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Rimpallo di accuse tra Comune e Cantone

Visioni contrapposte su competenze e responsabilità. Due giorni sono bastati per portare a termine il processo di primo grado. Sentenza il 4 settembre

Nel secondo giorno del processo per la frana di Bondo – che il 23 agosto del 2017 travolse e uccise otto escursionisti in Val Bondasca – la difesa ha chiesto martedì l’assoluzione degli imputati. L’ex sindaca di Bregaglia e consigliera nazionale Anna Giacometti (Plr) ha seguito le raccomandazioni degli esperti, ha sottolineato il suo difensore. Il processo, che doveva concludersi oggi, è terminato già martedì. La sentenza è attesa per il 4 settembre.

Dinanzi al Tribunale regionale di Maloja, riunito per l’occasione al centro congressi Rondo di Pontresina, l’avvocato della politica ha respinto ogni accusa a carico della sua cliente. A suo giudizio, l’incriminazione è del tutto ingiustificata. Lunedì, il pubblico ministero aveva chiesto pene pecuniarie con la condizionale nei confronti dei cinque imputati per omicidio colposo plurimo.

Nessuna raccomandazione

Per quanto riguarda la mancata chiusura dei sentieri escursionistici nella Val Bondasca, l’ex sindaca si era basata sulla perizia dei funzionari dell’Ufficio grigionese delle foreste e dei pericoli naturali, nonché su quella del geologo esterno da essi consultato, ha sottolineato l’avvocato.

La decisione di non chiudere i sentieri escursionistici è stata presa nove giorni prima della tragedia, in assenza di raccomandazioni in tal senso. Alla riunione avevano partecipato rappresentanti del Comune e funzionari cantonali. Inoltre, sempre secondo il suo avvocato, Anna Giacometti non era stata informata dello scambio di e-mail, avvenuto alcuni giorni prima, tra l’ufficio cantonale per i pericoli naturali e il geologo esterno. In tale corrispondenza era stata sollevata la questione di un’eventuale chiusura dei sentieri escursionistici. Tuttavia, ha insistito il legale, le autorità comunali devono poter fare affidamento sugli esperti. Non possono valutare autonomamente il livello di pericolo.

‘Segnata per sempre’

«La mia assistita è stata incriminata solo perché era sindaca del Comune al momento dei fatti», ha deplorato l’avvocato, ritenendo che tale incriminazione fosse puramente arbitraria. Le decisioni degli esecutivi comunali vengono sempre prese in modo collegiale, ha sottolineato.

Inoltre, subito dopo la catastrofe, l’allora sindaca si è recata nel villaggio di Bondo, accompagnata da un dipendente comunale, per mettere in guardia gli abitanti ed esortarli ad abbandonare il luogo. Il suo avvocato ha anche criticato il Cantone, che sostiene di non essere responsabile delle raccomandazioni. «La frana del Pizzo Cengalo è uno di quegli eventi che segnano la vita di una persona», ha dichiarato Anna Giacometti nelle ultime parole rivolte ai giudici. Il destino delle otto persone decedute e la sofferenza dei loro cari la toccano profondamente e ne è infinitamente dispiaciuta, ha aggiunto. «In qualità di sindaca, ho agito secondo coscienza». Al termine del suo intervento, la consigliera nazionale ha ricordato con voce spezzata dall’emozione quanto siano stati difficili gli ultimi nove anni.

In precedenza, anche il difensore della guardia forestale del Comune aveva chiesto l’assoluzione del proprio cliente. Il pubblico ministero rimprovera a quest’ultimo di aver valutato male il pericolo e di non aver raccomandato la chiusura dei sentieri, nonostante ricoprisse un ruolo di garante. L’avvocato del dipendente comunale respinge questa accusa, sottolineando che il suo cliente non disponeva delle competenze necessarie per prevedere delle frane.

Rischio residuo inevitabile

In linea generale, gli avvocati della difesa hanno respinto ogni responsabilità nella catastrofe e ogni competenza specifica che consentisse di prevenire la morte degli escursionisti.

A inizio giornata, anche l’avvocato di uno dei due funzionari cantonali ha criticato una «mancanza di differenziazione» nell’atto d’accusa. A suo avviso, il Comune di Bregaglia è responsabile della sicurezza dei propri sentieri escursionistici. L’Ufficio cantonale delle foreste e dei pericoli naturali avrebbe il solo compito di fornire valutazioni tecniche e non di formulare raccomandazioni.

Il difensore dell’altro funzionario cantonale ha sottolineato che nessuno degli imputati era stato in grado di prevedere la frana sul Pizzo Cengalo. Nessuno di loro è quindi responsabile di un tale rischio residuo. «Se si dovesse escludere ogni minimo rischio residuo di frana, intere regioni dei Grigioni diventerebbero inabitabili», ha sottolineato. «Cerchiamo sempre di ridurre al minimo i pericoli, ma purtroppo non esiste il rischio zero quando si tratta di pericoli naturali», ha dichiarato uno dei due imputati dell’ufficio cantonale, geologo di formazione.

IN PILLOLE

Ghiacciaio in bilico Livello d’allerta alzato

• Randa Il Comune di Randa (Vs) ha messo in guardia da un possibile crollo nei prossimi giorni del ghiacciaio sospeso sulla parete est del Weisshorn. È fondamentale rispettare le barriere di sicurezza e le disposizioni in vigore. La situazione continua a essere monitorata costantemente. A causa del forte aumento dei movimenti osservati e dell’accelerazione rilevata, lunedì il livello di allerta è stato innalzato a 3, si legge sul sito del Comune. È pertanto vietato accedere all’area delimitata fino a nuovo avviso.

• Lo studio Due terzi degli escursionisti in montagna proseguono il percorso nei tratti pericolosi nonostante la paura e l’insicurezza. Stando all’Ufficio per la prevenzione degli infortuni (Upi) sono soprattutto i più giovani e gli inesperti a sottovalutare i rischi. I punti più spesso percepiti come difficili erano quelli con pericolo di caduta (45%) e con vista vertiginosa (36%). Anche i tratti tecnicamente impegnativi (18%) e i campi innevati (17%) hanno messo alla prova alcuni escursionisti. Ciononostante, secondo l’Upi, quasi il 70% delle persone coinvolte hanno proseguito il percorso. Un senso di disagio dev’essere preso sul serio come segnale d’allarme, avverte l’Upi.

SVIZZERA / ESTERO

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