laRegione

Non danno tregua le notti tropicali

Per 43 volte quest’anno la temperatura a Lugano non è scesa sotto i 20 gradi nelle ore notturne. Il caldo spezza il riposo, causando affaticamento cronico

Ats/red

Quest’anno a Lugano ci sono già state 43 notti tropicali (cioè con la temperatura che non scende sotto i 20 gradi) e 42 a Locarno Monti. “Entro la fine dell’estate sarà raggiunta la barriera delle 50”, afferma il meteorologo Vincent Devantay. Le conseguenze sulla salute non vanno sottovalutate, avvertono gli specialisti.

“Una ventina di anni or sono, quando ho iniziato a occuparmi di meteorologia, ogni notte tropicale era ancora un evento”, ricorda l’esperto di Meteo News in dichiarazioni riportate da ‘Le Matin Dimanche’. “Quando se ne verificava una da qualche parte, era una notizia e si pensava di preparare un bollettino speciale. Ma negli ultimi anni si sono moltiplicate rapidamente”. Oltre che in Ticino, è nel Canton Vaud che si dorme peggio: Vevey si è affermata come la terza località più calda del paese al calar della notte. “Si sono già registrate 35 notti tropicali, quindi la soglia delle 40 sarà presto superata; se ne sono contate anche 31 a Pully (Vd) e 25 a Neuchâtel”.

Il punto in comune tra queste nuove capitali della canicola (in un paese dove anche in montagna si soffoca: ieri a Meiringen, 600 metri di altitudine, nel Canton Berna, sono stati toccati i 34,6 gradi, temperatura che ha battuto il record di 34,4 gradi risalente all’estate canicolare del 2003) è la vicinanza a un lago: questo perché anche la temperatura dell’acqua ha raggiunto livelli davvero insoliti, ricorda Devantay. Tra la notte e il giorno, la temperatura delle acque lacustri varia molto poco: è uno svantaggio in questo periodo, perché il calore delle acque impedisce alla temperatura dell’aria di scendere sotto i 20 gradi. Il fenomeno della notte calda si è diffuso con estrema rapidità: “spesso non ci rendiamo conto di quanto sia stato veloce il cambiamento”, osserva lo specialista. La novità di quest’anno è che la ‘minima’ notturna in alcune zone della Svizzera ha sfiorato i 25 gradi.

Un meccanismo inesorabile

Il caldo frammenta il riposo, riduce le fasi più rigeneranti e lascia il corpo e la mente in uno stato di affaticamento cronico, afferma il dottor Geoffroy Solelhac. Il meccanismo è fisiologico e inesorabile, sottolinea il ricercatore al Chuv, l’ospedale universitario di Losanna, in un’intervista pubblicata sempre da ‘Le Matin Dimanche’. “Essendo il sonno associato a una diminuzione della temperatura, l’addormentamento sarà logicamente più difficile in periodi di forte caldo”. E non si tratta solo di addormentarsi: “Nel corso della notte ci saranno anche più risvegli, che siano micro-risvegli, della durata da tre a quindici secondi e di cui non ci si ricorda mai, o risvegli coscienti. Quindi il calore induce una diminuzione della durata totale del sonno, così come una riduzione della sua qualità soggettiva, con le conseguenze negative che conosciamo”. Ovvero stanchezza, difficoltà cognitive, irritabilità e sonnolenza diurna.

La buona notizia è che il recupero, una volta passata l’ondata di calore, può essere rapido. “Non c’è necessariamente un debito di sonno che dovrebbe poi essere compensato, per così dire. Appena il corpo beneficia di una temperatura normale per dormire, il sonno può normalizzarsi rapidamente. Dopo una mancanza di ore dormite l’organismo può in particolare aumentare la quantità o l’intensità del sonno profondo”. Ma il tempo necessario per un completo recupero è soggettivo e difficile da prevedere. Intanto, in attesa di notti più fresche, il medico offre alcuni consigli pratici per chi lotta contro il caldo in camera da letto. “Preferite la doccia tiepida alla doccia fredda, che indurrà una vasocostrizione e quindi impedirà l’evacuazione del calore. Evitate le lenzuola umide poiché l’umidità tende a rafforzare la sensazione di calore. Forse i materassi rinfrescanti possono essere interessanti, perché diminuiscono la temperatura nelle immediate vicinanze”.

Sovramortalità tra gli anziani

La Svizzera ha registrato 357 decessi in più dalla prima ondata di caldo alla fine di giugno, ha riferito la ‘Nzz am Sonntag’, citando l’Ufficio federale di statistica (Ust), i cui dati sono ancora provvisori e si basano su estrapolazioni. Questi decessi riguardano esclusivamente persone di età superiore ai 65 anni. Un aumento della mortalità è stato riscontrato solo nell’ultima settimana di giugno e nella prima settimana di luglio. L’Ust precisa che non è possibile stabilire un nesso diretto tra ogni singolo decesso e l’ondata di caldo. La causa del decesso non viene rilevata nell’ambito di questo monitoraggio.

“Queste morti avrebbero potuto essere evitate: non c’è scusa, davvero nessuna.” Eleni Myrivili, massima esperta delle Nazioni Unite per la lotta contro il caldo, lancia un monito alla Confederazione. In un’intervista pubblicata dalla ‘Schweiz am Wochenende’, la scienziata greca traccia un quadro impietoso dei ritardi nell’adattamento al riscaldamento globale. Secondo l’antropologa il problema è che, nonostante la scienza abbia ormai evidenze chiare, non si sta facendo abbastanza: “Dobbiamo agire molto più rapidamente, finora abbiamo ampiamente fallito sia nella riduzione delle emissioni che nell’adattamento”.

Emblematica inerzia

Il caso della Confederazione, per la studiosa, è emblematico di questa inerzia. “Un paese come la Svizzera dovrebbe avere sistemi di protezione robustissimi per i gruppi più vulnerabili. È risaputo che gli anziani sono i più colpiti. I decessi potevano essere evitati”, ribadisce, indicando nella mancanza di sistemi di allarme tempestivi e reti di prossimità il tallone d’Achille. “Non basta avvisare del caldo: bisogna che il messaggio arrivi agli anziani che vivono soli e che ci siano reti con persone che vadano a controllarli e li portino in luoghi freschi”.

Un altro nodo critico sollevato dall’esperta è la corsa ai condizionatori. “Non possiamo raffreddarci fuori dalla crisi climatica con i climatizzatori: credere che siano una soluzione è del tutto sbagliato”, avverte. I dispositivi, spiega, consumano enormi quantità di energia e aggravano il problema riversando calore all’esterno, rendendo le città ancora più roventi. Il loro utilizzo diffuso è per lei il sintomo di “una pianificazione urbanistica sbagliata”. La soluzione passa invece dal verde, dall’ombra e dai materiali da costruzione: “Sappiamo benissimo che dobbiamo puntare molto di più su soluzioni basate sulla natura”, eppure si continua a costruire in cemento e asfalto.

SVIZZERA / ESTERO

it-ch

2026-08-10T07:00:00.0000000Z

2026-08-10T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281543707742329

Regiopress SA