‘Riflessione’ su disturbi psichici e protezione della popolazione
Simone Gianini (Plr) vuole sollecitare il Consiglio federale
Di Stefano Guerra
Una migliore protezione della popolazione. È questo «il fine ultimo», dice Simone Gianini a ‘laRegione’. A fare da sprone è il recente caso di Kerzers, dove un uomo emarginato e con disturbi psichici si è dato fuoco in un bus uccidendo sei persone (lui compreso) e ferendone cinque. Ma il consigliere nazionale del Plr pensa anche ad altri episodi più o meno simili, più o meno noti. Con tutto questo in mente, il deputato (nonché avvocato) di origine leventinese chiede al Consiglio federale di avviare una duplice riflessione, a cavallo di Codice civile e Codice penale.
Il primo dei due postulati depositati oggi prende le mosse da «casi ricorrenti di reati violenti nei confronti di terzi commessi da persone già note alle istituzioni per disturbi psichici». Spiega Gianini: «Si tratta di sapere se il ricovero a scopo di assistenza sia di per sé uno strumento efficace e se venga applicato in maniera sufficientemente conseguente». Il Governo è dunque chiamato a valutare la fattibilità e l’opportunità di creare una base di dati a livello nazionale in quest’ambito, in modo da favorire lo scambio di informazioni tra autorità cantonali preposte (autorità regionali di protezione, istituti socio-psichiatrici ecc.) che oggi – federalismo oblige – agiscono a compartimenti stagni o quasi. «L’idea – dice il deputato liberale-radicale – è che quando un medico effettua una valutazione del rischio, abbia il maggior numero di informazioni possibili, il tutto ovviamente nel pieno rispetto della privacy e dei diritti della persona. Attualmente, invece, sussiste il rischio che precedenti valutazioni del pericolo o esperienze istituzionali pregresse non vengano prese in considerazione». Si tratta poi di capire se debbano essere definiti standard minimi sia per la valutazione del rischio che per le decisioni di dimissione.
Il secondo postulato riguarda il Codice penale. Qui il problema è che, a causa della carenza di posti terapeutici e di collocamento nelle strutture di psichiatria forense e in altre istituzioni psichiatriche specializzate, talvolta le misure ordinate non possono essere eseguite immediatamente. Oppure le persone interessate rimangono per un periodo più o meno lungo in strutture non adeguate. Gianini vorrebbe pertanto che il Consiglio federale verifichi «se i pochi posti disponibili nelle strutture psichiatriche preposte ai trattamenti stazionari a seguito di condanne vengano utilizzati in maniera sufficientemente orientata alla riduzione dei rischi per la sicurezza pubblica». A questo proposito, il consigliere nazionale evoca tra le altre cose “criteri legali più chiari e più severi” per quanto riguarda le proroghe delle misure terapeutiche stazionarie. Il numero di queste ultime si è moltiplicato per sette dal 2000, fa notare Gianini nel suo atto parlamentare, citando le cifre dell’Ufficio federale di statistica.
SVIZZERA
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2026-03-18T07:00:00.0000000Z
2026-03-18T07:00:00.0000000Z
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