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La ‘ferma’ risposta ai disordini

Il governo vara il ‘decreto cortei’. Fermo preventivo per i minori. Cinquecento soldati in più a Milano. Il Quirinale blocca la norma sui poteri speciali ai soldati

Serviva una risposta “ferma” dopo le scene “inaccettabili” del fine settimana a Milano e non solo. Perché bisogna evitare che diventino “la normalità”, cercando nel frattempo di andare a fondo di un fenomeno “nuovo” che coinvolge molti “giovanissimi”, il dato che fa più “male” e “paura”. Giorgia Meloni già da domenica aveva messo al lavoro uffici e ministeri per arrivare nel più breve tempo possibile alla nuova stretta. Con il nuovo reato di “partecipazione violenta” alle manifestazioni, con il “chi rompe paga” e pure con l’estensione del fermo preventivo “ai minori” – che a un certo punto era sembrato in bilico – anche nei casi di azioni in luoghi affollati. Perché “nessuna idea politica o disagio sociale” può “giustificare” le “devastazioni” che “nessuno può minimizzare”, incalza la presidente del Consiglio chiedendo “chiarezza” a “tutte le forze politiche” che, dice, devono stare “dalla parte della legalità”.

Le ore che precedono il Consiglio sono concitate, anche per il confronto intercorso con il Quirinale. Alla fine non arriva l’ok a una delle richieste, avanzata anche pubblicamente dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, quella di riconoscere ai militari impegnati in Strade sicure la funzione di polizia giudiziaria. A Milano arriveranno 500 militari in più, come Lega e Forza Italia fanno a gara a rivendicare, ma senza che sia cambiato quello “che dovranno fare e come potranno farlo” come chiedeva il ministro della Difesa.

Tra Crosetto e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, peraltro, la distanza la segna anche l’analisi dei fenomeni delle ultime ore. Per il ministro di Fratelli d’Italia “i fatti di Milano sono il frutto” della “guerra ibrida”, mentre il leader leghista respinge l’ipotesi che ci sia “una regia” dietro i disordini, tantomeno dei “russi”. Ma non la pensa allo stesso modo nemmeno il suo ministro all’Interno, secondo il quale gli elementi posti da Crosetto non vanno “sottovalutati” perché “sicuramente qualcosa è successo” e “abbiamo visto – sottolinea al termine del Consiglio dei ministri – l’apparente spontaneismo di una massa di giovani che si sono mossi in un certo modo attivati in una forma che sembra strano non sia riconducibile ad alcun tipo di organizzazione”. A ora, peraltro, “i primi rilievi escluderebbero collegamenti strutturati con realtà antagonistiche”. Ma “in tempi brevi”, assicura, “avremo idee molto chiare di cosa c’è dietro”. Anche perché l’attesa è di altri tentativi di riproporre scenari simili “in altre giornate e contesti”.

‘Minorenne? Paghino i genitori’

Che si tratti di un “fenomeno nuovo” da affrontare “con serietà per evitare che diventi un modello da imitare” è convinta anche Meloni, che però invita tutti a distinguere tra “chi commette violenze e chi manifesta pacificamente per chiedere risposte”. Cita l’Ilva, la premier, o l’autotrasporto, realtà che “stanno attraversando momenti difficili”, sottolineando che “lo Stato che dice no alle violenze è lo stesso Stato che ascolta chi protesta”. Viceversa è “gravissimo che si pubblicizzi l’assistenza legale gratuita dopo le devastazioni” – il riferimento è all’eurodeputata Ilaria Salis – o che ci siano distinguo di fronte a “negozi saccheggiati, vetrine distrutte, forze dell’ordine aggredite”. Ci sono invece i risarcimenti per chi subisce i danni, “e se chi rompe è minorenne – dice Meloni – pagano i suoi genitori”.

FRANCIA Linea dura anche nei tribunali

Parigi sceglie la linea dura: coprifuoco notturno a oltranza nelle grandi città, pugno duro sui casseur – sui quali piovono dure sentenze e pene detentive nei processi per direttissima – e dispiegamento di polizia “massiccio” e più mobile per sabato prossimo in vista dell’Atto II della protesta di studenti e gilet gialli, dopo le violenze del 17 ottobre. Con il giro di vite, il governo tenta anche di arginare l’evidente crescita di consensi dell’estrema destra del Rassemblement National, che si presenta come ‘partito dell’ordine’. Sul fronte opposto, l’estrema sinistra, piovono le accuse del premier, Sébastien Lecornu, che denuncia in Parlamento la responsabilità di “schemi insurrezionali dell’extra gauche”.

La Francia continua a essere in ebollizione. Le parole pronunciate in diretta tv domenica sera da Emmanuel Macron – che aveva annunciato di autorizzare i prefetti a dichiarare il coprifuoco in alcune zone delle città – sono già diventate realtà. Così come il gran lavoro delle squadre del Comune che hanno cominciato martedì a ripulire da migliaia di graffiti i monumenti e i palazzi della capitale, a cominciare dalla colonna della Bastiglia.

Ma il giro di vite si è chiaramente avvertito anche nelle aule di tribunale, dove sono cominciate a comparire davanti ai giudici le 123 persone, minima parte delle migliaia di fermati, per le quali il fermo è stato trasformato in arresto e carcerazione preventiva. Per diversi di loro, sono state pronunciate pene più severe del previsto, e anche per quelle di due o tre mesi si prevede nella maggior parte dei casi la carcerazione. Il grosso dei processi per direttissima è atteso per i prossimi giorni.

Il pugno di ferro che il governo tenta di rendere evidente all’opinione pubblica è un tentativo di arginare le critiche su una mancata azione preventiva e repressiva. In particolare, quella di aver schierato un numero di agenti insufficienti lo scorso sabato, nonostante l’annunciata e temibile saldatura fra la protesta degli studenti e il ritorno dei gilet gialli in piazza. Secondo i sondaggisti, il Rassemblement National continua a ‘capitalizzare’ il malcontento generale per un ordine pubblico sempre meno rispettato durante le manifestazioni: il partito di Marine Le Pen non manca – in funzione elettorale – di accusare Jean-Luc Mélenchon e La France Insoumise di volere “il caos” nel Paese.

ESTERO / SVIZZERA

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2026-10-21T07:00:00.0000000Z

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