Ius soli, la Corte Suprema boccia la mossa di Trump
Il decreto presidenziale respinto da cinque giudici su nove
Chi nasce negli Stati Uniti è cittadino americano. La Corte Suprema respinge il tentativo di Donald Trump di abolire lo ius soli con un decreto esecutivo, infliggendo un duro colpo alla sua stretta sull’immigrazione.
Il tycoon: ‘Un male per il Paese’
Lo ius soli “è un male per il Paese”, ha tuonato un frustrato Trump sul suo social Truth. Lodando la Cina di Xi Jinping per non avere il diritto di cittadinanza per nascita, il presidente ha esortato il Congresso, a maggioranza repubblicana, ad agire e approvare una legge che vieti lo ius soli. “Non è necessario alcun emendamento costituzionale. Il Congresso dovrebbe iniziare oggi stesso a lavorare per “abolire una” pratica costosa e ingiusta per il nostro Paese. Avrà il mio pieno e totale sostegno”, ha aggiunto.
Repubblicani cauti
È improbabile che i repubblicani a Capitol Hill si imbarchino in una battaglia di tale portata a pochi mesi dalle elezioni, considerato che molti conservatori sono favorevoli al riconoscimento del diritto di cittadinanza per nascita. Se dovessero decidere di esaudire il desiderio del presidente, i repubblicani dovrebbero attendere l’esito delle midterm e sperare di mantenere ancora la maggioranza prima di valutare qualsiasi iniziativa. Ma anche in quel caso, il dossier rischia di essere talmente scivoloso da complicare la corsa alla Casa Bianca del 2028: la maggior parte degli americani, infatti, è favorevole allo ius soli, e difficilmente gli aspiranti presidenti si sbilanceranno in favore di un’iniziativa particolarmente controversa.
Un principio ribadito, un consesso spaccato
“La cittadinanza, allora come oggi, rappresentava il diritto di avere diritti: quello di partecipare liberamente alla nostra comunità politica. Il 14esimo emendamento estese tale promessa a ogni persona nata libera in questa terra. Noi oggi manteniamo quella promessa”, ha detto il presidente della Corte Suprema John Roberts leggendo la decisione dei saggi che ribadisce un principio sancito nella Costituzione nel 1868.
L’Alta Corte si è spaccata sullo ius soli, rivelando crepe sul fronte conservatore. A votare con i giudici liberal è stata Amy Coney Barrett, nominata da Trump. Brett Kavanaugh si è invece dissociato dalla maggioranza (5 a 4) nel ritenere che l’ordine esecutivo per l’abolizione dello ius soli violasse il 14esimo emendamento, ma si è unito alla maggioranza (6 a 3) nel concludere che l’ordine firmato dal presidente fosse in violazione della legge federale.
Contrari alla decisione sono stati i giudici Samuel Alito, Clarence Thomas e Neil Gorsuch. “Questa è una delle decisioni più importanti e, a mio avviso, la Corte ha commesso un grave errore”, ha scritto Alito. “Secondo l’interpretazione odierna, il 14esimo emendamento conferisce la cittadinanza praticamente a chiunque nasca in questo Paese, compresi i figli dei cosiddetti ‘turisti della nascita’”, ha aggiunto facendo riferimento alla teoria cavalcata da Trump. Il presidente e molti Maga da mesi puntano infatti il dito contro il turismo per acquisire la cittadinanza. Lo ha fatto anche lo speaker della Camera, Mike Johnson, vicino a Trump, criticando la “molto deludente” Corte Suprema.
Dopo avergli regalato più poteri e la quasi totale immunità, la Corte ha così bocciato Trump su uno dei pilastri della sua presidenza, toccando quel tema dell’immigrazione che tanto sta a cuore al presidente. Per il commander-in-chief, il colpo brucia quanto la bocciatura dei saggi sui dazi che ha fatto vacillare la politica economica della Casa Bianca.
Passa il divieto per le atlete transgender
Nonostante la delusione per il tema a lui più caro, il presidente ha però incassato il via libera dei saggi al divieto per le atlete transgender di partecipare allo sport femminile, vincendo una battaglia che porta avanti da mesi ed è diventata simbolo della sua guerra contro la cultura ’woke’.
ESTERO / SVIZZERA
it-ch
2026-07-01T07:00:00.0000000Z
2026-07-01T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281548002622033
Regiopress SA