‘Le disparità restano, il governo agisca’
Anche nel settore pubblico persistono differenze salariali di genere. Merlo (Più Donne): ‘Deve essere una priorità nei fatti, non solo su carta’
“I dati cantonali ufficiali più recenti mostrano che anche nel settore pubblico, seppur in misura minore, persistono differenze salariali di genere”. È quanto riporta il governo in risposta a una mozione del dicembre scorso di Più Donne. Atto parlamentare che, fondamentalmente, chiede che il Consiglio di Stato, che ha inserito la parità di genere fra le sue priorità anche nella legislatura 2023-2027, promuova ulteriormente presso i Comuni le finalità della Carta per la parità salariale nel settore pubblico.
Il Cantone, indica il governo nella sua risposta, “ha sottoscritto nel 2016 la Carta, impegnandosi a dare il buon esempio quale datore di lavoro”. Nell’ambito delle priorità della legislatura in corso, aggiunge, “il Cantone ha invitato i Comuni ticinesi, i consorzi di Comuni e gli enti autonomi comunali a sottoscrivere la Carta”. Ragione per cui, anche se le disparità permangono, per il Consiglio di Stato la mozione è da considerarsi accolta. E questo nonostante in Ticino lo scorso dicembre la Carta fosse stata sottoscritta solo dalle Città di Lugano e Mendrisio. Su un totale di cento Comuni.
‘Oltre 200mila franchi nell’arco di una carriera di trent’anni’
Una posizione, quella di considerare evasa la mozione, che alla deputata di Più Donne Tamara Merlo, cofirmataria insieme alla collega di partito Maura Mossi Nembrini, non va giù. «Restiamo dell’opinione – spiega da noi raggiunta – che proprio perché, come ammette lo stesso governo, anche nel settore pubblico le disparità salariali persistono, vada fatto di più». E affonda: «Certo, la parità di genere su carta è una priorità per il Consiglio di Stato. Va però trattata come tale, non solo considerata». Insomma, secondo Merlo «il governo si tutela dicendo di aver adottato la Carta a livello cantonale, ma allo stesso tempo continua a praticare questa disparità». Firmare la Carta, anche sul piano comunale, per la deputata «è un segnale necessario, cartina al tornasole di un impegno concreto per combattere la disparità salariale anche nel settore pubblico».
Nella mozione, Più Donne metteva sul tavolo anche alcune cifre emblematiche, conseguenza diretta di queste disparità nella retribuzione. Stando all’edizione 2025 della pubblicazione dell’Ufficio di statistica ‘La parità in cifre’, nel settore pubblico la differenza salariale tra uomini e donne si attesta intorno al 7,7%, pari a circa 580 franchi mensili. Nel settore privato, la differenza è del 13%, che corrisponde a 720 franchi al mese. “Per il settore pubblico – scrive Più Donne nell’atto parlamentare – si tratta di circa 7mila franchi all’anno, oltre 200mila franchi nell’arco di una carriera di trent’anni”. «Siccome nel settore pubblico gli stipendi sono mediamente più alti – riprende Merlo –, anche se percentualmente la disparità è minore rispetto al privato, le cifre complessive restano comunque molto importanti. Dati incomprensibili, per fare lo stesso lavoro». Per la granconsigliera, in definitiva, si tratta di «un’ingiustizia fatta e finita». Certo, non nasconde Merlo, «non è che firmare la Carta porti automaticamente alla parità, è però un importante impegno in più. Dobbiamo partire dal presupposto che questi strumenti a qualcosa possano servire». Altrimenti non se ne esce più. A ogni modo, rileva Merlo, «visto che la posizione del governo non ci soddisfa, come Più Donne abbiamo chiesto che la mozione venga assegnata a una commissione parlamentare». E questo con l’obiettivo «che si continui a parlare di questo tema cruciale. Nell’atto parlamentare – mette in luce – non chiediamo nulla di inverosimile, ma purtroppo sappiamo che i tempi commissionali spesso sono molto lunghi».
‘Il margine di manovra c’è, va dato il buon esempio’
A non essere convinta della risposta del governo, anche Gina La Mantia, copresidente di FaftPlus, la Federazione associazioni femminili Ticino. «La Carta per la parità salariale nel settore pubblico – osserva – è stata sottoscritta dal Cantone nel 2016. Ora siamo nel 2026, sono passati dieci anni e le disparità persistono». Per La Mantia «dire che il Cantone la sua parte l’abbia fatta è un po’ superficiale. Andrebbe al contrario fatto di più, come dimostrano anche le ultime cifre ufficiali».
Anche per La Mantia «la mozione non chiede nulla di complicato. Suggerire di promuovere una Carta firmata solo da Lugano e Mendrisio è un compito facile. Il margine di manovra è evidentemente molto ampio. Basterebbe scrivere nuovamente ai Comuni allegando le ultime statistiche, soprattutto vista l’importanza del tema». Come indicato nella mozione, stando anche alla copresidente di FaftPlus, «il settore pubblico dovrebbe fungere da buon esempio e non dovrebbe quindi offrire una qualità di posti di lavoro al ribasso».
Le conseguenze, poi, sono tangibili. «È noto che il fenomeno della povertà nella terza età tocca soprattutto le donne, ma non perché hanno lavorato meno, bensì perché il loro lavoro è meno riconosciuto. Penso a tutto quello che rientra nel lavoro di cura non retribuito, ancora oggi a carico soprattutto delle donne, ma anche nel lavoro sì retribuito, ma con differenze ingiustificate rispetto agli uomini». Sta di fatto che per La Mantia «il lavoro da fare ancora è molto, specialmente nel riconoscimento di ciò che viene considerato lavoro nel corso della vita di una donna. Restare a casa ad accudire la famiglia non è riconosciuto, è come se per quel periodo non avesse fatto nulla». Ed è anche da qui che parte la disparità: «Bisogna riconoscere il lavoro di cura come un pilastro di fondamentale importanza per la nostra società».
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2026-04-07T07:00:00.0000000Z
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