Il Nazionale non vuole un articolo costituzionale
Camere disallineate sull’alternativa all’iniziativa Udc. Il Consiglio degli Stati decide la prossima settimana se confermare o no la sua linea soft
Di Stefano Guerra/Ats
La Camera del popolo dice una cosa scontata (no all’iniziativa targata Udc) e una che lo era un po’ meno (no al controprogetto diretto). La palla torna nel campo del Consiglio degli Stati.
Come volevasi dimostrare: il Consiglio nazionale non vuole sancire la neutralità “permanente e armata” nella Costituzione federale. L’iniziativa popolare che lo pretende (‘inventata’, a suo dire, dall’ex consigliere federale e leader carismatico dell’Udc Christoph Blocher) va pertanto respinta. A questa scontata conclusione è giunta giovedì, al termine di un dibattito iniziato la vigilia, la Camera del popolo: la proposta di modifica costituzionale è stata bocciata con 128 voti a 60 (tutti dell’Udc). Un po’ meno ovvia era la sorte di un controprogetto diretto (a livello costituzionale), che lo scorso anno il Consiglio degli Stati (spronato dal democentrista sciaffusano Hannes Germann e da alcuni ‘senatori’ del Centro, spalleggiati dal socialista ‘liberale’ zurighese Daniel Jositsch) aveva finito con l’approvare. Al Nazionale invece l’alternativa soft, invisa anche al Consiglio federale, non ha avuto i numeri: è stata affossata con 109 voti a 77 (oltre ai democentristi, 15 ‘centristi’ e 2 verdi liberali) e 2 astensioni (i ticinesi del Plr Alex Farinelli e Simone Gianini). L’iniziativa lanciata da Pro Svizzera e da esponenti dell’Udc chiede appunto di ancorare nella Costituzione il principio della neutralità “permanente e armata”. La Svizzera non potrebbe partecipare ad alcuna alleanza militare o di difesa, salvo in caso di attacco diretto. Potrebbe adottare sanzioni nei confronti di Stati belligeranti solo se queste sono decise dall’Onu. Per contro, le sarebbe vietato riprendere le sanzioni dell’Unione europea, come quelle emanate nei confronti della Russia a seguito dell’invasione dell’Ucraina.
I ‘senatori’ raccomandano il ‘no’ all’iniziativa popolare. Una maggioranza di loro condivide però l’idea di iscrivere la neutralità in una Costituzione che finora non fa che menzionare questa vacca sacra del nostro Paese, senza definirla. Da qui l’alternativa, che – rispetto all’‘originale’ – elimina il rigido corsetto che verrebbe imposto in materia di sanzioni internazionali e alleanze militari (come la cooperazione con la Nato).
‘Una camicia di forza’
E proprio la rigidità dell’iniziativa è stata al centro del dibattito al Nazionale (86 gli oratori iscritti!). La maggioranza del plenum ha messo in guardia da un’eccessiva limitazione delle opzioni di politica estera. Meglio invece non discostarsi dalla consolidata prassi in materia di neutralità. L’iniziativa “deteriorerebbe la situazione attuale” poiché “la neutralità non deve essere fine a se stessa, ma è uno strumento per garantire la sicurezza del Paese”, ha detto Damien Cottier
(Plr/Ne). Ci vuole vietare qualcosa, ci vuole impedire di adottare sanzioni, ha criticato Ueli
Schmezer (Ps/Be), aggiungendo che “non dobbiamo essere neutrali contro certe cose, dobbiamo poter dire di no”. Per Simone Gianini, il testo posto in votazione popolare rischia di trasformare uno strumento di politica estera in “una camicia di forza”. “La neutralità non è mai stata statica, è sempre stata interpretata in funzione degli interessi superiori del Paese”, ha fatto notare.
Per il ministro degli Esteri Ignazio Cassis la neutralità non è mai stata iscritta nella Costituzione proprio per non ridurre il margine di manovra del Governo, ciò che invece intende fare l’iniziativa. Essa “impedirebbe di reagire alle realtà della politica estera”, ha insistito il ticinese.
Correggere una ‘dottrina sbagliata’
I fautori dell’iniziativa auspicano invece regole chiare, non interpretazioni caso per caso. Una posizione rigorosamente neutrale proteggerebbe la Svizzera, evitandole di essere coinvolta in conflitti. Non solo: le consentirebbe pure di svolgere un ruolo di mediazione in tali conflitti.
“La neutralità è la prima linea di difesa di cui disponiamo”, ha ribattuto sull’altro fronte Erich
Hess (Udc). Il bernese ha sostenuto che le sanzioni alla Russia sono state un errore: ora tocca al popolo correggere il tiro. Sulla stessa linea Lorenzo Quadri (Lega), per il quale “l’iniziativa è indispensabile per ricostruire quello che è stato smantellato”.
Come molti altri, su entrambi i fronti, Erich Vontobel (Udc/Zh) ha evocato la credibilità della Svizzera per poter continuare a svolgere un ruolo di mediatrice. Piero Marchesi (Udc) ha affermato che nel dibattito odierno “stiamo decidendo se la Svizzera vuole rimanere la Svizzera”, per poi aggiungere che “la neutralità oggi viene applicata a seconda di chi abbiamo davanti, ma questa è politica a doppio standard, è ipocrisia”. Paolo Pamini (Udc) ha deplorato il fatto che la Svizzera abbia adottato “una dottrina sbagliata”, quella della neutralità attiva promossa dall’ex consigliera federale Micheline Calmy-Rey e ancora oggi praticata (“benché si stia cercando di cambiare direzione”).
La Svizzera deve rimanere uno “Stato indipendente e affidabile, in grado di dialogare con tutte le parti”, ha aggiunto Roger Golay (Mcg/Ge). Secondo Andreas Glarner (Udc/Ag), “essere neutrali è come essere incinta: o lo sei o non lo sei”.
Palla nel campo dei ‘senatori’
Il dossier torna sui banchi del Consiglio degli Stati: giovedì prossimo i ‘senatori’ dovranno decidere se confermare o no il loro sì (espresso con 27 voti favorevoli, 15 contrari e un’astensione) al controprogetto diretto. Poi si vedrà. Quel che è certo, è che alla fine i cittadini saranno chiamati alle urne (probabilmente in settembre). Per il ministro degli Esteri Ignazio Cassis, quasi a fine corsa in Consiglio federale (dove qualche anno fa aveva tentato di far passare il concetto di ‘neutralità cooperativa’, senza però fare breccia), sarà la prima votazione popolare: un antipasto di quella ben più ricca di implicazioni sul pacchetto di accordi con l’Ue, che dovrebbe tenersi il prossimo anno o nel 2028, dopo le elezioni federali (ottobre 2027).
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