Scoppia la bufera politica dopo l’uccisione di Quentin
L’aggressione del militante nazionalista Quentin Deranque, morto in ospedale sabato a 23 anni due giorni dopo essere stato picchiato – secondo quanto afferma il gruppo femminista di estrema destra Némésis – da esponenti del movimento di estrema sinistra ‘Jeune Garde’, ha scatenato in Francia una bufera politica, con il governo che accusa apertamente gli aggressori, a suo dire vicini a La France Insoumise (Lfi). Durissima la reazione di Jean-Luc Mélenchon, che respinge ogni responsabilità del suo partito, contrattaccando e definendo gli accusatori come “banda di calunniatori”.
Quentin è stato gettato a terra e picchiato da “almeno sei individui” mascherati e con il passamontagna. Lo ha detto lunedì il procuratore di Lione Thierry Dran facendo il punto in conferenza stampa sulle indagini relative agli scontri avvenuti a margine di una conferenza dell’eurodeputata di Lfi Rima Hassan organizzata nella facoltà di Sciences Po. Quando è stato affidato ai soccorritori, il ragazzo “presentava soprattutto lesioni alla testa”, fra le quali “un grave trauma cranico”. Gli inquirenti si sono basati sulla testimonianza di più di una quindicina di persone, ma al momento non ci sono stati fermi. Nessuna parola, da parte del procuratore, sul gruppo di aggressori, che il governo ha invece indicato apertamente come ‘La Jeune Garde’, gruppo della galassia antifascista, fondato a Lione nel 2018 e disciolto d’autorità lo scorso giugno. Il ‘collettivo’ di estrema sinistra ha contestato qualsiasi responsabilità.
Quanto alla giovane vittima, faceva parte di un movimento ‘nazionalista rivoluzionario’ di Lione e a lui, insieme ad altri, aveva fatto ricorso il gruppo femminista di estrema destra Némésis che si trovava nei pressi dell’università per manifestare contro la presenza e la conferenza di Rima Hassan.
SVIZZERA / ESTERO
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2026-02-17T08:00:00.0000000Z
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