Una legge che mette in crisi il principio d’uguaglianza
La legge ad hoc solleva perplessità sotto il profilo dell’uguaglianza giuridica. La commissione degli Stati frena su un paio di aspetti. Il parere di due deputate
di Stefano Guerra da Palazzo federale
Approda oggi al Consiglio degli Stati la normativa ad hoc per venire in aiuto alle vittime. La commissione chiede correttivi. Ne abbiamo parlato con due deputate.
A poco più di due mesi dalla tragedia di Crans-Montana, le polemiche sull’inchiesta condotta dalla magistratura vallesana non si placano. Il procuratore della Repubblica di Roma Francesco Lo Voi ha sì espresso soddisfazione dopo aver incontrato il 19 febbraio a Berna la procuratrice generale vallesana Beatrice Pilloud. E nel frattempo gli inquirenti delle due procure hanno iniziato a collaborare per fare piena luce sul rogo al bar ‘Le Constellation’, che la notte di Capodanno ha causato la morte di 41 persone e il ferimento di altre 115. Ma la squadra investigativa comune pretesa dal governo italiano finora non si è materializzata. E ancora venerdì scorso, sulla piattaforma X, l’ambasciata italiana a Berna ha puntato il dito contro l’Ufficio federale di giustizia, reo a suo avviso di “rifiutare” tale strumento, già impiegato “15 volte tra il 2020 e il 2025”. Di conseguenza, l’ambasciatore italiano in Svizzera non si muove da Roma, dov’era stato richiamato il 24 gennaio a seguito della scarcerazione di Jacques Moretti, gerente e proprietario del ‘Constellation’.
Più critiche che elogi
È in questo sempre teso contesto diplomatico che a Berna il Parlamento affronta da oggi la legge urgente pensata dal Consiglio federale per sostenere le vittime dell’incendio e i loro familiari (vedi box). Già prima che se ne conoscessero i contenuti, la ‘Lex Crans-Montana’ – o meglio, alcuni dei suoi elementi – aveva raccolto più critiche che elogi. Soprattutto da Udc, Plr e Centro. Ma non solo. Ad esempio: la consigliera nazionale Udc Nina Fehr Düsel è convinta come tutti che le vittime debbano ricevere rapidamente un aiuto, ma non vuole che Berna corra più veloce di altri a mettere una pezza per errori commessi in Vallese. Dalle colonne del ‘CdT’, il suo collega di partito Piero Marchesi ha deplorato il fatto che si vogliano spendere “oltre 35 milioni di franchi dei contribuenti svizzeri per fatti che non riguardano l’insieme del Paese”. Il deputato vallesano Philippe Nantermod (Plr), legale di una famiglia colpita dall’incendio, teme che stanziare aiuti federali urgenti possa portare responsabili e assicurazioni a defilarsi. Nantermod e altri vogliono poi evitare di creare un precedente, che aprirebbe il vaso di pandora della parità di trattamento fra le vittime di Crans-Montana da un lato e quelle di altri episodi simili o catastrofi naturali dall’altro. Senza contare che il Vallese ha già avuto una Lex Blatten (a differenza dei Grigioni per la frana di Bondo, ad esempio) e riceve centinaia di milioni di franchi all’anno tra perequazione finanziaria e contributi della Banca nazionale.
Parità di trattamento ‘centrale’
Manuela Weichelt è del parere che occorra correggere il tiro. “Le soluzioni straordinarie per CransMontana danneggiano la legge per l’aiuto alle vittime”: è il titolo di un contributo che la consigliera nazionale dei Verdi – sopravvissuta alla strage nel Parlamento di Zugo (27 settembre 2001) e già consigliera di Stato (2007-2018) – ha pubblicato domenica sulla ‘Nzz am Sonntag’. Per lei “centrale” è la parità di trattamento di tutte le vittime, ed è a tutte loro e ai loro familiari – compresi quelli toccati dalla tragedia in oggetto – che esprime la sua compassione. “Crans-Montana, Nizza, Zugo, un femminicidio o un bambino accoltellato per strada da una persona malata di mente: le situazioni possono essere molto diverse tra loro”, spiega a ‘laRegione’. “La legge sull’aiuto alle vittime si applica a tutte le vittime di reato. Crans-Montana ha mostrato dove stanno le lacune, e sono queste che voglio colmare.”
La via giusta da seguire – sostiene Weichelt – è “una rapida e sostanziale revisione della legge sull’aiuto alle vittime”, non quella di una legge urgente ad hoc che “di fatto crea due classi tra le vittime”. La legge sull’aiuto alle vittime “non è male, andrebbe però migliorata”. Prevede “consulenza gratuita, aiuto immediato e a lungo termine, partecipazioni ai costi, indennizzi fino a 130mila franchi e riparazioni morali fino a 76mila franchi per le vittime e a 38mila franchi per i familiari”. Importi che “potrebbero essere aumentati senza alcun problema – o essere integrati con contributi di solidarietà – per aiutare le vittime in tutti i casi particolarmente gravi o straordinari, e non solo in uno specifico caso come avverrebbe con una Lex Crans-Montana”.
‘Non possiamo aspettare anni’
Molto più sfumata la posizione di Yvonne Bürgin.
La presidente della ‘frazione’ del Centro dice che i ‘suoi’ sono “tendenzialmente favorevoli” alla legge urgente (“non possiamo aspettare anni”), ma “ci sono domande critiche”. Nel dettaglio: il gruppo ‘centrista’ sostiene senza riserve il sostegno federale alla tavola rotonda, “affinché sia possibile regolare sul piano extra-giudiziario tutto quello che può esserlo, evitando costose procedure giudiziarie che potrebbero protrarsi per anni”. Secondo punto: il contributo di solidarietà. “Sull’ammontare si può discutere, ma ho l’impressione che una maggioranza [del gruppo] sia a favore del principio”, osserva la consigliera nazionale zurighese. “La Svizzera dopo la tragedia di Crans-Montana ha dovuto contare sul sostegno di altri Paesi [per la cura di una parte dei feriti, ndr]: anche questo per me mostra che si è trattato di una catastrofe nazionale”, che giustifica pertanto un tale sostegno finanziario. Terzo aspetto: il Consiglio federale ha detto “chiaramente” che interverrà “solo in maniera sussidiaria”. “Non deve succedere – spiega Bürgin – che la Confederazione versi soldi a fondo perso, quando spetta in primo luogo ai responsabili, alle assicurazioni e al Cantone pagare”. Cruciale qui è “la possibilità di regresso” nei confronti di questi ultimi, facoltà che la competente commissione del Consiglio degli Stati propone di accordare alla Confederazione.
Un intervento ‘inusuale’
La Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (Cag-S) ha esaminato il disegno di legge tra lunedì e martedì mattina. Raccomanda al plenum (con un solo voto contrario) di entrare in materia. Approva l’idea di accordare un contributo straordinario di solidarietà e di istituire una tavola rotonda, giacché crede opportuno esprimere “in modo più visibile la solidarietà e la vicinanza della popolazione svizzera alle vittime (...) e ai loro familiari”. Afferma però di comprendere “le preoccupazioni espresse da più parti”. In effetti, recita una nota dei servizi parlamentari, questo “intervento inusuale da parte della Confederazione (...) può apparire ingiusto nei confronti delle vittime di altre tragedie e pone questioni di principio sotto il profilo dell’uguaglianza giuridica”. La commissione propone pertanto di riconoscere alla Confederazione un diritto di regresso nei confronti dei responsabili del danno e di terzi civilmente responsabili, così da permetterle all’occorrenza di rivalersi su di essi. Inoltre, si vuole approfondire nel quadro della procedura legislativa ordinaria in quale misura e a quali condizioni la Confederazione possa contribuire, in via sussidiaria, al finanziamento di eventuali transazioni derivanti da eventuali accordi amichevoli discussi durante la tavola rotonda. Il plenum ne discuterà stamane. Lunedì sarà il turno del Nazionale. Il tempo stringe. La legge, limitata alla fine del 2029, va dichiarata urgente in questa sessione affinché il contributo di solidarietà possa essere versato ancora questa primavera.
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