Svolta nell’inchiesta sui cecchini di Sarajevo
Svolta nell’inchiesta dei “cecchini del weekend” a Sarajevo: la Procura di Milano indaga per omicidio volontario aggravato da motivi abietti e crudeltà. Al centro del caso c’è il macabro “safari umano” degli anni 90, quando facoltosi occidentali pagavano somme di denaro per sparare sui civili inermi durante l’assedio bosniaco.
I carabinieri hanno perquisito quattro italiani: un ex dipendente comunale di Genova residente nell’Alessandrino, un imprenditore brianzolo, un ex camionista friulano 80enne (il primo degli indagati, che sostiene di essersi recato nei Balcani all’epoca dei fatti solo per motivi di lavoro e di non aver mai messo piede in Bosnia) e un toscano. Secondo quanto rivelato dal Times, le verifiche si starebbero estendendo a un aristocratico appartenente a una nota famiglia milanese. A dare impulso al caso è la testimonianza dell’ex compagna dell’indagato in Piemonte, che ha riferito degli incubi notturni dell’uomo dovuti agli omicidi commessi. I militari gli hanno sequestrato un silenziatore e una fotografia compromettente. Sul retro del documento, che fungeva da lasciapassare per il fronte, erano impressi dei segni: per l’accusa si tratta della “conta dei morti” del cecchino. Le indagini svelano una rete transnazionale che gestiva i “turisti della morte”. Per gli italiani i punti di snodo erano Trieste e Belgrado, da cui venivano scortati fino alle colline attorno a Sarajevo.
ESTERO / SVIZZERA
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2026-06-20T07:00:00.0000000Z
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