L’Iran respinge il dialogo Il Pentagono: poche armi
Teheran gela Trump. Il capo del massimo organo di sicurezza iraniano ha respinto ogni ipotesi di dialogo con gli Stati Uniti dopo che il tycoon aveva detto d’essere “aperto” al dialogo.
“Nessun colloquio finché non saranno soddisfatte le condizioni dell’Iran” ha tuonato Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo. Una tegola per Trump smentito pure in casa e niente di meno che dal Pentagono. La Difesa ha infatti messo nero su bianco che la carenza di munizioni legata alla guerra in Medio Oriente, negata a più riprese dall’amministrazione Usa, esiste. Il rapporto stima che tra il 28 febbraio e il 30 giugno, l’operazione Epic Fury sia costata circa 33,4 miliardi di dollari. Di questi, ben 22,3 sono stati spesi per le munizioni, causando “carenze nelle scorte strategiche” e rivelando “colli di bottiglia all’interno delle industrie di rifornimento”.
Dal canto suo, Teheran continua a ribadire le stesse condizioni per porre fine alla guerra: lo stop a ogni aggressione (anche nei confronti di alleati regionali come Hezbollah), il risarcimento dei danni di guerra, la revoca del blocco a Hormuz, oltre a quello delle sanzioni e lo sblocco dei beni congelati all’estero. Intanto il petrolio vola a Wall Street.
Intanto tutto il Medio Oriente è in fibrillazione per gli sviluppi yemeniti. La chiusura dello stretto di Bab el-Mandeb avrebbe conseguenze “catastrofiche”, ha messo in guardia il Qatar. Anche se gli Houthi continuano a rassicurare che “la navigazione resta sicura”, i combattimenti non si placano. E per la prima volta è scattato l’allarme perfino nel luogo più sacro dell’Islam, La Mecca.
ESTERO / SVIZZERA
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2026-09-16T07:00:00.0000000Z
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