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‘Senza una retromarcia noi non ci fermiamo’

Consegnate le firme contro la partecipazione dei pazienti ai costi. Boscolo: ‘Mobilitazione incredibile’. Le Gestione convoca il Consiglio di Stato

di Giacomo Agosta, Jacopo Scarinci e Andrea Manna

Una valanga di 20mila firme in cinque giorni, la maggior parte raccolte con una petizione online, e la promessa di andare avanti fino a quando «questa vergognosa misura» non sarà prima sospesa e poi cancellata definitivamente. Promette battaglia a oltranza il comitato ‘Non è colpa dei pazienti’ – un’alleanza composta da partiti, sindacati e associazioni – contro la partecipazione dei pazienti alle cure a domicilio. Una partecipazione voluta dal Gran Consiglio con il Preventivo 2026 e tradotta dal governo nel nuovo regolamento in vigore da oggi: i pazienti saranno chiamati a contribuire alle loro spese sanitarie con 50 centesimi ogni 5 minuti di prestazione fino a un massimo di 15 franchi al giorno. Le persone beneficiarie di prestazioni complementari Avs/Ai potranno in ogni caso chiedere il rimborso.

«È stato incredibile vedere tutta questa mobilitazione. È partita subito, appena arrivata la comunicazione da parte del Cantone sulla nuova misura molte persone del settore si sono attivate», afferma la deputata e segretaria politica del Ps Lisa

Boscolo dopo che le 20mila sottoscrizioni sono state depositate, tra gli applausi dei presenti, alla Cancelleria dello Stato. «Nelle aspettative più ottimistiche ipotizzavamo 10mila firme. Siamo al doppio. La sollevazione è partita dal basso, dagli utenti e dai pazienti che saranno chiamati a dover affrontare una nuova spesa importante». 450 franchi al mese anche per chi vive con poco più di 3mila franchi mensili secondo i promotori della petizione. «Continueremo a mobilitarci fino a quando non ci sarà un passo indietro, ovvero fino a quando questa misura ingiusta non sarà cancellata. Le persone potranno continuare a firmare la petizione online o farci avere i formulari ancora in circolazione».

A rilanciare è Denise Carniel, attivista per le persone con disabilità: «È giusto continuare, è giusto farlo. Non è normale colpire sempre i più deboli e spingere noi pazienti a decidere quali cure fare e quali no. Sulla salute delle persone non si gioca». Quindi una frecciata a chi in Gran Consiglio ha dato il via libera al provvedimento per chiamare alla cassa anche i pazienti, «i documenti vanno letti meglio prima di votare e bisogna capire quali. Se non lo capiscono andremo sulle tribune del parlamento, per guardare in faccia chi ha votato per metterci in difficoltà e chiedergli perché l’ha fatto».

Parla da copresidente dell’Associazione per la difesa del servizio pubblico, ma soprattutto da medico, Pietro Majno-Hurst: «Le cure a domicilio sono uno strumento utile per tutti. Mandare i pazienti al proprio domicilio è un vantaggio per tutti. Per il sistema sanitario, perché la spesa a domicilio è inferiore a quella di un ricovero, e per il paziente, che può rientrare a casa sua». Sulla stessa onda un’infermiera che ha voluto portare la voce di chi ogni giorno è attivo sul territorio. «Sempre di più i pazienti sono curati in ambulatorio e a domicilio. È la strategia che si vuole seguire a livello nazionale, ma questa decisione del Cantone va esattamente nella direzione opposta. I pazienti saranno spinti a ricorrere maggiormente ai ricoveri per evitare una spesa che non possono sostenere. Se si vuole contenere la spesa sanitaria – aggiunge – non è questa la strada da seguire. Serve una riflessione radicale, non piccoli cerotti».

La Gestione audizionerà il governo: ‘Vogliamo capire’

Intanto, anche il Gran Consiglio – che respingendo un emendamento di Ps e Pc al Preventivo 2026 ha di fatto dato il La a questa misura, anche se le cifre non erano conosciute – vuole vederci chiaro. Il presidente della commissione parlamentare della Gestione Fabrizio Sirica (Ps), infatti, alla fine della riunione afferma che «ne abbiamo discusso, era inevitabile. Sono emerse delle criticità e si sono sottolineate tutte le zone d’ombra e i dubbi sull’applicazione, sia rispetto alla copertura per i più fragili, sia per quello che riguarda l’applicazione a macchia di leopardo, con la confusione e la disparità di trattamento che ne conseguono. Anche dal punto di vista finanziario – prosegue Sirica – emergono dubbi. A fronte di questo, come commissione abbiamo deciso di convocare urgentemente il Consiglio di Stato in audizione per valutare come proseguire e come rispondere a tutti i quesiti». L’audizione avrà luogo nella prima seduta disponibile dopo le vacanze pasquali, martedì 14 aprile. Per il presidente del Plr Alessandro Speziali «il contributo è molto contestato perché, di fatto, verosimilmente aggraverà i costi della salute che già pesano parecchio. E anche noi vogliamo approfondire meglio la misura, capirne gli effetti concreti: se l’obiettivo è cercare di fermare l’esplosione del numero di prestazioni, che ogni tanto diventa uno sperpero, dall’altra si tratta di un aggravio per le persone più in difficoltà. Per questo dobbiamo capire i veri contorni della misura». Non c’è più di tanto biasimo verso il governo, però... «Il Consiglio di Stato quando presenta i conti preventivi fa un discorso complessivo e generale, dopodiché quando i messaggi arrivano in parlamento e le decisioni vengono concretizzate ecco che gli effetti reali emergono. Non si tratta di essere fatalisti ora, ma capire le conseguenze ed eventualmente porre dei correttivi».

Secco anche il presidente del Centro Fiorenzo Dadò: «Abbiamo chiesto di poter sentire il Consiglio di Stato e capire dove vanno a incidere queste misure, perché finora se ne sono sentite di ogni, ma esattamente non l’ha capito nessuno». Però il consigliere di Stato coinvolto è Raffaele De Rosa, che è del Centro... «Noi non abbiamo alcuna intenzione di colpire le persone con particolari difficoltà – replica Dadò –, se ci saranno correttivi da porre saremo sicuramente della partita».

Dal canto suo il capogruppo socialista Ivo Durisch ritiene che il risparmio netto di mezzo milione, derivante dalla misura, sia «non verificabile e potenzialmente sovrastimato». E questo alla luce «dell’esperienza empirica del 2016, di una stima basata su dati statistici e dell’assenza di una descrizione metodologica nel messaggio governativo». Da qui l’invito ai colleghi della Gestione «a sostenere», anche per questo motivo, «la richiesta rivolta al Consiglio di Stato di sospensione dell’implementazione della misura». Durisch solleva dunque dubbi anche sulle cifre fornite a suo tempo dal governo ipotizzando addirittura una perdita intorno ai 3 milioni. Da ricordare che il deputato del Ps è autore di una mozione con cui invita il governo a congelare la misura e a verificare, tramite uno studio, il suo impatto. Nel frattempo la Divisione dell’azione sociale e delle famiglie (Dipartimento sanità e socialità) ha formulato e posto in consultazione le Direttive sulla partecipazione dell’utente alle spese di cura a domicilio. Nel documento vi si legge fra l’altro che: “Il mancato incasso di ricavi da fatturazione all’utente riconducibile a un comportamento negligente del Servizio o dell’operatore non dà diritto a un adeguamento del contributo”. Non solo: “Un’applicazione della partecipazione dell’utente non conforme a quanto previsto dalla legislazione in vigore (art. 30 Lacd) e dalla presente direttiva è di regola motivo di annullamento del contratto di prestazione”.

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2026-04-01T07:00:00.0000000Z

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