “Noi ticinesi dobbiamo conoscere tutta la Svizzera, parlare le lingue, conoscere le culture”. A suo avviso, il ticket ideale sarebbe quello di figurare assieme al capogruppo Udc alle Camere federali Thomas Aeschi (il cui cantone, Zugo, pure è già rappresentato in Consiglio federale, con Martin Pfister del Centro).
In un comunicato, l’Udc Ticino sottolinea la “conoscenza approfondita del funzionamento delle nostre istituzioni e della democrazia elvetica” maturata da Chiesa nel corso della sua carriera politica. Il suo mandato come presidente dell’Udc Svizzera gli ha inoltre permesso di approfondire la conoscenza del Paese e delle sue diverse peculiarità regionali.
Almeno un quinto nome
Stamane qualcun altro dovrebbe farsi avanti. L’Udc altovallesana ha convocato una conferenza stampa a Berna. Secondo il ‘Walliser Bote’, il consigliere nazionale Michael Graber intende annunciare la sua candidatura. Anche il consigliere di Stato vallesano Franz Ruppen starebbe a quanto pare valutando di fare altrettanto.
Non hanno ancora sciolto le riserve nemmeno altri potenziali interessati, come lo stesso Thomas Aeschi (Zg), il consigliere di Stato argoviese Jean-Pierre Gallati e i consiglieri nazionali zurighese Thomas Matter e friburghese Nicolas Kolly.
Il gruppo parlamentare Udc deciderà il 20 novembre quali candidati proporre all’Assemblea federale. Aeschi ha detto di auspicare un ticket con almeno due nomi. Finora, oltre a Schnegg e Chiesa, hanno annunciato la propria candidatura la consigliera nazionale ginevrina Céline Amaudruz e il consigliere nazionale solettese Rémy Wyssmann.
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