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Orbán, l’ora della verità

Le parole di sostegno sono quelle di sempre. A cambiare, questa volta, è il peso del momento. Donald Trump si spende per Viktor Orbán – l’“amico”, il “leader forte”, colui che “ha protetto la sua nazione” – con un messaggio aperto agli ungheresi su Truth: “Votatelo”. Il premier ungherese ha ringraziato, passando all’attacco. Non accetta la narrazione che lo dipinge come il regista dei brogli e ribalta le accuse alla vigilia del weekend elettorale ungherese. “L’opposizione complotta con servizi di intelligence stranieri”, ha accusato Orbán con il dito puntato al rivale Peter Magyar, denunciando “minacce di violenza”, “accuse di brogli inventate” e tentativi di influenzare lo spoglio. Un messaggio che tradisce la difficoltà davanti a sondaggi che – per la prima volta dopo 16 anni di governo ininterrotto – lo vedono perdere la leadership. “Un’Ungheria umana e pacifica è la risposta a un potere vile, violento e impaurito”, ha rilanciato Magyar, in testa nei sondaggi (l’ultimo lo accredita al 38%) pur con l’incognita degli indecisi e, soprattutto, della difficile corsa alla maggioranza dei due terzi.

ESTERO / SVIZZERA

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2026-04-11T07:00:00.0000000Z

2026-04-11T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281552297424753

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