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Decine di piccoli ghiacciai potrebbero scomparire

I più piccoli sono quelli più vulnerabili: decine potrebbero scomparire questa estate, avverte l’esperto Matthias Huss. Ma anche i grandi se la vedono brutta

Ats/red

Secondo il glaciologo Matthias Huss, quest’anno si rischia di battere il record dello scioglimento in Svizzera. In luglio 11 corsi d’acqua ai minimi storici.

Decine di piccoli ghiacciai svizzeri rischiano di sparire dai radar quest’estate. L’allarme lo lancia l’esperto Matthias Huss: il 2026 rischia di essere uno degli anni più drammatici dall’inizio delle rilevazioni per quanto riguarda lo scioglimento.

“Ci stiamo incamminando verso il secondo scioglimento glaciale più intenso mai registrato”, ha dichiarato il glaciologo a Keystone-Ats. Secondo Huss, a essere vulnerabili sono soprattutto i più piccoli: la sua previsione è che molti scompariranno del tutto. La stima è che 20-30 potrebbero perdere per sempre quel che resta delle loro, una volta perenni, nevi. Sembra non aver superato l’estate ad esempio il piccolo ghiacciaio della Bella Tola, in Vallese, una notizia che ha suscitato parecchio scalpore negli scorsi giorni. Il quotidiano ‘Le Nouvelliste’ ha infatti riferito della sua scomparsa dopo che alcuni escursionisti hanno inviato alla redazione delle foto. Tuttavia, Huss in questo caso frena. Stando allo scienziato, dalle immagini non si può affermare con certezza che il Bella Tola sia solo un ricordo. Sotto i detriti potrebbe in effetti trovarsi ancora del ghiaccio.

Due fattori negativi concomitanti

Nell’apposito inventario della Confederazione si contano circa 1’400 ghiacciai, circa mille in meno rispetto a 150 anni fa. La maggior parte sono di dimensioni contenute, alcuni persino senza nome. La situazione è però critica anche per i ghiacciai più grossi. Nel 2026, due fattori si sono combinati in modo sfavorevole: poca neve all’uscita dell’inverno e molto caldo già all’inizio dell’estate.

L’entità dello scioglimento dei ghiacciai quest’estate non può per ora essere determinata con certezza, poiché le misurazioni sono in corso. Huss ipotizza però che non si raggiungeranno i livelli record di quattro anni fa. Allora, la Svizzera perse circa il 6% della propria massa glaciale. Rispetto al 2022, quest’anno la quantità di neve sui ghiacciai è stata leggermente superiore e l’impatto della polvere sahariana meno significativo. formazione riportata dal ‘Tages-Anzeiger’. A nord delle Alpi, la portata della maggior parte dei corsi d’acqua è stata raramente così bassa. Queste situazioni di magra si verificano solo ogni 2-10 anni, ogni 30-100 anni o addirittura a intervalli ancora più lunghi, osserva l’Ufam. A sud delle Alpi, il quadro è meno drammatico, soprattutto a causa dello scioglimento dei ghiacciai.

Anche i livelli di numerosi laghi sono eccezionalmente bassi, sottolinea l’Ufam. È il caso dei laghi di Costanza, di Zurigo, di Zugo, del Walensee e del Lago Maggiore. Sono interessati anche specchi d’acqua più piccoli, come quelli di Sempach e Hallwil. Nonostante questa situazione, la Svizzera dispone ancora di “abbondanti risorse idriche”, assicura l’Ufam. Ma è chiaro: il cambiamento climatico modificherà la disponibilità spaziale e temporale dell’acqua.

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2026-08-14T07:00:00.0000000Z

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