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L’Udc tira il freno demografico

I democentristi si fanno paladini della ‘sostenibilità’ nell’ennesimo tentativo di limitare l’immigrazione. La loro iniziativa è dinamite per i Bilaterali

Ats/sg

Limitare la popolazione in Svizzera a 10 milioni significa garantire salari dignitosi, preservare l’ambiente ed evitare il sovraccarico delle infrastrutture. Lo affermano i promotori dell’Iniziativa per la sostenibilità, che martedì – ripetendo l’esercizio svolto otto giorni prima da Consiglio federale, Cantoni e partner sociali – hanno presentato davanti ai media a Berna i loro argomenti in vista delle votazioni federali di metà giugno.

L’Udc ci riprova. Dopo il successo del 2014 (iniziativa ‘contro l’immigrazione di massa’) e l’insuccesso del 2020 (iniziativa ‘per la limitazione’), il partito ora nelle mani di Marcel Dettling ribadisce la volontà di limitare l’immigrazione in Svizzera. L’iniziativa denominata ‘No a una Svizzera da 10 milioni!’ chiede di integrare la Costituzione federale con un nuovo articolo sullo ‘sviluppo demografico sostenibile’. In base a esso, la popolazione residente permanente non potrà superare i 10 milioni entro il 2050. Se prima di tale data (com’è verosimile, sulla scorta degli scenari ufficiali) nel Paese vivessero 9,5 milioni di persone, Consiglio federale e Parlamento dovrebbero adottare misure concrete. Ad esempio, le persone ammesse provvisoriamente non potrebbero più ottenere il permesso di domicilio né essere naturalizzate. Anche il ricongiungimento familiare verrebbe limitato in questo caso. Gli accordi internazionali che comportano una crescita della popolazione dovrebbero essere rinegoziati dalla Svizzera con l’introduzione di clausole d’eccezione o di salvaguardia. Se tutto ciò non bastasse a rispettare entro due anni il limite stabilito, quale ultima ratio la Svizzera dovrebbe denunciare l’accordo sulla libera circolazione delle persone con l’Ue.

‘La nostra bella Svizzera’

Stando al Comitato che si batte per il sì, alla fine dello scorso anno la Svizzera contava circa 9,1 milioni di abitanti; dall’introduzione della libera circolazione, sono arrivati nel Paese 1,5 milioni di immigrati, pari a oltre 100mila ogni anno, provenienti dall’Unione europea, da Paesi terzi e attraverso il canale dell’asilo. «Abbiamo perso il controllo», ha affermato il consigliere nazionale Thomas Matter. «Le conseguenze negative di questa immigrazione sfrenata si fanno sentire ogni giorno: carenza di alloggi, affitti sempre più cari, massiccia cementificazione del territorio. Traffico e treni sempre più affollati e aumento della criminalità», ha osservato il vicepresidente dell’Udc, ideatore dell’iniziativa.

«Il sistema sanitario è al limite, i costi sono diventati insostenibili e la qualità dell’istruzione nelle scuole è in calo», ha aggiunto il banchiere zurighese, sostenendo che «molti si sentono sempre più stranieri nel proprio Paese». «Vogliamo una Svizzera vivibile. Vogliamo che anche le generazioni future possano vivere nel benessere, nella pace e circondati da un bel paesaggio», ha dichiarato

Marcel Dettling (Sz). «Più persone significa anche un approvvigionamento alimentare più precario per l’intera popolazione», ha evidenziato il consigliere nazionale e contadino svittese. «Ogni secondo scompare circa un metro quadrato di superficie verde. La nostra bella Svizzera viene cementificata».

Il Comitato fa leva anche sulla «criminalità importata», citando alcune cifre pubblicate dall’Ufficio federale di statistica. «In particolare le donne, le città e i Cantoni di confine sono colpiti dalla perdita di sicurezza. La violenza aumenta, così come determinate forme di criminalità, come le lesioni corporali e le aggressioni sessuali», ha dichiarato la consigliera nazionale ginevrina Céline Amaudruz, elencando alcuni titoli di cronaca delle scorse settimane per indicare come la maggior parte degli autori di crimini in Svizzera provenga dall’estero, in particolare dal Maghreb per quanto riguarda i crimini commessi nei Cantoni romandi.

Sandra Sollberger, consigliera nazionale (Bl) e imprenditrice, ha invece illustrato come «l’immigrazione incontrollata pesa direttamente sulla nostra vita quotidiana, ogni giorno, in tutto il Paese. Sul tragitto verso il lavoro, mentre facciamo acquisti, durante una gita in famiglia: le nostre strade sono intasate, i nostri treni sono sovraffollati. Noi artigiani sappiamo bene cosa significa. Restiamo bloccati nel traffico invece di lavorare dai clienti».

‘Noi ticinesi sappiamo cosa significa’

«Noi ticinesi – le ha fatto eco il ‘senatore’ Marco

Chiesa – conosciamo da tempo le conseguenze di un’immigrazione incontrollata e del caos nel settore dell’asilo. Per noi non è teoria. Non è un dibattito accademico. È realtà vissuta sulla nostra pelle». «Abbiamo visto cosa significa vivere in una regione in cui l’aumento dei frontalieri e della manodopera importata non porta stabilità, ma insicurezza», ha insistito il luganese, sottolineando che a sud delle Alpi «il massiccio aumento della concorrenza sul mercato del lavoro ha fatto sì che i salari venissero costantemente spinti verso il basso». «Se, grazie alla libera circolazione delle persone, le aziende possono attingere a un enorme potenziale esterno e a basso costo di manodopera, il lavoratore residente perde potere contrattuale, soprattutto il ceto medio», ha aggiunto Chiesa.

I promotori dell’iniziativa dicono di essere per “un’immigrazione ragionevole”. Sostengono che, anche se la proposta di modifica costituzionale venisse accettata, potrebbero comunque immigrare in Svizzera ancora circa 40mila lavoratori qualificati e altre persone all’anno. Molte più persone di quante “il Consiglio federale ci aveva promesso prima della libera circolazione delle persone con l’Ue”, fa notare il Comitato.

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2026-03-25T07:00:00.0000000Z

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