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Iran-Usa, il memorandum passa dal Bürgenstock

Nel Canton Nidvaldo invece che a Ginevra, resta l’intenzione di firmare venerdì. Trump: ‘Al via la fase due, più facile’. E aggiunge: ‘Mai voluto un cambio di regime’

“Abbiamo concluso il nostro accordo con l’Iran e dovrebbe avere successo. Ora passa a una seconda fase che penso sarà in realtà più facile”. È la profezia di Donald Trump al G7 di Evian, dove assicura che Teheran si è impegnata “chiaramente a non sviluppare o acquistare l’arma nucleare” e che lo stretto di Hormuz “riaprirà pienamente” entro venerdì: il giorno in cui è attesa la firma ufficiale (dopo quella digitale) del memorandum da parte dei due capi negoziatori, il suo vice JD Vance e il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, non però a Ginevra come inizialmente ipotizzato, ma nella cornice super blindata del Bürgenstock, resort a cinque stelle nel Canton Nidvaldo appollaiato sull’omonima montagna che sovrasta il lago di Lucerna. “Questa sede è stata proposta dai mediatori pakistani e qatarioti, nonché dagli Stati Uniti e dall’Iran”, ha dichiarato il Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae), evidenziando che la Svizzera agisce in qualità di facilitatrice, per creare le condizioni pratiche e diplomatiche che consentono lo svolgimento di tale incontro sul proprio territorio. Il complesso alberghiero è lo stesso che aveva ospitato la Conferenza di pace sull’Ucraina nel giugno 2024. La data di venerdì farà scattare le lancette dei 60 giorni per arrivare a un accordo definitivo sulle questioni più cruciali, dal programma nucleare iraniano alla revoca delle sanzioni e allo scongelamento dei beni.

Teheran: ‘Revocato il blocco di Hormuz’

Intanto Teheran annuncia che il blocco Usa di Hormuz è stato revocato prima della firma ufficiale, mentre il Wall Street Journal rivela che gli Stati Uniti consentiranno all’Iran di iniziare immediatamente a vendere petrolio nell’ambito dell’accordo raggiunto, con deroghe alle sanzioni sulle vendite di greggio che entreranno in vigore subito dopo la cerimonia di venerdì: notizie che hanno fatto abbassare ulteriormente il prezzo del petrolio, a nuovi minimi da tre mesi.

Il tycoon approfitta del palcoscenico internazionale per spiegare e puntualizzare. Nega (mentendo) di aver mai voluto un cambio di regime ma elogia la nuova leadership di Teheran dopo la decapitazione dei precedenti vertici: “Sono persone forti, intelligenti, probabilmente molto più intelligenti e furbe del primo e del secondo gruppo di leader iraniani. Non sono radicalizzati e credo potranno aiutare il loro Paese”. Dribbla la domanda se gli Usa porteranno avanti l’accordo anche se il regime iraniano continuerà a uccidere il proprio popolo, cui aveva promesso aiuto invitandolo a scendere in piazza: “Beh, ne stiamo parlando con loro, vedremo. Dirò che la maggior parte di questo è avvenuta durante il primo e il secondo regime. Molto più che ora… era molto più grave”. Quanto all’uranio arricchito, garantisce, “non vogliamo prenderlo, vogliamo distruggerlo”. Quindi smentisce le notizie di stampa sul fondo da 300 miliardi per la ricostruzione del Paese degli ayatollah: “Non stiamo investendo alcun denaro in Iran. La voce circolata è ridicola. Abbiamo il diritto di entrare un giorno e fare qualcosa… oppure se qualcuno vuole fare qualcosa. Ma non abbiamo alcun obbligo di investire denaro in Iran”. Infine promette di tenere una conferenza stampa nel giro di due giorni per rendere pubblico il testo dell’accordo leggendo “parola per parola”.

Al Arabiya pubblica copia dell’intesa

Peccato che Al Arabiya lo bruci sul tempo pubblicando una copia del memorandum di cui afferma di essere entrata in possesso. Secondo il media saudita, il documento include la fine della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano, la revoca del blocco navale Usa nello Stretto di Hormuz e il ripristino del traffico marittimo da parte di Teheran “ai livelli prebellici” entro trenta giorni, tenendo conto dei tempi necessari per lo sminamento della via marittima. Il testo prevede inoltre che la Repubblica Islamica “non produrrà mai armi nucleari”, mentre “il destino dell’uranio arricchito sarà affrontato adeguatamente” nei successivi negoziati tecnici. In attesa di questi ultimi, “l’Iran manterrà l’attuale status quo e gli Stati Uniti non imporranno nuove sanzioni”. Da parte sua Washington “creerà un piano globale insieme ai partner regionali per la riabilitazione e lo sviluppo economico dell’Iran, garantendo un finanziamento da almeno 300 miliardi di dollari”, attraverso un meccanismo che sarà formulato entro 60 giorni dalla firma. Previsto, inoltre, anche lo “sblocco dei beni iraniani congelati” e la concessione di “deroghe per le esportazioni di petrolio iraniano”. Infine, dopo la firma del memorandum, “l’accordo finale sarà approvato mediante una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza dell’Onu”. Restano comunque molti dubbi e incertezze sul memorandum, nonché sull’esito finale dell’accordo. Una delle mine vaganti è il Libano, con il premier israeliano Benjamin Netanyahu che si chiama fuori dall’intesa e Teheran che minaccia di non firmare alcun accordo sul nucleare finché Israele non si ritirerà dal Paese dei cedri.

UCRAINA

Pressing sulla Russia, ‘pronti a nuove sanzioni’

“La Russia deve fare un accordo”, ha detto Trump. L’atteso bilaterale a margine del G7 fra il presidente Usa e Volodymyr Zelensky, tante volte evocato, c’è stato ed ha avuto – per ora – il risultato di convincere il tycoon a intensificare le pressioni su Vladimir Putin. “Farò tutto ciò che è in mio potere”, ha affermato, assicurando di voler dare seguito alla promessa che una volta incassato l’accordo con l’Iran il suo impegno sarà rivolto a porre fine anche “all’altra guerra”. Zelensky è arrivato ad Evian nel ruolo di uomo del giorno, con tutti i riflettori puntati su di lui: dopo essere stato ricevuto da Macron con tanto di passeggiata tête-à-tête nei boschi che circondano il luogo del vertice, è seguito il bilaterale con Trump al riparo da telecamere indiscrete. Alla fine il leader ucraino incassa l’impegno del G7 a non affievolire il sostegno a Kiev e a lavorare per nuove misure restrittive che accentuino la pressione su Mosca. Lo stesso Trump ha dichiarato che “presto potrebbero essere reintrodotte sanzioni sul petrolio russo”, quelle che erano state temporaneamente revocate per far fronte alla crisi energetica provocata dal blocco di Hormuz.

Mosca: ‘Se Zelensky vuol parlare venga qui’

Al centro dei colloqui col leader ucraino – il giorno dopo il durissimo attacco russo su Kiev che ha colpito la Cattedrale della Dormizione – simbolo di un intero Paese, anche la possibilità di aprire un negoziato diretto con Putin, l’ipotesi di un vertice in campo neutro, magari negli Stati Uniti. Ma la risposta secca del Cremlino è giunta proprio mentre Zelensky metteva piede ad Evian: “Se lui vuole parlare in modo responsabile e serio, allora venga a incontrare Putin a Mosca”, ha affondato Dmitry Peskov, portavoce dello zar. Ma il presidente ucraino non molla e, pur ammettendo come il dialogo sia “molto difficile”, ha rilanciato l’ipotesi di un summit in campo neutro: “Si potrebbe fare in Svizzera, in Turchia, in un Paese del Medio Oriente”. La speranza è che Trump faccia propria questa richiesta e la inoltri a Putin, quando a Mosca approderanno i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner. Ancora una data non c’è, ma il loro arrivo – prima o poi – è stato confermato dal Cremlino.

ESTERO / SVIZZERA

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2026-06-17T07:00:00.0000000Z

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