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Occhi puntati su Pechino

Teheran avvisa che, se venisse nuovamente attaccata, potrebbe arricchire le sue scorte di uranio sino al 90%, un livello idoneo per l’arma nucleare. È l’ultima di una serie di minacce incrociate tra Iran e Usa che, insieme a preparativi militari e negoziati indiretti, accompagnano una tregua fragile.

Tutti però restano in attesa dell’imminente visita di Donald Trump in Cina. Dal suo esito potrebbe dipendere l’evoluzione della situazione in Medio Oriente. Il presidente americano è intenzionato a premere su Xi perché usi le sue leve con Teheran e contribuisca alla soluzione di un conflitto che penalizza anche la Cina, principale importatore del petrolio iraniano. Ma pure gli Usa subiscono le conseguenze economiche ed energetiche dello scontro. L’ultimo dato sull’inflazione segna un rialzo ad aprile del 3,8% (a fronte del 3,7% atteso e del 3,3% di marzo): il livello più alto da maggio 2023. A trainare l’aumento sono i crescenti prezzi della benzina. Un incubo per i repubblicani in vista delle elezioni di Midterm, mentre il consenso di Trump è ai minimi storici. Come se non bastasse, i costi della guerra sono saliti a 29 miliardi di dollari, quattro in più rispetto alla stima fornita a fine 2025.

ESTERO / SVIZZERA

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2026-05-13T07:00:00.0000000Z

2026-05-13T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281548002521199

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