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I No bloccano la riforma della giustizia di Meloni

Contrario il 54%. Alta affluenza (59%) per un referendum

In Italia, una valanga di No, il 54 per cento dei votanti, ha bocciato la riforma della giustizia del governo Meloni. La Costituzione non verrà cambiata. E tornano alle urne i giovani con l’affluenza che sfiora il 59 per cento. Ma è subito chiaro che la contesa è squisitamente politica.

La vittoria del No – prima sconfitta alle urne per la premier Giorgia Meloni – priva la presidente del Consiglio della sua aura di invincibilità e resta sullo sfondo il cuore tecnico della riforma: separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, due Consigli superiori della magistratura (Csm) e un’Alta Corte per giudicare i magistrati. Il campo largo coglie al balzo la vittoria e si ricompatta lanciando le Primarie.

Meloni si è spesa con tutta sé stessa. E ora che la sconfitta le scopre un tallone d’Achille, conferma quello che ha detto fin da subito: “Non me ne vado se perdo il referendum”. Come fece invece Matteo Renzi nel 2016.

A un anno dalla fine della legislatura la premier si rammarica per un’“occasione persa”, ma non arretra. “La sovranità popolare si rispetta”, si inchina con amarezza al verdetto. Come fanno anche i suoi vicepremier Antonio Tajani, leader di Forza Italia (“Ma basta toni da guerra civile”) e Matteo Salvini, leader della Lega, tiepido nel sostenere una riforma pretesa soprattutto da Forza Italia e anche fisicamente lontano (ieri era in Ungheria a sostenere Orbán). Ora si andrà avanti – certo con un altro spirito – senza abbandonare la giustizia, con il premierato e la legge elettorale, come dice il leader di Noi Moderati (Nm) Maurizio Lupi.

La premier dovrà occuparsi anche degli equilibri nella sua coalizione. Bocciata l’unica riforma costituzionale del governo (“Ne prendo atto”, dice il Guardasigilli Carlo Nordio) si pone un’ipoteca anche sul destino di esponenti del sottogoverno. Come il capo di gabinetto di Nordio Giusi Bartolozzi, che ha incendiato lo scontro politico dicendo “con la vittoria del sì ci togliamo di mezzo i magistrati”. O come il sottosegretario Andrea Delmastro, protagonista di uno spinoso caso di cronaca alla vigilia del voto. Prima il leader di Italia dei valori Matteo Renzi e subito dopo quelli di M5S Giuseppe Conte e del Pd Elly Schlein lanciano le Primarie per la leadership che ancora non c’è di un centrosinistra rimasto unito e premiato dal voto. “La riforma era dannosa e sbagliata. Ora Meloni e il governo devono riflettere, ascoltare il Paese e le vere priorità. C’è già una maggioranza alternativa al governo...”, incalza Schlein. “Interpreteremo questa nuova primavera del Paese. È un avviso di sfratto alla premier”, si impegna Conte aprendo alle Primarie. Intanto, a Napoli, i magistrati hanno brindato e cantato ‘Bella Ciao’.

ESTERO / SVIZZERA

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2026-03-24T07:00:00.0000000Z

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