‘Bene, ma si può e deve fare di più’
Finita la consultazione da parte del governo, i liberali radicali promuovono il progetto ma chiedono più coraggio. Piezzi: ‘I rustici devono rivivere’
Di Jacopo Scarinci
“Bene, ma si può fare meglio”. È questo il giudizio che emerge dalla lunga e articolata presa di posizione del Plr/Lea sulla revisione del Piano di utilizzazione cantonale dei paesaggi con edifici e impianti protetti, il caro vecchio Puc-Peip che da tempo crea dibattito e, a volte, polemiche. Dopo dieci anni dall’entrata in vigore, “l’aggiornamento non è soltanto opportuno, ma pienamente giustificato sotto il profilo giuridico, pianificatorio, politico e sociale”. Il giudizio del Plr è “complessivamente positivo”, ma allo stesso tempo sollecita “un approccio ulteriormente coraggioso e aperto, coerente con le recenti evoluzioni del quadro federale e con le aspettative delle regioni periferiche del Cantone”.
Giudizio positivo, insomma. «Ma c’è un ma», spiega a ‘laRegione’ il deputato liberale radicale Aron
Piezzi, attivissimo sul tema e illustrando la presa di posizione. E questo ‘ma’ arriva perché, appunto, «siamo certi che si debba fare di più per rendere veramente più incentivante il restauro dei rustici, in coerenza con le recenti modifiche del quadro federale e con le legittime aspettative delle regioni periferiche ticinesi.
‘C’è un nuovo approccio, soddisfatti’
La consultazione avviata sul Puc-Peip «ci ha perciò permesso, come Plr/Lea, di proporre un nuovo approccio, che chiediamo da anni, sul territorio fuori zona edificabile: che si passi da una logica di proteggere il paesaggio come una fotografia, promossa dal Puc-Peip attuale e in parte anche con il testo in consultazione, a una protezione del paesaggio che mira – spiega Piezzi – a una valorizzazione attiva, in cui il paesaggio è visto come un ecosistema vivo e dinamico, ma sempre rispettoso del suo valore architettonico e culturale. Le nostre proposte di modifica alle norme ma pure ai perimetri del Puc-Peip hanno l’obiettivo, attraverso misure più flessibili, a non più considerare le norme come un semplice controllo ma soprattutto come progetto, con l’obiettivo di poter davvero far rivivere i rustici e il territorio in senso più generale».
Il passaggio da un’impostazione basata sulla “immutabilità sostanziale dell’edificio” a un approccio fondato sulla “conservazione delle caratteristiche essenziali dell’aspetto esterno, della struttura edilizia basilare e dei dintorni” apre, riprende il deputato Plr, «a nuove possibilità di intervento, che dobbiamo sfruttare appieno per dare un futuro dignitoso a questi territori».
‘I restauri vanno promossi, non castrati o mummificati’
Già, le norme. Dal progetto in consultazione vengono già rese più flessibili, ma «noi proponiamo un’ulteriore e maggiore elasticità interpretativa, soprattutto laddove interventi misurati e ben progettati consentano di garantire un uso duraturo degli edifici senza comprometterne i valori essenziali. Le norme devono sì guidare, ma pure stimolare, incentivare e promuovere il restauro dei rustici, non castrarlo e mummificarlo».
I rustici – riprende Piezzi – «testimoniano il rapporto funzionale e armonioso che le generazioni passate hanno saputo instaurare con il territorio, adattandosi a condizioni spesso difficili con soluzioni semplici ma ingegnose. Dare continuità a questo rapporto, pur con gli inevitabili adattamenti richiesti dall’evoluzione della società, rappresenta una responsabilità verso il patrimonio costruito e il paesaggio, che la politica a ogni livello deve assumersi, per non diventare complice di un inaccettabile, e ulteriore, degrado del nostro patrimonio».
‘Si contrasterà l’abbandono’
Altro tema al centro della revisione è l’estensione dei comparti del Puc-Peip. Queste modifiche legislative secondo Piezzi e il Plr «consentono nuovi scenari che permettono una delimitazione più ampia degli stessi. Ciò potrà contribuire in modo determinante a contrastarne l’abbandono, il degrado e il crollo di taluni edifici, soprattutto nelle vicinanze delle zone edificate. È perciò importante una verifica puntuale dei comprensori, che mi auguro sia stata fatta dagli Enti locali in questa consultazione e possa essere adeguatamente considerata dal Dipartimento del territorio. È opportuno – afferma ancora con forza Piezzi – rimarcare l’errore storico, da correggere, di escludere gli alpeggi dai perimetri del Puc-Peip, così come i comparti alle spalle dei nuclei tradizionali, spesso esclusi dal Puc-Peip, di grande valore ma dal futuro incerto. Occorrono soluzioni per dare un futuro a queste aree».
Va da sé che in casa liberale radicale sia quasi superfluo dire che «non si vive di sole norme». E quindi, «particolare attenzione dovrà essere dedicata alla loro applicazione concreta nelle procedure edilizie. In questo senso, le linee guida elaborate dal Dipartimento del territorio rivestono un ruolo fondamentale». In questo senso, «sarà indispensabile superare approcci eccessivamente burocratici che privilegiano il dettaglio formale e il protezionismo a oltranza, a scapito della visione d’insieme. Oltre agli aspetti architettonici e tipologici, è essenziale riconoscere anche il valore paesaggistico e culturale dei rustici fuori zona edificabile, espressione di un rapporto storicamente equilibrato e rispettoso tra l’uomo e il territorio». Affinché possa esprimere appieno il suo potenziale, è infine «indispensabile che la revisione del Puc-Peip sia accompagnata da un ulteriore slancio interpretativo, improntato a coraggio, apertura e fiducia nelle capacità delle comunità locali di prendersi cura del proprio territorio. Solo così potrà continuare a essere non solo uno strumento di tutela, ma anche un motore di valorizzazione sostenibile del paesaggio rurale ticinese, anche coniugando tradizione e tutela con spirito innovativo e propositivo».
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