Beat Jans usa parole forti contro il governo Meloni
‘Preoccupante che l’Italia eserciti pressioni attraverso ogni canale possibile’ Crans-Montana, il Consiglio degli Stati approva il contributo di solidarietà
Di Stefano Guerra da Palazzo federale
“Vorrei chiarire una cosa”, ha detto a un certo punto Beat Jans (Ps). “Non lo stiamo facendo sotto pressione esterna. L’Italia sta esercitando pressioni attraverso ogni canale possibile. Questo è evidente, e preoccupante. I tentativi dell’Italia di esercitare pressioni sono stati controproducenti. Il ritiro dell’ambasciatore è stato incomprensibile e sproporzionato. Come ministro della Giustizia, devo respingere fermamente questi tentativi di pressione. La Svizzera è uno Stato di diritto. Le richieste di assistenza giudiziaria vengono gestite in modo collaborativo, tempestivo e trasparente, una volta ricevute. La Svizzera è uno Stato di diritto. Vige la separazione dei poteri. Il governo non detta le decisioni della magistratura e, come ministro della Giustizia, mi aspetto che anche i governi stranieri rispettino questo principio”. Più chiaro di così... Altrettanto chiare sono le ragioni che hanno spinto il Consiglio federale a imbastire in poco tempo una legge urgente ad hoc per venire incontro alle vittime della tragedia di Crans-Montana. Mercoledì mattina, durante il dibattito al Consiglio degli Stati, il consigliere federale ha menzionato “l’incontro con le vittime”. E “il fatto che dobbiamo agire rapidamente, (...) il fatto che ora c’è bisogno di solidarietà e che dobbiamo agire in tempi di crisi”. Non solo questo. Jans ha ricordato anche “la grande solidarietà dimostrata a livello internazionale”. L’ospedale
Niguarda di Milano, ad esempio, è stato “immediatamente pronto a ricoverare i feriti, anche quelli provenienti dalla Svizzera. E la rete internazionale ed europea di soccorso in caso di catastrofe è stata pronta fin dal primo momento a offrire la sua gamma completa di servizi, incondizionatamente e senza aspettarsi nulla in cambio”. Insomma, è giunto il momento di contraccambiare. Di restituire il favore ricevuto all’indomani di “una tragedia di dimensioni straordinarie” che perciò “richiede misure straordinarie” (sempre Jans). Misure come quelle del ‘pacchetto’ infine approvato – non senza discussioni – da una comoda maggioranza (33 voti favorevoli, 3 contrari e 7 astensioni) del Consiglio degli Stati, che in precedenza aveva respinto due richieste di non entrata in materia e di rinvio al Governo provenienti dai ranghi dell’Udc e sostenute pure da alcuni ‘senatori’ del Plr.
Vizio di fondo e correttivi
Il progetto governativo prevede tre cose: un contributo di solidarietà una tantum di 50mila franchi per ciascuno dei feriti e per i familiari delle persone decedute (156 beneficiari, per un totale di 7,8 milioni di franchi); l’istituzione di una tavola rotonda con tutte le parti coinvolte, al fine di favorire soluzioni extragiudiziali che evitino estenuanti battaglie nei tribunali (20 i milioni messi a disposizione per contribuire alla conclusione di accordi amichevoli); e un sostegno ai Cantoni nell’ambito dell’aiuto alle vittime di reati (8,5 milioni).
Non sono mancate le critiche, né un certo diffuso scetticismo riguardo a un’iniziativa inedita per la Confederazione. Il relatore della commissione Andrea Caroni (Plr/Ar) – unitamente ad altri oratori di Udc e Centro – ha fatto presente come il progetto sollevi questioni di uguaglianza di fronte alla legge, nella misura in cui il previsto contributo di solidarietà potrebbe apparire ingiusto nei confronti delle vittime di altre tragedie. Un cruccio anche per il ‘centrista’ sangallese Benedikt Würth, per il quale tuttavia contano di più il carattere straordinario della tragedia e la necessità di agire in modo “semplice e rapido”.
Per ‘attenuare’ questo vizio di fondo, il Consiglio degli Stati ha aggiunto (col beneplacito del Consiglio federale) una disposizione che garantisce alla Confederazione un diritto di regresso nei confronti dei responsabili dei danni e di terzi la cui responsabilità è anch’essa coinvolta. Pertanto, la Confederazione deve poter ottenere, ove opportuno, il rimborso delle spese. Con quali prospettive di successo, impossibile dirlo oggi.
“Il pacchetto non è perfetto”, ha ammesso il vallesano Beat Rieder (Centro). Il Nazionale, in seconda lettura, potrà però ancora apportarvi gli opportuni correttivi. Per precisare meglio, tra l’altro, il numero esatto dei beneficiari del contributo di solidarietà, in merito al quale circolano cifre divergenti (156 secondo il Governo, 126 secondo il Canton Vallese). Un contributo che non piace ai democentristi
Esther Friedli (Sg) e Pirmin Schwander (Sz): i due avrebbero preferito un semplice versamento alla fondazione Beloved istituita dal Vallese (Friedli: “La via migliore e più praticabile”), che però – è stato detto in aula – ha uno scopo ben più ampio ed è alimentata da un Cantone che prima o poi – come ha osservato Isabelle Chassot (Centro/Fr) – potrebbe anche essere chiamato a rispondere davanti alla legge per l’incendio di Crans-Montana. Proprio ieri il governo vodese ha fatto sapere che stanzierà sette milioni di franchi a favore della fondazione. Il plenum ha poi sostenuto l’idea di una tavola rotonda, ma ha deciso di non approvare i 20 milioni destinati a questo scopo, preferendo esaminare la questione attraverso la procedura ordinaria. Un progetto in tal senso verrà elaborato nel corso del prossimo trimestre.
A spron battuto
Il Consiglio nazionale si pronuncerà lunedì. L’obiettivo è di chiudere il dossier in questa sessione. Solo così il contributo di solidarietà potrà essere erogato già in primavera ai beneficiari dell’aiuto finanziario d’urgenza del Canton Vallese. La legge, dichiarata urgente, è stata prorogata dal Consiglio degli Stati fino alla fine del 2040. L’incendio scoppiato la notte di Capodanno al bar ‘Le Constellation’ di Crans-Montana è costato la vita a 41 persone. Altre 115 sono rimaste ferite, molte in modo grave. Una sessantina di persone, perlopiù adolescenti e giovani adulti, sono tuttora ricoverati in ospedale, in Svizzera e all’estero.
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